orleans Non c’è ancora una data per l’inizio dei lavori di costruzione della bretella che servirà a collegare i due tronconi dell’autostrada A19 interrotti dal cedimento, avvenuto il 10 aprile scorso, di alcuni piloni del viadotto Himera.

Per aprire i cantieri (anche quello che dovrà demilire il viadotto e ricostruirlo) si era detto che bastava la dichiarazione di stato di emergenza da parte del Consiglio dei ministri, provvedimento arrivato ieri, per consentire all’Anas di appaltare i lavori in 20 giorni, contro i circa 120 della procedura ordinaria.


Serve, però, anche un’intesa tra il governo nazionale e quello regionale per la nomina di un commissario. Ma l’intesa non sarebbe stata ancora raggiunta.

Insomma, un’emergenza che rischia di diventare uno scandalo nello scandalo, visto che, indifferenti i disagi subiti dai siciliani, si continua a perdere tempo. E l’aspetto ancor più grave è che a farne le spese non sono solo i pendolari o chi per esigenze personali deve raggiungere la zona orientale dell’isola o viceversa. L’interruzione dell’autostrada sta mettendo in ginocchio varie tipologie di lavoratori già messe a dura prova dalla crisi che in Sicilia ha ripercussioni decisamente più pesanti rispetto ad altre regioni d’Italia. Su tutte le aziende agricole e le società di autotrasporti. E comincia a farsi drammatico il numero di attività a rischio fallimento per via della nuova, forzata viabilità.

Il caso più emblematico è quello di un’area di servizio a pochi chilometri dal crollo del viadotto che è stata costretta a chiudere i battenti poiché non transitano più veicoli. Un arrivederci, che intanto ha gettato nello sconforto le famiglie di chi vi lavorava. Un arrivederci, sì, ma chissà a quando, visto che beghe e capricci per la scelta di un commissario sembrano più importanti della vita dei cittadini.