Si è svolta a Palermo nel teatro Santa Cecilia, pieno con alcune centinaia di persone, la manifestazione dei partigiani Dem “Non cambiamo partito, cambiamo il partito”.

I “ribelli” del Pd siciliano, in rotta con la corrente renziana si sono riuniti per dare voce al malessere di tanti esponenti Dem dei vari territori.


All’ assemblea era presente anche il segretario regionale Pd Fausto Raciti. Il responsabile organizzativo del Pd siciliano, Antonio Rubino, tra i leader dei partigiani dem, nel suo intervento ha posto l’accento sul “rapporto con Sicilia Futura” di Totò Cardinale “ormai un serio problema politico”.

E parla di “becero trasformismo” e di decisioni prese “dall’alto senza curarsi di ciò che esprime il partito sul territorio”.

Sul palco anche una panca da birra. “È una di quelle panche che per tanti anni hanno arredato le ville durante le ‘Feste de l’Unità’ – osserva – ed erano così libere, disordinate, anche un po’ sporchine, perché dietro al lavoro di tanti c’era solo passione e senso di militanza. La manifestazione di oggi è nata da questo, senza avere ‘dietro nessuno’, se non il lavoro di tanti. Ora come allora, con rabbia e con amore”.

Tra i partecipanti all’iniziativa anche l’ex deputato regionale Concetta Raia. “Il 18 gennaio Renzi viene a Caltagirone per un’iniziativa legata a Don Sturzo. In quella occasione disse che sotto il simbolo del PD non ci sarebbe stato il suo nome, e siccome è un partito plurale avrebbe cercato di dare rappresentanza a tutte le sue anime. Non ha fatto nulla di tutto ciò. Il PD che ha scelto Renzi sta scritto nelle liste presentate. Mi dispiace, noi vogliamo un’altra cosa: il Partito Democratico deve tornare ad essere il partito che rappresenta tutti, non solo alcuni. Dobbiamo far tornare la passione: non possiamo considerarlo esclusivamente un comitato elettorale”.

All’iniziativa parla anche il deputato regionale siracusano Giovanni Cafeo. “Abbiamo perso tante opportunità – spiega – di errori ne abbiamo fatti tanti. Credo più di ieri nel progetto del partito democratico: abbiamo perso la cognizione di rappresentarlo, abbiamo perso il piacere di stare in mezzo alla gente. La cosa più grave è che alle ultime regionali il nostro simbolo non è stato votato. Per tornare a essere credibile, deve essere inclusivo, deve attrarre forze nuove. La cosa più grave è che la nostra giovane classe dirigente non è presente in nessuna lista, e questo è ciò che più mi rammarica”.