“La risposta degli agrigentini c’è stata. Eccome. Una grande mobilitazione, ma la spinta e l’impegno non possono e non debbono esaurirsi con la marcia di ieri sera”. Il segretario regionale della Cna, Piero Giglione, che non ha voluto mancare all’appello del Cardinale Montenegro, offre massima disponibilità per avviare una concreta azione nei confronti del nuovo governo della Sicilia che sta per nascere. Giglione, accompagnato dal presidente della sede cittadina, Emanuele Farruggia, e da un gruppo di artigiani e imprenditori, ha partecipato alla fiaccolata silenziosa per esprimere vicinanza alla Chiesa, alle famiglie, ma anche per stare al fianco delle attività produttive, che operano in via XXV Aprile, alle prese con il disagio e con il rischio di dover chiudere i battenti a causa dello scivolamento del colle sui cui sorge la Cattedrale di San Gerlando. “Abbiamo registrato la preoccupazione e la disperazione degli operatori economici – aggiunge Giglione – di fronte alla paventata ipotesi di lasciare le sedi di lavoro. Assieme al presidente cittadino Farruggia e al presidente provinciale Randisi, ci faremo promotori di un incontro con i titolari per condividere un percorso comune che possa scongiurare il pericolo di sgombero delle attività. E il nostro fattivo contributo, che vedrà coinvolto anche il nostro presidente regionale Battiato – conclude il segretario della Cna Sicilia – sarà aperto a tutte le forze, enti e associazioni che vorranno adoperarsi a supporto degli eventuali interventi, di natura istituzionale ed ecclesiale, destinati ad individuare una positiva soluzione al delicato e complesso problema”.
La Uil provinciale di Agrigento con Gero Acquisto, dopo la partecipazione dell’organizzazione sindacale assieme a migliaia di cittadini per la marcia pro Cattedrale e costone a forte rischio dichiara:
“Ieri sera si è levato, dalla tantissima gente che ha marciato, un messaggio ossimorico: il rumore del silenzio. Speriamo tutti che abbia penetrato le coscienze e gli animi dei politici di ogni ordine e grado. Dopo 6 anni e mezzo ribadiamo le parole del Cardinale Montenegro: ognuno deve prendersi delle responsabilità in fretta e senza ulteriori rimpallamenti.
Gli agrigentini hanno dimostrato che sono stanchi di passerelle e fumo da parte di tutti politici, burocrati e il seguito di esibizionismi di questo o quello per mettere bandierine sulla Cattedrale che oggi è tale e quale al 2011.
Adesso alla stessa stregua della Cattedrale che è solo la punta dell’iceberg di un immobilismo che si riverbera nel deficit viario e infrastrutturale si parli di meno e si dia seguito ai finanziamenti, ai progetti e alla chiusura delle opere, perché purtroppo più che costruire nel nostro territorio c’è da ricostruire e manutenere beni a rischio crollo con la chiusura di pezzi importanti delle nostre città che sono l’animo, l’identità e lo specchio dell’intera comunità”.


















