Il tanto agognato rilancio della Sicilia passa anche attraverso la sua innovazione tecnologica nelle imprese. Nella nostra isola però, le piccole aziende sono meno tecnologiche rispetto alla media nazionale. L’utilizzo dei sistemi informatici nei processi produttivi e gestionali, necessita di un ulteriore incremento.

In Sicilia, soltanto poco più della metà delle aziende, ovvero il 57,4% utilizza software per la produttività individuale (il dato nazionale è del 62,1%), e il 32,4% delle imprese si serve di sistemi automatici di condivisione delle informazioni tra le diverse funzioni aziendali (nel territorio nazionale dato medio del 34,7%).


In buona sostanza, le potenzialità legate all’utilizzo di internet sono sfruttate poco e male. Se infatti ormai gran parte delle imprese utilizza l’e-mail come canale di comunicazione (86,8%), è altrettanto vero che solo il 50% delle aziende ha un proprio sito internet e che la pubblicità online riguarda il 40% delle realtà produttive.
Inoltre, utilizzano la connessione a banda larga solo il 55,8% delle piccole imprese siciliane, contro il 60,2% del dato nazionale.

Sono i dati contenuti nel 9° Rapporto Piccole Imprese UniCredit, che in questa edizione ha per titolo “Sfide e opportunità della digitalizzazione”, di cui oggi sono stati resi noti i dati relativi alle aziende siciliane.

La Sicilia dunque deve ancora farsi conquistare da internet, evidenza valida anche – come dimostrano i dati – nel mondo produttivo e aziendale, nonostante l’informatizzazione e digitalizzazione siano le vere chiavi di volta per raggiungere i mercati esteri e consolidare la propria posizione competitiva.

Lo conferma anche Giovanni Chelo, Regional Manager Sicilia di UniCredit: “Nell’attuale congiuntura economica – dichiara è fondamentale per le piccole e medie imprese investire in nuove tecnologie e digitalizzazione per sviluppare un business di successo e proiettarsi più facilmente all’estero. Le nuove tecnologie hanno il grande pregio di abbattere distanze e barriere commerciali, allargando gli orizzonti anche a mercati altrimenti difficili da raggiungere. E ciò è ancor più vero per una regione come la Sicilia. Le nostre imprese devono quindi cogliere le opportunità derivanti dall’innovazione tecnologica per riattivare un circolo virtuoso fatto di nuova imprenditoria, nuove opportunità commerciali e crescita occupazionale”.

Per invertire questa tendenza alla ‘arretratezza’, quasi una sorta di ‘diffidenza tecnologica’, servirà ancora molto tempo: dall’analisi della spesa in tecnologie dell’informazione e della comunicazione dichiarata dalle imprese siciliane, risulta che quasi la metà non ha effettuato investimenti in questo ambito (46,6%).

Il Rapporto UniCredit evidenzia poi come in Italia l’e-commerce sia ancora poco diffuso, anche se va rilevato che ha un ruolo maggiore tra le piccole imprese rispetto a quelle medio-grandi. In particolare, mentre nelle piccole imprese italiane in media il 19,1% delle vendite totali sono realizzate online, è proprio sulla rete che il 20,3% del fatturato delle piccole imprese si concretizza.

I fattori che ostacolano l’espansione dell’e-commerce sono molteplici, basti citare quelli culturali, infrastrutturali e tecnici. In Sicilia, gli imprenditori intervistati mostrano di percepire come ostacolo principale alla diffusione del commercio elettronico la necessità di un rapporto diretto con la clientela (50,9%), seguita dall’incertezza sull’identità della controparte (47,1%) e dalla scarsa garanzia di sicurezza in rete (42,3%).

Nel nostro Paese, tra l’altro, il digital divide (inteso come gap causato da diverse possibilità di accesso alle infrastrutture digitali e da differenti capacità d’uso del canale Internet e dei servizi veicolati), è presente in tutte le aree geografiche, è ben lungi dall’essere superato.

Secondo una ricerca del Boston Consulting Group, l’indice di intensità digitale della Sicilia è pari a 60, inferiore al dato nazionale (63) e a quello dei Paesi OCSE (100), mentre, secondo l’Istat, in Sicilia le imprese che usano la banda larga sono 81 su 100, quasi in linea con la media italiana.

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