E’ difficile crederlo, ma molti mostrano difficoltà ( se non si è del posto ) ad indicare il nome degli abitanti di alcune località italiane, specialmente se detto nome scantona dal suffisso più comune che si aggiunge al nome del luogo facendolo terminare in –ano- oppure – ese -. Non vige alcuna legge cui attenersi, infatti alcuni nomi si formano con il suffisso – asco- oppure –otto- vedi Comasco o Chioggiotto( Como e Chioggia) per cui le cose si complicano molto, per non parlare poi quando il nome latino della località detta legge. Quest’inverno un noto programma televisivo si prese la briga di fermare i nostri signori politici all’uscita dal Parlamento e di chiedere loro la regione in cui si trovavano alcune città, ebbene le risposte furono esilaranti ( veramente denotavano la necessità di un ritorno alla scuola di base in cui, peraltro, la Geografia è purtroppo caduta in disgrazia così come la Storia. Dei risultati voglio tacere…). E’ bene , dunque, ricordare che gli abitanti d’Ivrea si chiamano Eporediesi mentre i Camerti vivono a Camerino e a Todi i Tudertini, a Mondovì sono Monregalesi e a Città di Castello Tifernati. Chiediamo al di fuori della Sicilia come si chiamano gli abitanti di Caltanissetta, forse pochi risponderanno : Nisseni; riconosco che non è semplice orientarsi e necessita davvero un po’ di studio sull’argomento ma ci vuol davvero poco a trovare che gli abitanti di Salò si chiamano Salodiesi, di Smirne Smirnioti, di Corfù Corciresi. Caro, vecchio, buon Latino, quanto ci hai donato per districarci nella Lingua Italiana così difficile. Calamaio e calamaro sono due nomi che tutti sappiamo avere significato diverso però la funzione che esplicano è identica: il calamaio contiene inchiostro, il calamaro( cefalopode ottimo per la frittura) sprizza inchiostro in caso di pericolo quindi è una sorta di contenitore per inchiostro. Per i Romani il calamus( canna appuntita) era la penna per cui con il calamarium si indicava il portapenne e lo scolaro attento era anche munito di penna d’oca onde scrivere sulla carta di papiro e di stilo con cui si vergavano i segni sulla tavoletta di cera; ancora oggi usiamo dire tabula rasa per indicare qualcosa di vergine così come diveniva la tabula di cera cancellando lo scritto precedente. Per andare più in profondità, dirò che l’inchiostro era detto atramentum ed il suo contenitore atramentarium e si otteneva da acqua e nerofumo o polvere di pece o resina bruciata e si trasportava nel contenitore cilindrico di metallo o terracotta.

Perché chiamarla automobile? Ci hanno soccorso sia il Latino che il Greco:dal gr. Autòs, stesso; dal lat mobilis, che si muove; pluviometro ci ricorda che in lat. Plùvia è pioggia; in gr. Mètron, misura; stilografica dal lat.stìlus, penna; gràfo, io scrivo; televisione dal gr. Tele, lontano; dal lat. Video,vedere, fiammifero dal lat. Flamma (fiamma) e fero ( porto); missile ci collega al verbo lat. Mitto (mandare, lanciare) che genera anche il termine mittente cioè colui che manda. E che dire delle mutande? Non sembri peregrino sapere che il verbo generante questo gerundio è muto cioè cambio, infatti tutti noi le cambiamo poiché “sono da mutare!”


Giorni or sono, transitavo per una strada quando un cartello colpì la mia attenzione, vi troneggiava quanto segue: vendesi appartamenti. Orrore!!!Esattamente il verbo deve essere al plurale cioè: vendonsi appartamenti oppure si dirà vendesi appartamento; al ristorante, il menu è la fiera dell’assurdo: spaghetti al sugo, pesce al cartoccio, carne alla brace ed altre nefandezze. Andiamo, gli spaghetti saranno con il sugo( compl. Di unione), il pesce nel cartoccio( compl. Di luogo), la carne sulla brace ( compl. di luogo) e così via. Rispettiamo la grammatica anche se il parlare comune ha stravolto tante regole apportando come sempre seri danni alla correttezza linguistica.

Maddalena Rispoli