Signor Presidente,colleghi consiglieri,
A leggere le parole pronunciate dal nostro Sindaco: “Io faccio politica, non antimafia”, c’è da rimanere allibiti, perché si tratta di un’affermazione gravissima, ancor più se contestualizzata nella nostra difficile terra in cui la pressione malavitosa è costante ed imperterrita ed in cui ci si aspetta un’efficace azione di contrasto da parte delle Istituzioni.
In un primo momento non ho creduto ai miei occhi; ho letto e riletto la notizia pubblicata dalla stampa ed ho pensato o che si trattasse di un errore o che il Sindaco fosse stato vittima di un “colpo di sole”.
Invece, no. Qualche ora dopo, quella dichiarazione del Sindaco di Naro era su tanti altri giornali e su tanti altri notiziari televisivi.
Ancora tuttavia non mi capacitavo. Non sapevo se accogliere la notizia con ilarità o in modo serio.
Se il Sindaco avesse voluto scherzare, non era quella la materia su cui scherzare. Si trattava perciò di una dichiarazione reale e convinta.
Una dichiarazione che faceva entrare la nostra Città nel circuito mediatico, per distruggerne l’immagine, per far ridere l’opinione pubblica e al tempo stesso per preoccuparla a causa della leggerezza con cui veniva rilasciata quella grave affermazione: “Io faccio politica, non antimafia”.
Eppure il Sindaco è l’Istituzione locale più importante e rappresentativa di una comunità: il Sindaco dovrebbe essere il primo e più strenuo difensore della legalità; il primo e più rappresentativo baluardo della cultura antimafia nell’ambito cittadino, anche perchè ufficiale di Governo.
Mi aspettavo, da parte del Sindaco Morello, una immediata e risentita richiesta di rettifica a mezzo stampa per avere il giornalista travisato il suo pensiero; mi aspettavo un comunicato stampa rivolto soprattutto agli onesti cittadini di Naro (che sono, fortunatamente, la stragrande maggioranza) per scusarsi dell’assurda dichiarazione.
Mi aspettavo una immediata smentita che potesse fugare ogni dubbio e ogni stranezza che aleggia intorno a questa vicenda.
Invece, il silenzio più assoluto.
Nulla è successo; nessuna smentita è arrivata ai giornali.
Anzi, la notizia del giorno prima è dilagata ed è stata riportata da tutti gli altri organi di stampa che non l’avevano pubblicata prima, e il Sindaco si è limitato a parlare solo di campagna mediatica.
Oggi però io sento il dovere di dire che, come Consigliere Comunale, faccio antimafia e non politica e, se faccio politica, essa è sempre e prima di tutto ispirata alla legalità.
E se io, come credo tutti voi, colleghi Consiglieri Comunali presenti, ritenete e riteniamo che la politica debba essere ispirata sempre e prima di ogni altra cosa alla legalità, ebbene sorgono spontanee alcune domande che vi pongo e mi pongo.
Che rapporti di collaborazione possono esistere tra il Prefetto, che è il Rappresentante dello Stato nella nostra Provincia, ed il Sindaco, che è la massima Istituzione Locale.
Che rapporti di stima e fiducia possono sussistere tra queste Autorità Istituzionali, quando il Sindaco dichiara: “Io faccio politica, non antimafia”?
Che rapporti di collaborazione, stima e fiducia possono esistere tra un Sindaco che fa tali dichiarazioni e quelle Forze dell’Ordine, locali e provinciali, che desidererebbero i Comuni in prima linea nella lotta alla mafia e all’illegalità?
Che rapporti di collaborazione, stima e fiducia possono esistere tra un Sindaco che fa tali dichiarazioni ed il Consiglio Comunale che desidererebbe dare alla nostra Città una spinta
propulsiva a favore dell’educazione all’antimafia e alla legalità, a favore della cultura dell’antimafia e della legalità, a favore dei comportamenti legali e anti-mafiosi?
E che rapporti di collaborazione, stima e fiducia possono intercorrere tra un Sindaco che fa una tale dichiarazione ed i propri concittadini che sono fortunatamente, nella quasi totalità, cittadini onesti, laboriosi e anti-mafiosi?
Giorno 26 a Robadao, nel nostro territorio, in territorio di Naro, c’è stata una grande e significativa manifestazione: un terreno confiscato alla mafia diventa occasione di lavoro
per 5 giovani di cui 3 nostri compaesani.
Sarebbe dovuto essere un momento di grande orgoglio per la nostra comunità.
C’erano tutte le Autorità civili e religiose della provincia e non solo, il Presidente della Commissione Regionale antimafia, don Ciotti, presidenti di Fondazioni Bancarie etc. Perché sig. Sindaco, considerato che Ella ha preferito disertare (o forse ha accolto l’invito di due associazioni di Canicattì che la invitavano a non andare?) perché, dicevo, non ha ritenuto di estendere l’invito a noi consiglieri che saremmo stati ben felici di presenziare ad un momento così qualificante per la nostra comunità.
Per questi motivi, come politico, ancor più come istituzione ma soprattutto come cittadino di Naro sento il bisogno di censurare pubblicamente l’assurdo comportamento del Sindaco, precisando che la nostra posizione di consiglieri dell’opposizione non vuole essere un attacco personale e ci auguriamo e speriamo tanto, che un atto del genere possa non avere rilevanza penale.
La nostra mozione di censura è un fatto politico di rilevanza morale e politica.
Come il nostro no al Sindaco poggia sui pessimi risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Solo un paio di giorni fa, da parte del Sindaco, una lettera aperta che oltre a scaricare la responsabilità della scelta al partito del Grande Sud e a ribadire una non conoscenza se non giornalistica della vicenda che aveva investito l’amministratore da lui nominato, non dice altro: mi aspettavo delle scuse alla cittadinanza, invece nulla.
Solo un timido goffo tentativodi spiegare il perché di quelle parole “faccio politica non antimafia”
Penso quindi che il buon senso e l’onestà morale dovrebbe indurre questo Consiglio Comunale a una presa di distanza da queste dichiarazioni anche da parte di quei Consiglieri Comunali in attesa che giunga finalmente il loro turno di assessore, di presidente del consiglio e quant’altro. (Come afferma il sindaco, per un turn over prestabilito e nell’avvicendamento stabilito da precostituite dinamiche politiche ed elettorali).
E con un atto di coraggio cospargerci il capo di cenere e chiedere scusa anche noi ai nostri concittadini.
Non si può, caro Sindaco, in una provincia come la nostra, dove tante sono le vittime morte per mano mafiosa, in un comune come il nostro che ha ospitato la latitanza del capomafia della provincia, non si può – caro Sindaco – nascondersi dietro “un turn over prestabilito”.
Non ci si può neanche trincerare su affermazioni del tipo “ mi era nota, come del resto a tutti solo tramite notizie giornalistiche e di stampa, la vicenda giudiziaria ma, più specificatamente, non ero al corrente, anche per non essermene mai interessato, della esatta contestazione che le era stata mossa e tanto meno del ruolo, di rilevanza penale, che le era stato contestato”.
Sig. Sindaco ma quando nel 2008 l’Amministrazione Brandara si è costituita parte civile per difendere l’immagine di Naro, Lei era sotto l’arco di Tito a raccogliere farfalle o era consigliere comunale?
Piero Ragusa

















