Riceviamo e pubblichiamo in versione integrale una riflessione che ci viene posta da un nostro lettore e sulla quale crediamo possa aprirsi una interessante discussione alla quale, siamo sicuri molti dei nostri attenti lettori parteciperanno. Il nostro lettore ci dice questo:

Caro Direttore,

mi piacerebbe per un istante accantonare il dibattito sulle polemiche della nostra città e, ovviamente senza alcuna pretesa, affrontare col linguaggio semplice del cittadino di strada e col pensiero lineare del provinciale, un tema che oggi travaglia le menti ed i cuori dei palazzi nobili e dei tuguri di mezza Italia: l’eutanasia.

Non voglio entrare (non ne sarei capace) nel merito della sua validità o della sua pericolosità. Questo è un argomento che studiosi, teologi, politici colti, sociologi, medici etc… affrontano con dovizie di particolari, con competenza e completezza che esulano, purtroppo, dalla mia portata.

Io mi limito a vedere di tale evento, che soltanto oltre le Alpi parrebbe attuabile come ci insegna la recente triste fine di Lucio Magri, mi limito a vedere, dicevo, ed analizzare di tale evento aspetti di natura politica poichè esso coinvolge non soltanto i programmi di partiti e talvolta di governi, ma soprattutto la coscienza stessa di un mondo politico che oserei definire pragmatico per non definirlo cinico.

Ben sappiamo che in Italia difficilmente nella politica puoi farci entrare la coscienza o l’etica poichè l’una e l’altra sono in contraddizione insanabile con un apparato che del cinismo e dell’opportunismo ne fa quotidiana merce per la propria alimentazione e sussistenza. Sono sufficientemente note le posizioni ideologiche sull’eutanasia: il mondo progressista e, quindi, genericamente il mondo della sinistra italiana esamina con favore eventuali provvedimenti legislativi tesi all’introduzione dell’eutanasia quale strumento che ponga fine a ciò che spesso è un doloroso calvario senza alcuna scientifica e razionale prospettiva di soluzione, al di fuori dell’inesorabile morte. Il mondo cattolico, viceversa, per la valutazione della vita e della morte che esso fa, nonchè per i profondi convincimenti religiosi, considerati rilevanti nella formazione politica di molti parlamentari, pone un rigoroso freno al varo di provvedimenti legislativi volti a favorire qualsiasi prassi eutanasistica, ponendosi così in posizione antitetica rispetto alla sinistra che, più vicina all’ideologia di Lucio Magri anzichè a quella dell’on. Rosi Bindi, per altrettanto profonde convinzioni ideologiche spingerebbe verso il superamento degli esistenti tabù per favorire la “dolce morte” di quelle persone per le quali non si può intravedere neppure la prospettiva di una “amara vita”. Non so chi dei due schieramenti sul piano etico abbia ragione o chi abbia torto.

Io esprimo soltanto una considerazione di natura politica per sottolineare il cinismo di un contraddittorio mondo di donne e uomini politici che “predicano bene e razzolano male”. Se mi dicessero di iscrivermi o di fare accordi con un partito politico che professa convinzioni ideologiche in contrasto con i miei principi, non avrei alcun dubbio a non accettare la proposta. Allora mi chiedo e chiedo a chi sa darmi una risposta col buon senso e la semplicità del buon padre di famiglia: come si può sottoscrivere un’alleanza e, talvolta, un programma governativo con chi tra i vari traguardi della propria vita politica ha pure quello dell’affermazione di un principio che contrasta con la formazione ideologica e, soprattutto, con i convincimenti religiosi di chi è chiamato a sottoscrivere tale alleanza?

E’ da anni che non comprendo come l’on. Rosi Bindi possa condividere progetti politici con chi, ponendosi in netto e plateale contrasto con quel mondo cattolico da cui essa trae forza (anche elettorale), propugna favorevoli soluzioni legislative in materia di eutanasia, matrimoni tra omosessuali, aborti, divorzi che sono sempre stati argomenti che la Chiesa ha considerato a “tolleranza zero”?

Mi è difficile comprendere le scelte della Bindi, a meno che non si voglia riconoscere che resiste ancora, anzi forse si rafforza una non tanto celata forma di catto-comunismo che riesce a coniugare contrapposti cammini ideali in una sorta di singolare danza tra il diavolo e l’acqua santa.

Mi farebbe piacere conoscere il pensiero di chi, leggendo questo mio commento, trovi argomenti validi a farmi convincere che le mie considerazioni sono sbagliate.

Controcorrente