La presente in risposta all’articolo pubblicato da Trasporti Italia “Fermo Autotrasporto: Agrillo (Fai Conftrasporto) inutile senza Governo” nel quale il Sig. Agrillo ribatte sulle agitazioni promosse da alcune Associazioni Siciliane.
Benché non direttamente interessati nella polemica riteniamo assai fuori luogo l’arroganza del Vicepresidente vicario di Fai Conftrasporto, che si rivolge alle Associazioni Siciliane definendole di “secondo ordine” ed ai relativi Rappresentanti come “vichinghi del trasporto”.
La strada del dialogo tanto auspicata dal Sig. Agrillo probabilmente dovrebbe intraprendersi già nell’ambito delle rappresentanze di Categoria; a maggior ragione essendo Agrillo rappresentate per la Sicilia ed il Mezzogiorno dovrebbe essere cosciente della gravità in cui versano le aziende di trasporto del meridione.
Dietro la vertenza siciliana non è celato alcun interesse privato, sollecitare lo sblocco dell’Ecobonus riteniamo rappresenti la difesa di un diritto, le “grandi” Associazioni Nazionali dovrebbero considerare anche questa posizione, anziché insistere solo sullo svincolo dei fondi a “loro” dedicati.
I 400 milioni di Euro stanziati quest’anno a favore dell’Autotrasporto, come più volte ribadito, somigliano infatti più ad una misura ad hoc per le rappresentanze sindacali che non un sostegno reale per le imprese del settore, ed i 140 milioni di questi destinati al rimborso autostradale ed i criteri di accesso a tale rimborso, sembrano più un beneficio della “casta” che non dei trasportatori.
Se lo scopo delle Associazioni è la tutela della categoria che rappresentano, non possono esistere certe polemiche, Noi, dal canto nostro, riteniamo di aver fatto sempre l’interesse dei nostri associati.
Se poi la chiave imprenditoriale a cui si fa riferimento è il “magna magna” preferiamo con dignità rimanere Associazioni di “secondo ordine”.
Sarebbe altrettanto auspicabile che personalità come quelle del Sig. Agrillo, limitassero certi sproloqui su fatti, territori e persone che non conosce e per i quali lo stesso è sconosciuto.
Associazione A.I.A.S.
Il Presidente
Giuseppe Richichi

Il rimborso sui pedaggi autostradali potrebbe costituire un valido aiuto per le imprese di autotrasporto, ma solo se le condizioni e le procedure per accedervi non fossero quelle che da anni non fanno arrivare un centesimo nelle tasche delle imprese; infatti non condanniamo il rimborso, ma le modalità di accesso e di erogazione. In fondo all’articolo vi sono le procedure stabilite dal Ministero in scaglioni (più o meno identiche da decenni e caldeggiate dalle associazioni nazionali). Gli autotrasportatori siciliani iniziano a pagare il pedaggio autostradale da Salerno (nel meridione non si paga il pedaggio anche perché le autostrade stanno nelle condizioni che tutti conosciamo) fino a tutto il nord, il cui costo totale è di circa 1.000 euro per un camion di 16 metri, e in 12 mesi 12.000 euro; questa impresa di autotrasporto non potrebbe accedere al rimborso sui pedaggi nemmeno se avesse 16 tir, nemmeno per la percentuale minima del 4,33%. Una impresa di autotrasporto dovrebbe avere un parco veicoli di 416 tir per ottenere la percentuale più alta di rimborso. Nell’Albo degli Autotrasportatori l’85% delle imprese hanno in disponibilità da 1 a 10 camion. Quindi, per ottenere qualcosa, le imprese sono costrette ad associarsi alle grosse cooperative o consorzi del nord che, prima di erogare il rimborso agli autotrasportatori, applicano “commissioni” e “ gestioni” che consentono di trattenere buona parte del rimborso che spetterebbe all’impresa di autotrasporto. Il beneficio è quindi tale per queste cooperative e consorzi, ma non per gli autotrasportatori. Abbiamo più volte ribadito nei tavoli ministeriali che questo sistema deve essere fermato, che le risorse devono essere accessibili direttamente dagli autotrasportatori senza che siano costretti a passare dalle forche gaudine di cooperative e consorzi o, in alternativa, finalizzare le risorse disponibili per la categoria studiando un sistema di incentivi per il trasporto via mare o via ferro tali da non venire classificati aiuti di Stato, per non scontrarsi con le norme comunitarie.


Salvatore Bella

Ecco i nuovi scaglioni, con le relative percentuali di sconto, in base al fatturato annuo:
da 200mila a 400mila euro: 4,33%

da 400.001 a 1.200.000 euro: 6,50%

da 1.200.001 a 2.500.000 euro: 8,67%

da 2.500.001 a 5.000.000 euro: 10,83%

oltre 5.000.000 euro: 13%