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Allergie ed intolleranze alimentari

Scritto da il 9 ottobre 2012, alle 07:03 | archiviato in dimmi come mangi, Eventi, Photo Gallery, Salute. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

Molte persone tendono, erroneamente, a confondere le allergie con le intolleranze alimentari: i concetti, però, sono molto diversi, nonostante i sintomi correlati siano, per certi versi, sovrapponibili.

L’Allergia alimentare rappresenta l’effetto che possono avere alcune sostanze assunte con la dieta; è mediata immunologicamente ed i sintomi sono scatenati dall’assunzione di quantità anche minime dell’alimento responsabile.

Quando si parla di reazione allergica si parla di una sintomatologia scatenata entro pochi minuti dall’assunzione dell’alimento (da 2-3 minuti a 30-120 minuti), con un’attivazione massiccia del sistema immunitario.

I sintomi più frequenti di un’allergia alimentare sono prurito e gonfiore alle labbra, al palato e alla gola, nausea, vomito, crampi, gonfiori addominali, orticaria, asma, rinite o, nei casi più gravi, può portare a shock anafilattico con brusche cadute di pressione arteriosa, perdita di coscienza e in alcuni casi morte.

L’Intolleranza alimentare è una reazione indesiderata del nostro organismo scatenata dall’ingestione di uno o più alimenti (o sostanze attive). Tale reazione è strettamente dipendente dalla quantità dell’alimento non tollerato ingerito (dose-dipendente) ma a differenza delle allergie alimentari, non è mediata da meccanismi immunologici.

I casi più frequenti di intolleranza alimentare sono da ricercare nel lattosio e nel glutine.

– Intolleranza al lattosio: il lattosio è lo zucchero contenuto nel latte. Normalmente, l’enzima chiamato lattasi, presente nell’intestino tenue, scompone il lattosio in zuccheri semplici (glucosio e galattosio) che entrano poi nel circolo sanguigno. L’intolleranza al lattosio è una condizione in cui il consumo del latte e latticini provoca una reazione non allergica che si manifesta con disturbi gastrointestinali come gonfiore, dolore crampiforme e saltuaria diarrea. La responsabilità è da attribuirsi alla mancanza o alla riduzione degli enzimi deputati alla digestione del lattosio.

– Intolleranza al glutine (celiachia): si tratta di una disfunzione intestinale che si manifesta quando il corpo non tollera il glutine (proteina presente nel grano, nella segale, nell’orzo e nell’avena). I sintomi includono diarrea, debolezza dovuta a perdita di peso, irritabilità e crampi addominali. Nei bambini, possono manifestarsi sintomi di malnutrizione come, ad esempio, una crescita insufficiente.

Le principali condizioni sintomatologiche connesse alle intolleranze alimentari sono quindi caratterizzate da stanchezza, cefalee, nausea, asma, diarrea, meteorismo, dolori addominali postprandiali, infezioni ricorrenti, dolori articolari, riniti, congiuntiviti, e con modificazioni cutanee del tipo di orticaria, pelle secca, eczemi, dermatiti, psoriasi.

Sono poi spesso correlate a disordini del peso corporeo con variazioni sia in eccesso sia in difetto. Si è visto infatti, da una recente ricerca, che esistono intolleranze alimentari che possono fare ingrassare, mediante un meccanismo di stimolazione immunitaria con conseguente aumento dell’insulinoresistenza ed incremento del peso o difficoltà nel perderlo. (Wellen KE, Hotamisligil GS: “Obesity-induced inflammatory changes in adipose tissue”. J Clin Invest 2003 December 15; 112(12); 1785-1788).

Secondo questo studio, nell’organismo le intolleranze alimentari provocano una reazione infiammatoria cronica caratterizzata dalla produzione di sostanze che acidificano i tessuti e il sangue, rallentando il metabolismo e favorendo l’aumento di peso. Inoltre, le intolleranze ostacolano l’attività dell’insulina, provocando una sensazione di fame perenne.

Quindi una difficoltà a perdere peso, nonostante gli sforzi, va anche ricercata nella “sensibilità” del nostro organismo a determinati alimenti. In questo caso l’esecuzione del test può essere di valido aiuto. Una corretta gestione dei cibi rivelatisi positivi al test prevede l’esclusione dei cibi in causa per un breve periodo ed una loro reintroduzione graduale nel tempo.

Dott.ssa Alisia Curto Pelle



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