Dicono che dopo le stelle cadenti, verrà la stella danzante. Può darsi, ma per chi danzerà quella stella non possiamo dirlo ancora. Bisognerà aspettare la fine di ottobre. Anche se, data la mia età avanzata, e quindi la mia esperienza in faccende politiche isolane, dubito che la novella (?) meteora possa danzare con buona musica. Spero tanto di sbagliarmi, oltretutto ottobre non è lontano e quindi potremo facilmente sapere quale “novia” sceglieranno i siciliani alle urne e come questa si adopererà in una terra fatta divenire arido deserto dagli onorevoli siciliani e da uno Stato sempre più assente. Possiamo solo dire, ad oggi, che c’è uno “scannamento” continuo tra i tanti candidati o presunti tali: lotte fratricide, alleanze che nascono e muoiono nel giro di qualche ora, candidature autonome e di partito senza le cosiddette primarie, dunque senza il grande assenso dei cittadini, candidature volute dal partito ma rifiutate dai tesserati di quel partito, candidature che nascono sul web, altre nelle campagne tra il frinire e il gracchiare dei simpatici animaletti che la abitano, altre ancora tra le mura di una sagrestia ed altre in autostrada fra camion e pompe di benzina. Insomma il caos, almeno apparentemente. Sappiamo solo che ogni candidato si proclama diverso e lontano dagli altri, mentre tutti si autodefiniscono il “nuovo” che ogni cosa vuole cambiare e che, fedele, darà attuazione allo Statuto Autonomo Siciliano. Toh, finalmente c’è qualcuno che conosce (?) e si ricorda dell’autonomia.
Eccoci dunque alla già iniziata campagna elettorale: partiti in cerca di candidati, figli e nipoti di politici che scendono in campo, nomi di artisti e di giornalisti che si defilano e fantomatiche alleanze che non vedono poi la luce… E si, perché dopo il quadruplo governo di Raffaele Lombardo ognuno del quale appoggiato ora da questo ora da quell’altro partito (di centrodestra e di centrosinistra) il nodo da sciogliere rimane principalmente quello delle alleanze. Cosa non facile da spiegare agli elettori per tutti quei partiti che a turno sono stati al governo dell’Isola. Cominciamo con il Pd: naufragate le ipotesi di candidare Pippo Baudo prima e Gianni Riotta dopo, oltre che Rita Borsellino, il partito senza ormai un’identità si è ricompattato sulla candidatura di Rosario Crocetta, ma solo perché l’eurodeputato gelese ha incassato anche l’appoggio dei casiniani. L’Idv che si era in un primo momento avvicinato alla candidatura di Crocetta, è poi scappato precipitosamente dopo l’entrata dell’Udc nella coalizione pidina, andandosi a collocare nella Federazione della Sinistra e di SeL sulla candidatura di Fava e ricevendo anche l’appoggio di Rita Borsellino.
Cosa accade invece nel Pdl: il candidato più accreditato pare essere Gianfranco Miccichè di “Grande Sud” – si dice che sia stato scelto direttamente da Silvio Berlusconi, dopo avere incaricato Angelino Alfano di mediare con gli altri esponenti siciliani del partito, specialmente con l’ala giovane che dissente fortemente sulla candidatura di Miccichè. In coalizione convergerebbe anche il “Pid” di Saverio Romano. Correrà da solo, invece, il “Movimento 5 Stelle” di Beppe Grillo, che ha già indicato nel geometra nisseno Cancelleri il suo candidato alla presidenza. Mentre l’ex Movimento autonomista di Raffaele Lombardo, opterebbe per il senatore Giovanni Pistorio o per l’assessore alla Sanità Massimo Russo. A tutto questo tocca aggiungere il “Movimento dei Forconi” (camionisti, agricoltori e pezzi della società civile) e un altro Movimento ancora “Uomini nuovi per una società di uguali e partecipi”- fondato da alcuni sacerdoti palermitani (bocciato dal cardinale Paolo Romeo). Ma non finisce qua: c’è anche il “Movimento Italiani Liberi e Forti” – capitanati dal magistrato Gaspare Sturzo, nipote del sacerdote di Caltagirone che fondò l’allora “Partito Popolare”. In questo panorama, scusate se è poco, dovrebbero fare riflettere i “silenzi” di Lombardo il quale, sapendo da quale “scuola” proviene, non starà certo con le mani in mano (candiderà il figlio?). Ne sapremo di più fra qualche giorno anche se sarebbe più importante, almeno questa volta, che il voto non riflettesse per niente il pensiero del “Gattopardo”..
Salvatore Ferrara


















