Ci sarebbero carte, o meglio alcuni block notes in mano agli investigatori che hanno svolto l’inchiesta che ha portato l’imprenditore agrigentino, Fabrizio La Gaipa, 42 anni, agli arresti domiciliari, per l’ipotesi di reato di estorsione. La Gaipa avrebbe “costretto” i dipendenti a restituire parte di quanto percepito in busta paga con la ventilata minaccia di licenziamenti.

Secondo quanto ricostruito, anche in base alle a quanto dichiarato dai dipendenti che hanno deciso di rivolgersi alla polizia, questi ultimi avrebbero percepito una paga oraria di 5 euro l’ora per l’attività prestata. A prescindere dal contratto nazionale di lavoro e dalla somma indicata in busta paga.


“Alla fine del mese – ha dichiarato uno degli ex dipendenti – i fratelli La Gaipa calcolavano l’ammontare effettivo della mia remunerazione”. Dunque, ore prestate per 5 euro di retribuzione il totale era quanto dato in pagamento ai dipendenti.

Sembra che tutto il resto, tredicesima, quattordicesima, tfr, e persino gli 80 euro dati da Renzi, dovesse venire restituito.

Sembra che per quanto riguarda l’orario di ingresso e di uscita dei dipendenti questo venisse registrato su un registro cartaceo.
Si terrà sabato prossimo, 18 novembre, l’interrogatorio di garanzia di Fabrizio La Gaipa, l’imprenditore agrigentino di 42 anni, candidato con il M5S alle scorse regionali e primo dei non eletti, arrestato all’alba di ieri con l’accusa di estorsione. La Gaipa, proprietario e gestore di un noto albergo ad Agrigento, l’hotel “Costazzurra Museum&Spa”, è finito agli arresti domiciliari perché accusato da due dipendenti di avere costretto i lavoratori a firmare false buste paga. La Gaipa pretendeva, secondo l’accusa rappresentata dal Procuratore Luigi Patronaggio, che gli venissero restituiti Tfr, indennità e tredicesima, “pure gli 80 euro di Renzi”, diceva. Indagato anche il fratello di La Gaipa, Salvatore, 46 anni, a cui è stato imposto il divieto di dimora in città.
Il collegio dei probiviri del Movimento 5 Stelle, ieri pomeriggio, ha disposto la “sospensione in via cautelare dell’iscritto Fabrizio La Gaipa, visti gli articoli 4 e 5 del regolamento”, come reso noto dai probiviri Nunzia Catalfo, Riccardo Fraccaro e Paola Carinelli.
Mentre da Washington Luigi Di Maio si è limitato a dire: “La Gaipa si è messo fuori da solo con quello che ha fatto”. “Noi abbiamo agito subito, a differenza degli altri”, ha aggiunto il vicepresidente della Camera, ricordando che “il governo Musumeci in Sicilia si regge su un deputato che è stato arrestato. La Gaipa – ha precisato – non è un eletto e “non è un portatore di voti”.
“Di Maio non può lavarsene le mani, dicendo che il loro candidato arrestato si è messo da solo fuori dal M5S. Troppo comodo così”. Lo ha detto all’Adnkronos Luigi Genovese, 21 anni, neo deputato regionale siciliano di Forza Italia, commentando l’arresto per estorsione di Fabrizio La Gaipa, il candidato primo dei non eletti del M5S ad Agrigento. Luigi Genovese, figlio di Francantonio Genovese, il deputato Fi ed ex Pd, condannato di recente a undici anni di reclusione per la vicenda della Formazione professionale in Sicilia, è stato duramente criticato durante tutta la campagna elettorale dal M5S, inserito tra gli ‘impresentabili’, in quanto figlio di Francantonio Genovese. “Di Maio ha scaricato subito Fabrizio La Gaipa dicendo che non rappresenta il movimento, però intanto gli oltre 4mila voti che l’arrestato ha avuto gli hanno permesso di avere un secondo deputato ad Agrigento”, ha aggiunto ancora il giovane deputato. “Il M5S ha incentrato tutta la sua campagna elettorale sui cosiddetti impresentabili – dice ancora Genovese junior – ma io resto garantista. Sarà la magistratura a chiarire quanto accaduto ad Agrigento”.