Il 15 settembre prossimo chiuderà i battenti la sede distaccata di Riscossione Sicilia a Gela. E’ una decisione assunta dal consiglio di amministrazione che è in maggioranza composto da membri nominati dalla Regione siciliana, in linea con le quote sociali. Non avrebbero potuto scegliere un momento peggiore gli amministratori di Riscossione Sicilia.
Gela, e il suo capoluogo, Caltanissetta, vivono il day after dellla consultazione popolare con la quale i cittadini di Gela, a stragrande maggioranza (36 per cento degli eventi diritto, quasi un plebiscito fra i votanti), hanno scelto di aderire al Consorzio di comuni di Catania, e di abbandonare, dunque, Caltanissetta. Un episodio senza precedenti, perchè l’antica conflittualita’ fra i due centri dell’ex provincia e’ stata per cosi’ dire ratificata dal voto popolare.
Il sindaco di Gela, Angelo Fasulo, ha invitato Riscossione Sicilia a ritornare sulle proprie decisioni, offrendo dei locali comunali per gli uffici ed abbattendo in questo modo i costi di esercizio. Ma, a quanto pare, non sarebbe bastato per fare cambiare idea agli amministratori dell societa’. Gli sportelli, a meno di una retromarcia dell’ultima ora, verranno hiusi ed i cittadini del comprensorio (Gela, Niscemi e Butera), dovranno recarsi a Caltanissetta (84 chilometri) per il disbrigo di pratiche e questioni riguardanti la riscossione.
Giulio Cordaro, commercialista e pubblicista, ha osservato, in una accorata denuncia, che la chiusura della sede distaccata non è solo una “punizione” per i contribuenti del comprensorio, ma anche una disobbedienza clamorosa degli amministratori di Riscossione Sicilia, che non si attengono, eliminando gli sportelli di Gela, alla legge di stabilità regionale, approvata dall’Ars, secondo la quale le sedi distaccate non avrebbero dovuto essere cancellate.
Cordaro invita a riflettere sul paradosso che l’episodio propone: una societa’ gestita a maggioranza dalla Regione siciliana non rispetterebbe le norme regionali.
C’è poi l’altro aspetto della questione, che riguarda il contenzioso fra il sud dell’ex provincia e il capoluogo, la voglia di autonomia di gela e dintorni. Il conflitto non nasce da mero campanilismo, almeno non soltanto da questo, ma anche dall’assenza di servizi di prima necessita’, che obbligano i glesi a farsi 160 chilometri per ottemperare ai loro doveri di cittadini, contribuenti e non. Cordaro fa notare, a proposito della riscossione dei tributi, che il bacino dei contribuenti di Gela e del comprensorio, è ben piu’ ampio di quello nisseno. “Dovrebbe essere l’ufficio nisseno, dunque, a chiudere battenti, se proprio vogliono tagliare….”
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