Tre giovani siciliani, Paolo Capasso, Antonella Barbera e Fabio Leone, hanno inviato un cannolo alla ricotta nello spazio. Proprio così, l’hanno spedito dritto ai confini della stratosfera con un pallone sonda riempito di gas elio. Il cannolo è stato realizzato in fimo, precisano i tre giovani, ed aveva anche una ciliegina sopra. La “nave spaziale”, costruita con materiali riciclati, è stata chiamata, naturalmente, “Cannolo Transporter”.
Il pallone è decollato a Rocca di Cerere, nell’Ennese, il giorno 2 del mese di febbraio alle 8,20 del mattino, dopo avere ottenuto l’autorizzazione dell’Enac, l’Enav e il 41° Stormo di Sigonella. Rocca di Cerere non è una base di lancio, ma un luogo ameno e adatto. La “Cannolo Transporter” ha raggiunto la quota di 30 mila metri, poi è esploso a causa dell’assenza di pressione atmosferica, consentendo – scrivono Paolo Capasso, Antonella La Barbera e Fabio Leone – all’astronave di planare grazie a un paracadute in contrada Bompietro nelle montagne dell’entroterra siciliano.
La performance dei siciliani è stata raccontata da Rai News.
“Un esperimento perfettamente riuscito, fra scienza e ironia”, sottolineano i tre giovani. Ed hanno perfettamente ragione. L’impresa, infatti, oltre che inviare un pallone sonda nella stratosfera e sperimentare con successo la loro abilità, sdogana il cannolo da un pregiudizio cui le vicende politiche siciliane l’avevano relegato. Una guantiera di cannoli, infatti, era arrivata a Palazzo d’Orleans dopo la condanna in primo grado subita dal presidente della Regione pro tempore, Totò Cuffaro. Nell’intenzione di chi l’aveva richiesta, e all’insaputa di Cuffaro, si sarebbe dovuto festeggiare lo scampato pericolo, l’assoluzione di un reato più pesante. A causa di questo episodio, il cannolo – incolpevole – è diventato così simbolo di una Sicilia da dimenticare. Il suo lancio nello spazio ha fatto giustizia.
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