In questa sezione abbiamo deciso di soffermarci su una disanima semplice e chiara del sistema educativo ed intellettuale, le sue potenzialità e i suoi sviluppi. Affrontare questa tematica significa riflettere “sue costrutti basilari di anteriorità, attualità e posteriorità” di tutta la nostra società. L’organizzazione, la percezione, il sistema di valori soggiace alla capacità di diffusione di informazioni, peculiarità, nozioni e formazioni caratteriali. In breve tutto quello che siamo è una formazione di tipo culturale che soggiace alla realtà intesa come “sistema semantico di disarticolazione”. Scrive Gramsci:

una massa umana non si «distingue» e non diventa indipendente «per sé» senza orga-


nizzarsi (in senso lato) e non c’è organizzazione senza intellettuali, cioè senza organiz-

zatori e dirigenti, cioè senza che l’aspetto teorico del nesso teoria-pratica si distingua

concretamente in uno strato di persone «specializzate» nell’elaborazione concettuale e

filosofica. Ma questo processo di creazione degli intellettuali è lungo, difficile, pieno di

contraddizioni, di avanzate e di ritirate, di sbandamenti e di raggruppamenti, in cui la

«fedeltà» della massa […] è messa talvolta a dura prova. Il processo di sviluppo è legato

a una dialettica intellettuali-massa; lo strato degli intellettuali si sviluppa quantitativa-

mente e qualitativamente, ma ogni sbalzo verso una nuova «ampiezza» e complessità

dello strato degli intellettuali è legato a un movimento analogo della massa di semplici,

che si innalza verso livelli superiori di cultura e allarga simultaneamente la sua cerchia

di influenza […]

Dalle precedenti parole di Lucacs abbiamo costatato il tipo di collettivismo che la cognizione umanistica, basandosi sulla discrezionalità, propone. Attraverso l’analisi del lavoro abbiamo istaurato dei parametri in cui si sviluppa l’alienazione e che è il problema principale della struttura capitalistica. Questi due frammenti in sostanza ci fanno intuire la necessità mille volte ripetuta di uno sviluppo personale dell’individuo.

L’uomo realizza se stesso come uomo solo realizzando la natura, adattandola secondo le sue capacità, e diventando creatore di cultura, di civiltà. … Se il lavoro – o l’educazione – determina l’uomo in modo marginale, l’uomo primitivo è ancora solo un Homo faber, difficilmente distinguibile dall’animale. Il suo lavoro è un’assimilazione alla natura, una trasformazione della natura per soddisfare le sue necessità vitali, proprio come l’attività animale. Al limite in cui egli agisce sulla natura per soddisfare le sue necessità vitali, proprio come l’attività animale. Al limite in cui egli agisce sulla natura e l’umanizza, l’uomo agisce “sulla propria natura” e l’umanizza allo stesso tempo. L’Homo faber diventa Homo sapiens; egli introduce coscienza e libertà” e sentimenti artistici nel proprio lavoro. Così facendo, egli si distingue dall’animale

La capacità di poter razionalizzare nella propria mente il lavoro ancora prima di realizzarlo diviene prerogativa per una definizione di uomo. Ma non sempre questo avviene e l’impostazione del sistema industriale nega all’uomo questa prerogativa. Ma esiste innanzitutto il problema di uno sviluppo individuale che permetta che questa facoltà dell’uomo vengano sfruttata a pieno. Questo viene demandato all’educazione ed all’apparato intellettuale della società che ha “valore pregnante” nel “sistema di valori comuni” o nella sua assenza. Nel passo che seguirà c’è un riferimento implicito al folclore ma non in senso antropologico, il cuo fascino e la cui incisività culturale devono essere tutelate, ma nel senso specifico di un nichilismo qualunquista che affronta i problemi e la cittadinanza attiva con marginalità e superficialità. Questo penso sia il vero senso delle parole di Gramsci approcciandosi a riflettere sulla modifica della cultura popolare.

Conoscere il «folclore» significa pertanto per l’insegnante conoscere quali altre conce-

zioni del mondo e della vita lavorano di fatto alla formazione intellettuale e morale del-

le generazioni più giovani per estirparle e sostituirle con concezioni ritenute superiori.

[…] Solo così l’insegnamento sarà più efficiente e determinerà realmente la nascita di

una nuova cultura nelle grandi masse popolari, cioè sparirà il distacco tra cultura mo-

derna e cultura popolare o folclore. Un’attività di questo genere, fatta in profondità,

corrisponderebbe nel piano intellettuale a ciò che è stata la Riforma nei paesi prote-

stanti

Intrinsecamente e involontariamente questo testo conferma un’emancipazione dell’uomo legata ad una “fase borghese” almeno a livello culturale. Ed ancora involontariamente qui avviene un distacco d’intenti con il materialismo storico e il concetto di proletario proprio perché legati alla necessità. Gramsci slega questi vincoli del marxismo e postula una rieducazione delle masse popolari tramite l’allontamento di forme nichilistiche e passive. Questo ovviamente non si può ottenere mantenendo tema cardine la necessità quando associando il discorso a metodologie intellettuali e speculative. Ma se si mantengono selettive e astratte sarebbero parzialmente inutili al fine socialista per questo il programma socialista è un “emancipazione globale dell’uomo e delle masse” – senza prevaricazione dell’una sull’altra. Riprende allora Gramsci:

Si può dire a proposito della filosofia del marxismo ciò che la Luxemburg dice a pro-

posito dell’economia: nel periodo romantico della lotta, dello Sturm und Drang popo-

lare, si appunta tutto l’interesse sulle armi più immediate, sui problemi di tattica politi-

ca. Ma dal momento che esiste un nuovo tipo di Stato, nasce concretamente il problema

di una nuova civiltà e quindi la necessità di elaborare le concezioni più generali, le armi

più raffinate e decisive.

“L’umanesimo non è solo uno stadio attraversato da Marx durante il suo viaggio alla scoperta dell’ “economia scientifica” o della “vera politica rivoluzionaria”. La filosofia umanista è il vero fondamento dell’unità integrale della teoria marxista che non può essere suddivisa in “economia”, “politica”, “sociologia” né tanto meno identificata nella creazione monolitica stalinista.” In merito ai beni di produzione, infatti, Marx paleserà le sue radici umaniste: “solo uomini liberamente associati possono spogliare la merce del suo aspetto di feticcio.

Questo però può avvenire solo attraverso una segmetazione industiale e il prolificare di microimprese sul modello Olivetti, di cui si è detto. Tornando ora al patrimonio educativo di base che interviente per uno sviluppo attivo dell’individuo, possiamo innanzitutto definire il termine umanesimo

Per umanesimo io intendo una filosofia che tenti di risolvere tutti i problemi filosofici nella prospettiva dell’uomo, che comprenda non solo i problemi antropologici, come quelli inerenti alla natura umana, l’alienazione, la libertà, ecc. ma anche tutti i problemi ontologici, epistemologici e assiologici. Un ontologia umanista è una teoria filosofica degli oggetti del mondo umano, i cui limiti dovrebbere essere costituiti da tutte le specie di attività umane …Un epistemologia umanista è una teoria del sapere umano. La logica umanista indagherebbe, oltre la logica formale o scientifica, sulle generali condizioni di validità di un modo di pensare che è espresso in un linguaggio realmente umano e che opera con vaghi concetti e con affermazioni incomplete. Un’assiologia umanista è una teoria dei valori concreti, dati storicamente e variabili, non di certo ideali e norme assolute e trascendentali.

Queste tre nozioni definiscono la piattaforma di base della crescita umana discrezionale. Il loro sviluppo determina l’emancipazione dell’uomo dallo stato di “necessità intellettuale”. Un avanzamento di questo tipo, creando valori differenti, abraderebbe il portato capitalistico delle classi sociali attraverso una generale autosussistenza del sistema. Le contraddizione essenziali dell’uomo attuale è un sovrapporsi del concetto di bisogno con quello di potere d’acquisto in un sorta di gabbia metodica che prescinde dall’uomo. Proprio per questo, come accennato, “l’abolizione delle classi presuppone un livello di produzione in cui l’appropriazione dei prodotto e dei mezzi di produzione, e con essi dei poteri politici, del monopolio dell’istruzione … da parte di una determinata classe non sarà solo superflua , ma sarà un ostacolo al progresso economico, politico e intellettuale”. Ma come avviene realmente questo processo su impianto educativo? Innanzitutto mantenendo un scuola pubblica e in nessun caso permettendo una aggravarsi della situazione di questa “fabbrica della cultura”. Il peggioramente non è solo di tipo qualitativo ma anche di tipo economico: aumento delle rette, cultura da impresa canalizzata casisticamente etc. In secondo luogo permettendo attraverso orari scolastici innovativi, già dalle scuole primarie, la possibilità di ricevere nozioni e sviluppare la propria discrezionalità critica preparandosi un’entrata “attiva e adeguata nella società”. Questo non può essere un’eccezione individuale ma un regola in beneficio della collettività. Riabilitazione delle materie artistiche e scientifiche in nozioni elementari fin dalle scuole primarie. Permettere il potenziale accesso universitario a tutti i strati sociali sarebbe un grande traguardo ma non perseguibile in queste condizione senza decadenza in un “Università-Fabbrica di massa”. Dovrebbe avvenire un diverso approccio metodico che equilibri in livello quantitativo e qualitativo: il fine ultimo delle richieste umaniste e socialiste.

Francesco Rotondo