agricoltura biologicaPrima Crocetta, poi il ministro Martina. Nel frattempo una manifestazione unitaria con sfilata di mezzi agricoli domenica prossima a Caltagirone, simbolicamente nel giorno delle Palme e nel comune di don Sturzo, il territorio con la superficie più estesa in ettari.

Un calendario fitto di appuntamenti per dire no all’Imu agricola varata dal governo Renzi alla vigilia di Expo2015, che metterà in vetrina le eccellenze alimentari dell’Italia, proprio mentre il comparto si va lentamente spegnendo, oppresso dalla crisi economica, dalle misure stringenti dell’import e dell’export e da sempre maggiori controlli di qualità che richiedono strumenti e attrezzature all’avanguardia per garantire la tutela dei consumatori finali.


Stamattina trattori spenti davanti al consorzio agricolo di Catania per la prima di una lunga serie di proteste degli imprenditori agricoli siciliani che non si rassegnano alla misura che loro stessi giudicano iniqua per come è stata concepita. Il tempo per fermare tutto o per rimodulare la misura fiscale c’è, come spiegano le stesse associazioni riunite sotto la sigla Agrinsieme (Giovanni Selvaggi di Confagricoltura, Giuseppe Giansiracusa della Lega delle cooperative, Gaetano Mancini di Confcooperative, Silvana Strano di Agci, e Giuseppe di Silvestro della Cia), che sta lavorando per raccogliere tutti gli elementi utili per avanzare ricorso al Tar con lo scopo di disapplicare il dispositivo e richiedere la sospensiva della legge.

“Una tassa assurda, ingiusta ed improponibile che gli agricoltori non possono pagare e non devono pagare – spiegano – Per questo la mobilitazione continua, per evitare che l’agricoltura subisca un tracollo senza precedenti, con il rischio di abbandono delle campagne e quindi a rischio di dissesto idrogeologico, con il rischio di una contrazione degli investimenti in primo luogo dei giovani imprenditori, ed una ricaduta negativa sui consumi con grave danno sull’economia del Paese”. La misura fiscale del governo Renzi salva le zone montane e penalizza soprattutto il Sud.

“L’Imu in molti casi è superiore al reddito stesso generato dalla campagna”. Per comprendere il disagio basta solo qualche esempio. “Un ettaro di Brunello di Montalcino o di meleto del trentino il cui valore reale va dai 600 ai 700 mila euro, genera un reddito importante, ma non paga neanche un euro di Imu in quanto è ubicato  in zona montana – sottolineano i coordinatori di Agrinsieme – Un ettaro di agrumeto nella piana di Catania per lo Stato vale 80/90 mila euro quando in realtà non supera sul mercato reale i 30/35 mila. Se poi alla svalutazione si aggiungono anche le fitopatie come quella della Tristeza, che di recente ha compito i raccolti, i conti sono presto fatti”.

Adesso gli agricoltori fanno appello al presidente della Regione, Rosario Crocetta, “per mettere in campo tutte le forze utili per valutare i meccanismi giuridici in grado di impugnare la legge e ricorrere alla sua incostituzionalità, sostenendo  il riconoscimento dell’insularità e chiedere l’esonero del pagamento Imu”.

Nel frattempo si invitano “i sindaci e la loro rappresentanza (Anci) a ricorrere in commissione Tributaria e prevedere comunque nei loro bilanci di previsione – in quanto obbligati – l’aliquota minima prevista dalla legge”. E ancora “l’immediata costituzione del tavolo sulla fiscalità in agricoltura così come da emendamento approvato, per trovare soluzioni necessarie al settore all’interno di questo strumento”. Infine, la “revisione di tutta la normativa e del catasto terreni che oggi genera un’imposta superiore di tre/quattro volte il valore reale di mercato dell’immobile”.

Twitter: @LucaCiliberti