Per Salvatore Giuliano, Gaspare Pisciotta è il fedelissimo, l’amico del cuore, colui sul quale contare in piena fiducia anch’egli di Montelepre. Essi si conoscono fin da bambini ed insieme organizzano i loro giochi, divengono adolescenti e poi giovanissimi subiscono, come tutti, la catastrofe della guerra che Pisciotta affronterà arruolandosi e combattendo; dal conflitto tornerà in Sicilia malato e stringerà i suoi legami con Salvatore di cui in seguito sarà il luogotenente non appena divenuto bandito. Per l’isola il momento è legato ad idee innovative così come propugna il separatismo a cui i due, nel creare la banda, non saranno insensibili; molti sono gli interessi che sconvolgono l’antico assetto sociale non ultimi quelli dei proprietari terrieri che vedono le loro terre in pericola a causa delle montanti idee che vorrebbero una nuova sistemazione per i più deboli, la mafia, cancro serpeggiante da sempre, sembra suggere nuova linfa dall’assetto che tenta di uscire da quel mondo medievale che aveva dominato sui vinti e riunisce il branco sempre pronto ad approfittare per imporre la propria supremazia, le forze dell’ordine si riorganizzano per riprendere la lotta contro la criminalità, i politici emergenti usano il vecchio sistema ricorrendo alla demagogia e accettano tutti gli aiuti ritenuti validi per concretizzare l’idea da attuare. Le tensioni si fanno sempre più pressanti ma, come sovente accade, non tutti sono alfabetizzati dunque in grado di comprendere le sottigliezze di ragionamenti affinati dallo studio e ciò pone il popolo, come sempre, in condizione di netta inferiorità. La Storia ci insegna che l’ignoranza è sempre stata l’arma ad uso dei potenti per sottomettere le masse e ridurle in proprio potere, agli schiavi non era possibile accedere all’alfabetizzazione e ciò ha una sua validità per mantenere l’oppressione, le donne seguivano la stessa sorte e soltanto un minimo numero di esse ebbe accesso al sapere con il risultato che la Storia della Letteratura ci fornisce una galleria di superbi scrittori in numero preponderante e una schiera veramente esigua di letterate. Ciò che ha liberato le menti da secoli di catene è stato proprio l’obbligo scolastico il quale ha permesso a tutti di uscire dalle tenebre dell’ignoranza per entrare nel mondo dell’intendimento e dunque della libertà di scelta per se stessi, dell’analisi dell’accadimento e della valutazione consapevole del fatto stesso. Come sappiamo, Giuliano muore e per Pisciotta c’è la cattura e la traduzione in carcere da dove stupirà tutti con una dichiarazione che contraddice quanto affermato dalle forze dell’ordine e cioè che Giuliano era stato ucciso a Castelvetrano in uno scontro a fuoco nel nome della Legge. Pisciotta garantisce che ciò non era rispondente a verità poiché egli stesso lo aveva ucciso nel sonno e tutto ciò per tornaconto personale a seguito di promesse”fatte dall’alto” secondo le quali il patto prevedeva una piena protezione nei suoi confronti anche in caso di arresto, a ciò aggiunge che i mandanti della strage di Portella della Ginestra erano politici in vista di cui faceva nomi e cognomi, il che condusse ad un processo, però la Corte di Appello di Palermo riconobbe innocenti gli imputati dunque le dichiarazioni di connivenza di Pisciotta caddero nel vuoto e venne condannato all’ergastolo; vistosi solo e abbandonato si dichiarò pronto a confessare tutta la verità su Portella della Ginestra e sul mandante della strage. In cambio libertà per se stesso e per la banda ancora in mano della Giustizia. La sua vita era ormai chiaramente in pericolo, era forse depositario di scomode verità e ciò lo faceva sentire in grande rischio infatti temeva di essere avvelenato cosa che avvenne quando ingerì una medicina che era solito prendere seguita da un caffè. Fu una morte rapida che gli dette solo il tempo di essere condotto nell’infermeria dove con lancinanti dolori addominali concluse la sua vita. Stricnina. Era nato il 5 marzo 1924, moriva il 9 febbraio 1954. La faccenda si chiuse così nel suo mistero poiché la voce di Pisciotta adesso avrebbe taciuto perennemente. Come sempre, la parola mafia aleggiò su tutta questa storia però ieri come oggi, rimase astratta poiché priva di colpevoli da incriminare per gli orrendi misfatti. Quale la verità su tutta questa storia? Certamente non si rispose ieri e ancor oggi non è facile trovare una soluzione a quanto avvenne anche perché si parlò di documentazioni sparite o smarrite come l’autobiografia che Pisciotta avrebbe scritto in carcere. Molti altri interrogativi si pongono e rimangono tali, di sicuro possiamo pensare che essi rimasero coinvolti in giochi più grandi di loro stessi o delle loro possibilità di analisi e forse agirono con una certa ingenuità di valutazione cadendo così come noci a cui si tritura il guscio.

Maddalena Rispoli