Ho trovato interessante il quesito postomi dal lettore circa il nome che vien dato ai cani, in particolare nel mondo contadino. Ebbene io non sono assolutamente esperta in questo campo, però ho delle mie personali opinioni frutto di riflessione. L’uomo ha sempre nutrito il desiderio di dare un nome all’animale domestico fosse questo asino, cane, gatto o altro in alcuni casi per affetto, in altri nell’illusione che la bestiola potesse riconoscere il proprio nome( cosa che non credo assolutamente essendo queste creature dotate di istinto e non di ragionamento) in altri ancora esaltando un difetto nel ridicolo o riversando sull’animale antipatie personali. Certo è che io personalmente non ritengo che sia giusto dar nomi umani agli animali poiché penso che la distinzione, con tutto il rispetto dovuto alle bestie, tra gli uni e gli altri debba esistere senza che ciò comporti però alcun maltrattamento verso i nostri amici così dediti agli uomini( non sempre questi ultimi sono riconoscenti di ciò e quindi, alcune volte personaggi biechi e vili si comportano crudelmente verso questi esseri degni di rispetto poiché creature di Dio e sostegno dell’uomo nelle sue fatiche. Fortunatamente oggi la Legge interviene più pressantemente a favore degli animali). Tornando ai nomi, io distinguerei tra i cani da salotto che portano nomi sofisticati o storici o del padrone stesso; io conobbi il cane Tommaso, il gatto Dottor Matteo, la gattina Principessa con Giulietta; alcune signore avevano chiamato i loro amici cani Argo, Rex, Pluto, Amitié, Preziosina e con molto slancio Isadora ( non ho mai compreso se la cagnetta fosse in grado di danzare come la grande Isadora Duncan!). Nel mondo agricolo il cane diviene partecipativo in toto del lavoro umano, esso non è una bestiola da ornamento bensì è un lavoratore che fa la guardia, conduce il gregge con perizia, difende la proprietà del padrone a costo della vita, non permette ruberie sul suo territorio. Eppure, un tempo il rispetto verso le bestie non era comune a tutti. Nonostante quanto detto alcuni nomi elencati dal lettore Scudatu hanno in sé un certo disprezzo derivato forse da modi di essere della bestiola e comunque non condivisibili. Sicuramente Ciciu è un diminutivo di Francesco e si ricade nell’onomastica degli umani ma così non è per Ebreu, chiaramente dispregiativo in senso religioso non da parte del cane come è ovvio, ma da parte del padrone che pensa di immeschinire l’ebreo dando questo nome ad un animale. Non credo possa esservi diversa spiegazione. Panipiersu la dice lunga, infatti sembra legarsi all’inutilità nel lavoro della bestiola e dunque potrei pensare che sia l’equivalente di “mangiapane a tradimento”. Le negatività di Gliaccu o Furca sono chiaramente legate o al carattere tanto violento da azzannare oppure al modo di saper rubare il cibo con destrezza quindi i due nomi racchiudono un certo segno di riconoscimento. Comunque siano le cose, è giusto dare un nome ai nostri amici sempre però, come già dissi, nel pieno rispetto dell’essere che anche se non è umano, in molti casi dimostra di essere pronto anche al sacrificio di sé, alla generosità dell’attaccamento, alla perdita della propria vita per salvare quella del padrone. Non dimentichiamo mai che cani addestrati sono occhi di non vedenti, salvatori di persone intrappolate sotto le macerie o anche sotto la neve e l’elenco potrebbe continuare a lungo ma tutti noi sappiamo quanto vale avere l’amicizia di queste bestiole, esseri viventi che una volta entrati nel nostro nucleo familiare non è giusto abbandonare quando ne siamo stanchi, infatti un animaletto in casa è come il diamante: per tutta la vita.

Maddalena Rispoli