Cari amici internauti lettori di canicattiweb.com, innanzitutto vorrei approfittare di questa occasione per rivolgere a Voi tutti un sincero ed affettuoso augurio, spero che questo nuovo anno porti nei cuori di ognuno di noi tanta gioia e serenità.
Volevo inoltre ringraziarvi per i tanti gesti di stima e apprezzamento che avete tributato al mio modesto lavoro di ricerca e divulgazione dei tesori nascosti della nostra tanto generosa terra.
Cercherò per quanto mi è possibile di proseguire questo impegno con lo stesso entusiasmo e la stessa passione di sempre nella speranza di poter offrire a tutti i nostri amici lettori un prodotto costantemente aggiornato e qualitativamente all’altezza delle vostre aspettative.
In quest’ottica di rivoluzione del prodotto e costante ricerca tesa alle migliorie del servizio inauguriamo oggi, e sono felice di tenerla a battesimo con questo mio piccolo intervento, una nuova rubrica interamente dedicata al mondo dell’enogastronomia, del food& beverage, che ci porterà in giro per la Sicilia sempre alla ricerca delle ultime novità, dei locali più alla moda, delle osterie dove trovare e riscoprire la nostra tradizione culinaria, dei luoghi più insoliti per il piacere di scoprire e raccontare storie ormai lontane nel tempo e quasi dimenticate da noi tutti.
Ecco cari amici da dove nasce il termine gastronauta; questo misterioso viaggiatore è colui il quale racchiude in se il piacere del viaggio fine alla scoperta, un viaggio che non è solo un percorso fisico ma anche un tragitto interiore, che spesso ci porta alla vera scoperta che è dentro di noi.
Il gastronauta è un viaggiatore d’altri tempi, una specie di dandy dei nostri giorni che alla stregua dei suoi illustri predecessori, viaggia alla volta delle mete più esotiche, delle destinazioni più inconsuete solo per gustare il fascino che questi luoghi sprigionano, coltivando la segreta speranza che qualcuno di questi luoghi magici possa svelare al suo passaggio un segreto da tempo custodito gelosamente nelle dispense di attempate nonnine che sono le depositarie di un’antica sapienza culinaria.
Credo a questo punto sia doveroso da parte mia rendere omaggio al primo gastronauta della storia, senza di lui e senza il suo prezioso lavoro noi, oggi, probabilmente non saremmo qui a raccontarvi queste storie.
Il nome Archestrato di Gela credo non dica nulla alla maggior parte di voi, ad esser sincero fino a poco tempo fa non diceva nulla neanche a me, poi un giorno durante alcune ricerche mi capitò di imbattermi in un delizioso poemetto epico in esametri del IV secolo a.C. che si intitola “Gastronomia o poema del buon gustaio” di cui Ateneo riporta alcuni frammenti nei Deipnosofisti, compendio di testi dei secoli precedenti e preziosa fonte di notizie su cibi, vini, banchetti e molti altri aspetti della Grecia antica.
Archestrato di Gela si prefisse di esporre accuratamente qualunque cosa e dovunque ci fosse il meglio mangiabile e bevibile.
Il “cosmopolitismo” gastronomico del poeta Gelese si riversa nelle sue pagine, incantevoli e piene di preziosismi, che ne rendono la lettura gradevole e al contempo stuzzicante.
Questo è quello che ci proponiamo di fare, ovviamente con molto più modesti intenti, in questa nuova avventura enogastronomica.
Bene, dopo questa breve nota introduttiva vorrei chiudere il nostro primo appuntamento con la rubrica del gastronauta raccontandovi velocemente due splendide serate che mi hanno visto partecipe di altrettanti appuntamenti che hanno dato, ancora una volta, la dimostrazione che la Sicilia è una delle regioni che più di altre, in questo particolare momento, vive un fermento nel mondo della gastronomia e dell’hospitality.
Nell’incantevole cornice del parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità, presso il rinnovato Hotel Villa Athena, a soli 200 metri dal tempio della Concordia, splendido capolavoro dell’arte dorica del V sec. A.C. si è svolta pochi giorni fa una serata dedicata al prestigioso ron ZACAPA CENTENARIO, una serata voluta e realizzata dal nostro amico Giuseppe Rizzo, professionista nel settore della distribuzione di prodotti di pregio tramite le svariate ditte che rappresenta in tutt’Italia, che colgo l’occasione per salutare affettuosamente.
Protagonista assoluto dell’appuntamento come vi dicevo, il RON ZACAPA prodotto in Guatemala con delle antichissime tecniche di distillazione ed affinato in botti di rovere che vengono messe a dimora presso un deposito che si trova a 2300 metri di altezza sul livello del mare per far si che la temperatura notevolmente più bassa rispetto al luogo di distillazione consenta una minore percentuale di evaporazione del prodotto.
A questa particolare tecnica di invecchiamento del prodotto si aggiunge anche un processo di miscelazione fra i vari rum che ZACAPA chiama “sistema Solera”.
L’antico sistema Solera introdotto dagli spagnoli secoli or sono, è un processo dinamico ed artigianale che consiste nel miscelare rum di diversi invecchiamenti e personalità.
Questo procedimento richiede una cura meticolosa e il lusso del tempo, e permette di creare un rum di qualità eccellente e sempre costante.
Lo chef dell’hotel ha elaborato su precise indicazioni dei tecnici un menù che ci ha consentito di accostare dei cibi, a dire il vero in abbinamenti piuttosto inconsueti, ad una verticale delle varie etichette del ron Zacapa, tutte preziose per le particolari e complesse note olfattive del prodotto che si traducono in sensazioni morbide e vellutate al palato.
Onestamente ho trovato squilibrato nell’alcol il 15 anni, etichetta entry level del gruppo che essendo un prodotto relativamente giovane presenta delle note alcoliche persistenti rispetto agli altri prodotti della stessa etichetta e risulta disarmonico perchè le varie componenti non sono ancora perfettamente bilanciate; a questo lieve peccato di gioventù fa da contraltare una notevole impronta gustativa che reca senza dubbio il marchio di fabbrica che contraddistingue tutti i prodotti ZACAPA.
Interessante il 23 anni che a mio giudizio è il prodotto più equilibrato anche e soprattutto se paragonato alla riserva 23 anni etiqueta negra che al palato denota una curiosa sensazione speziata che a detta degli specialisti di Zacapa deriva dagli affinamenti nelle botti che hanno precedentemente contenuto vini “Pedro Ximenez”.
Abbiamo chiuso la verticale con uno straordinario XO che è il prodotto di punta e ritengo non abbia bisogno di nessuna scheda tecnica.
Assolutamente suadente e coinvolgente nelle note olfattive si rivela essere un prodotto che presenta tutti i pregi della maturità e conserva anche molte caratteristiche dei pregiati cognac francesi che sono passati dalle botti di rovere impiegate per il suo affinamento.
Armonico ed elegante in bocca ha le caratteristiche dei prodotti da grande invecchiamento.
Senza dubbio un prodotto da meditazione che a mio giudizio si sposa a meraviglia con i sigari Toscano antica riserva ricavati da una selezione di tabacco Kentucky nord americano.
Passiamo adesso alla serata Bellavista che si è svolta a Licata il 26 Novembre presso il ristorante La Madia del nostro amico chef Pino Cuttaia, una serata inizialmente dedicata ad un menù che doveva esaltare le caratteristiche delle pregiate bollicine della Franciacorta è diventata inaspettatamente il momento clou dei festeggiamenti per il prestigioso riconoscimento che la guida Michelin, bibbia delle guide gastronomiche, ha tributato al nostro Pino Cuttaia.
La seconda stella attribuita allo chef Cuttaia ed al suo piccolo tempio del gusto a Licata è il meritato riconoscimento al prezioso lavoro che questo ambasciatore del gusto ha svolto con pazienza e dedizione durante il corso degli anni, proponendoci sempre nuove ed entusiasmanti elaborazioni che hanno come protagonista la cucina mediterranea ed i suoi ingredienti.
Vorrei ringraziare inoltre l’amico Alberto Chioni, responsabile del marketing di Bellavista che dopo una serie di peripezie fra i vari scali italiani è riuscito a raggiungerci a Licata e come sempre ci ha introdotto in maniera molto attenta e professionale ai segreti delle bollicine d’autore firmate Bellavista.
Dopo un grandioso filetto di manzo lisciato all’olio di cenere con carciofi arrosto, che trovo incantevole nella particolare cottura a vapore a bassa temperatura e nel retrogusto di erbe che lo caratterizza, accompagnato da una gran cuveè rosè 05, altrettanto notevole essendo l’unica rosè degna di nota nell’attuale panorama delle bollicine italiane, ci siamo lasciati con la promessa che presto ci ritroveremo in Franciacorta per l’ennesima ma sempre entusiasmante visita alle cantine di Bellavista che puntualmente vi racconteremo qui su canicattiweb nella rubrica del gastronauta. A presto e buon anno a tutti!!
di Vincenzo Sciabica


















