“ I nomi sono una convenzione oppure rispecchiano l’essenza delle cose?” La domanda impone indagine attenta che deve iniziare rivolgendosi ai grandi Maestri dell’antichità i quali hanno cercato sempre la verità e l’essenza delle cose. Bene, ipotizziamo che i nomi nascano per un patto di comune consenso tra gli uomini i quali vollero che il nome fosse giusto per la cosa cui si riferiva, avesse cioè una realtà rappresentativa del concreto tramutato in pura astrazione verbale quindi non fu la natura a creare il nome bensì l’uomo che per consuetudine ed uso riuscì ad assuefarsi a quanto chiamato. Bisogna però considerare che i nomi subiscono la dicotomia che genera nomi veri e nomi falsi così come ci sono discorsi veri e discorsi falsi. Protagora afferma che le cose hanno una loro vita ed una loro natura immutabile per cui usando il nome riusciamo a discernere l’essenza delle cose facendocene conoscere la sua natura. Se partiamo dal principio che i nomi non vennero costruiti a caso ma secondo precise regole di osservazione, per comprenderli bisognerà ricorrere alla genesi del nome medesimo e per fare ciò, come sempre, sarà basilare ricorrere alle radici le quali ci conducono, inevitabilmente, ad Omero, Esiodo e così via. Il Maestro Socrate ci informa che i nomi non possono riprodurre le cose fino in fondo, poiché da esse debbono avere distinzione pertanto si cerca di imitarle; resta inteso che la natura delle cose si può apprendere da esse stesse e non dai nomi. Insomma il Maestro Platone, che su questo argomento ci ha lasciato il Cratilo, media invece la situazione affermando che i nomi tramandati sono convenzionali seppur, a volte, contengono qualcosa di vero.

Qualche esempio sarà sicuramente ben accetto. Tutti noi sappiamo che le parole italiane le quali contengono il termine antropo si riferiscono all’uomo poiché esso in greco si dice anthròpos, egli dall’animale si distingue poiché quest’ultimo non considera né riflette né anatrei (riconsidera); invece l’uomo appena opope (ha visto) nell’immediato anathrei”riconsidera” e analizza rappresentando quanto ha visto; ecco perché tra gli animali solo l’uomo fu detto anthròpos, cioè anathòn ha opòpe”riconsidera quanto ha visto”. Per restare sul tema dell’uomo sappiamo che esso si distingue in anima o psykhe e corpo o soma.


La psykhe, intimamente legata al corpo, ha la forza di far respirare ed ha il potere anapsykhon “rigenerante”; infatti venendo meno tutto ciò il corpo muore ed ecco perché essa si chiama psykhe. Certo è una spiegazione alquanto semplicistica per cui sarà bene riflettere ancora sull’argomento. La natura di tutto il corpo affinché esso viva e spazi intorno, è soggetta all’anima la quale la può “tenere” insieme ekhein, e la può “portare” fuori, okhein, mentre la mente, il vous, è la natura di tutte le cose, una sorta di primo motore, al comando dell’anima la quale le dà ordine e la tiene insieme. E’ quindi questa una potenza che physin okhei kai ekhei “porta e tiene la natura”per cui potrebbe chiamarsi physekhè o, più graziosamente, psykhè.

La parola soma o “corpo”è piuttosto complessa poiché possiamo indagare su tre etimologie:

Sema = tomba; sema = segno( sento odor di Pitagora); soizo =salvare in quanto il corpo protegge l’anima. Nel primo caso, in verità, durante la vita terrena l’anima è sepolta nel corpo; nel secondo l’anima per mezzo del corpo semainei”significa” come un sema o segno; nel terzo si consideri l’anima con un involucro, quasi un carcere, perché soizetai” si salvi”dunque, il termine soma o corpo non è altro che indicante un mezzo di espiazione e salvataggio per l’anima.

Tutti noi conosciamo i nomi degli dei che, affacciati dal Monte Olimpo, seguivano le gesta degli eroi greci e troiani durante il sanguinoso assedio che vide Troia alla fine soccombere tragicamente. La prima dea che attrae è certamente lei, la splendida, l’intellettuale Athèna accomunata al nome Pallas che si spiega con molta facilità: la dea è in armi ed il verbo pallein e pallesthai (sollevare da terra se stesso o altro) indica l’atto di danzare in armi. Investigare sul nome Athena è più complesso ma non impossibile, questa dea è la figlia di Zeus e non ha madre essendo nata dalla testa dello stesso dio di cui rappresenta la prudenza; essa è forza e prudenza poiché è mente e pensiero anzi è theon nòesis ( pensiero del dio), è nata essendo ha theonoa ( la mente divina)perché è una che “ pensa le cose divine” tha theia noousa, quindi è Theonoè” mente divina”o forse Ethonoè cioè “quella che ha en toi èthei noesis ( il senno dentro di sé) .

Un dio di tutto rispetto è Ares, la cui voce ci narra Omero era simile a quella di diecimila uomini. Roba da far tremare tutti!Il suo nome si accosta ad arrèn e andreios cioè “maschio” e “ coraggioso”e se non bastasse possiede anche l’arraton o “ la durezza senza ripensamenti”.

Maddalena Rispoli