Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo evoca in tutti l’idea di una superba statua bronzea, raffigurante un giovane demone ebbro in preda all’orgiastica danza dionisiaca.
Ma la magnifica opera bronzea del IV secolo a. C., attribuita al grande scultore greco Prassitele, non è soltanto questo: essa è nel contempo spunto e oggetto di un’annosa questione sulla ricerca e tutela del patrimonio storico-archeologico sommerso, rappresentando un ulteriore passo avanti nella lunga e difficile via che conduce verso una migliore conoscenza e tutela del grande patrimonio culturale subacqueo del Mediterraneo.

La presente pubblicazione, disponibile su Disiu.it,  si muove proprio in questa direzione e a guidarci in questa “esplorazione” saranno proprio alcuni tra i protagonisti che hanno seguito “la rinascita” del Satiro: Francesco Adragna, il capitano del peschereccio “Capitan Ciccio” che ha recuperato il bronzo; Michele Langella, comandante della Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo all’epoca del rinvenimento della gamba del Satiro; l’archeologo Sebastiano Tusa e l’architetto Silvio Manzo della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani.


Gli autori dei saggi di questo libro riescono a illuminare la vicenda con toni nuovi, ognuno apportando le grandi conoscenze maturate direttamente sul campo: chi meglio del nostro capitano può raccontarci quanto accaduto nei primi “attimi di nuova vita” del demone? Quale migliore voce fuori campo del comandante per dirimere le difficili questioni normative inerenti tale rinvenimento? L’attenta analisi e gli spunti proposti dall’autorevole voce dell’archeologo, unite alle interessanti note sul “contenitore” della statua- la chiesa di S. Egidio- che il curatore del restauro ha trasformato in “Museo del Satiro”, ci permetteranno di comprendere appieno i “mille volti” del Satiro Danzante.

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