Dal quadro di Hans Holbein il Giovane, Enrico VIII ci guarda con aria fredda e altera, con le pupille perse nel vuoto, con la barba a completamento del viso grasso tendente al flaccido, con il collo taurino, con il naso troppo largo e dritto sulle labbra che nella parte inferiore sembrano essere risucchiate all’interno della bocca. Il tutto arricchito da barba e capelli rossicci di qualità molto sottile. Non c’è che dire, l’aspetto a dispetto della ricchezza degli abiti, non ispira attrazione né desiderio di alcun genere anche perché l’adipe che si indovina sotto i ricchi paludamenti non invitano a pensieri d’amore. Eppure quest’uomo è passato alla storia come uno “sciupafemmine”, un Barbablù che ebbe la possibilità di suggere i migliori fiori di splendide donne (eccezion fatta per la moglie- cognata Caterina d’Aragona) eliminandole poi ad opera compiuta. Enrico VIII non amava le donne, se ne serviva e poi le cancellava, a buon bisogno, con un sol colpo…di mannaia! Odiò anche la figlia Elisabetta perché femmina e possibile “gonnella “al trono, disgrazia che paventava moltissimo e che puntualmente avvenne poiché essa divenne regina e applicò contro gli uomini ciò che il padre aveva fatto contro le donne.
Il Nostro nacque nel Palazzo di Greenwich il 28 giugno del 1491, secondo figlio di Enrico VII e Elisabetta di York, ad 11 anni divenne erede al trono per la morte del fratello Arturo e crebbe con il padre severo e avido il quale pensò bene, morendo, di lasciargli un tesoro reale molto ingente ed una corona ben salda. Da parte sua il giovane fu musicista completo, eccellente sportivo nel “tennis reale”, forte scommettitore e incallito giocatore di dadi, amante di splendidi edifici cui dedicò parte delle sue sostanze. Si servì sempre di quanto poteva essergli utile ricorrendo anche ai più infamanti mezzi su cui aleggiava la morte, ottimo rimedio per i casi difficili da risolvere legalmente.
Amò il denaro e per questo procurò lo Scisma con la Chiesa di Roma mascherando la rottura con la richiesta di divorzio (rivolta direttamente al Papa e da questi prontamente negata) da Caterina d’Aragona la cui presenza era peccaminosa poiché moglie del defunto fratello e punita da Dio per la vergognosa unione con l’assenza di figli maschi. In realtà le casse dello Stato, dissanguate dalla precedente politica espansionistica e dall’aumento delle tasse, avevano necessità di essere impinguate ed i possedimenti della Chiesa e dei Cattolici erano un bocconcino troppo prelibato perché Enrico VIII , da buon giocatore, non vi ponesse il bramoso occhio. Fu come fu, ogni opposizione venne repressa nel sangue ed un periodo drammatico si aprì sul suolo inglese infangato da torture e condanne a morte per i dissenzienti mentre nel 1536 una Legge del Parlamento permetteva ad Enrico di incamerare i possedimenti dei monasteri con un reddito di Lire 200. Era solo l’inizio di una razzia che si frenò solo quando si vide il fondo della botte.
Intanto l’avidità cresceva e con essa la sua poderosa mole, tormentata da una voracità irrefrenabile che lo condusse all’obesità(la vita misurava ben 137 centimetri) a cui si aggiunse il tormento della gotta non disgiunta dalla sifilide. Una ferita alla coscia, ricevuta in una giostra del 1536, si ulcerò gradualmente portandolo alla morte il 28 gennaio del 1547 nel Palazzo di Whitehall mentre in strada il popolino, forse cantava: ”Re Enrico ottavo a sei mogli fu sposato:una è morta,una superstite, due divorziate, due decapitate.”
Maddalena Rispoli


















