Il caldo è davvero soffocante e non concede tregua. Non resta che mettere in pratica il garbato consiglio di alcuni amici che suggeriscono di trovar sollievo nelle fresche onde del mare sempre pronto a donarci quanto possiede. Vivendo in Italia abbiamo la fortuna di poter godere coste splendide ed indimenticabili; perché non approfittarne specialmente al tramonto quando la brezza solletica ed induce alla riflessione? Detto e fatto, con il pensiero che corre a ricercare la matrice di alcune parole adoperate comunemente.
La prima è il termine LAPSUS o “sdrucciolamento” di lingua( linguae) o di penna (calami), errore involontario dovuto a fretta, distrazione, affaticamento o altro. Naturalmente ciò può comportare anche uno scambio, ad esempio, di Autori letterari; Il pensiero elabora correttamente, la penna verga diversamente e tenendo conto che tutti noi esseri umani, ripeto tutti, siamo fallibili ciò è possibile.
Perché usiamo il termine BUSTO? Ebbene,con bustum ( dal verbo comburo, brucio) si indicava il luogo di cremazione dei morti cioè la tomba su cui si poneva la statua con le fattezze del defunto immortalato dalla cintola in su. Oggi noi con busto indichiamo la statua lasciando da parte il significato originario.
Per i Romani i PAGI erano i villaggi di campagna ed i loro abitanti furono molto resistenti ad accettare il Dio dei cristiani ripudiando le divinità primigenie. Divennero così pagani cioè “non cristiani”
Una spiegazione un pochino più complessa, va ricercata per il verbo FORNICARE cioè far sesso con chi non si sia maritati. I postribula (prosto, essere in vendita, esposto al pubblico) venivano allestiti di preferenza nei fornices o archi elevati per onorare un personaggio illustre o come elementi decorativi. Da fornices a fornicare, il passo è breve
Il poeta Catullo in uno dei suoi meravigliosi carmi, usa il termine basium (bacio) di origine forse celtica contro il classico osculum (diminutivo di os o bocca).In italiano rimane il BACIO.
Quante volte abbiamo risolto un REBUS come gioco enigmistico in cui una parola o una frase devono essere interpretate dalla figura, cioè l’indovinello si risolve non con le parole ma con le cose( non verbis sed rebus)
DOMUS era la casa elegante, fino al Medio Evo quando significò la casa più importante della città, quella di Dio: il Duomo. Entrò in uso il termine casa che in verità per i Romani indicava una capanna.
Ed i nostri alunni? Il verbo alere si traduce nutrire pertanto l’alunno è colui che viene nutrito di sapere.( Dall’adulto preposto a ciò)
Il latino parlato dal popolo era molto vicino all’italiano di oggi. Qualche esempio: -Latino colto = equus, latino popolare= caballus. Italiano CAVALLO Il lat. Colto permane in equino
lat. colto= os, lat pop= bucca, italiano BOCCA. Il lat. colto permane in orale.
E’ comune usare il termine FAVOLA, in latino fabula risale all’arcaico verbo deponente fari( emettere suoni con significato), questo si lega alla radice primitiva -fa-(fa-mi, io parlo) quindi la favola è soggetto o oggetto di conversazione; se poniamo il prefisso negativo –in, ecco che otterremo INFANTE cioè il bimbo che ancora non è in grado di parlare; FAMA ci indica qualcuno o qualcosa di cui tutti parlano e così via.
Al verbo saepire che significa circondare appartiene saepes= siepe; infatti la siepe fungeva un tempo da muro di cinta tra due appezzamenti di terreno.
Il verbo exire (prefisso ex che indica separazione +verbo ire cioè andare) genera uscita e non solo; ESITO in senso figurato indica una conclusione, un risultato; ESIZIALE vuol dire dannoso, mortale poiché con la morte si esce dalla vita.
Si potrebbe procedere ancora a lungo in questa caccia alle origini del nostro parlare di oggi ma il mare è molto invitante e, sempre ringraziando gli amici del prezioso suggerimento, ne approfitterò per un rinfrescante bagno consigliando loro la stessa cosa nella splendida cornice della Scala dei Turchi che ad essi la buona sorte, per vicinanza, volle riservare.
M. Rispoli


















