Ha suscitato molte polemiche e molti timori la proclamazione del nostro fermo: tutto ciò ci dispiace, ma siamo stati costretti, considerato che le associazioni nazionali si sono fatte comprare con 400 milioni di euro per rimanere inermi davanti alla morìa di imprese, hanno siglato la pace sociale, dicono loro, ma noi diciamo che hanno siglato la morte dell’autotrasporto. Il Sig. Uggè si è vantato molte volte di avere il merito di non far proclamare fermi alla categoria, di essere in grado di tenere buone le imprese; noi invece diciamo che egli ha distrutto l’autotrasporto italiano con le sue politiche ottuse e cieche perché non in grado di percepire le vere problematiche dell’autotrasporto, figuriamoci risolverle. Il suo unico interesse è stato, di anno in anno, solo ed esclusivamente il rimborso dei pedaggi autostradali, non evidenziando in nessuna occasione i problemi degli autotrasportatori siciliani, della filiera agroalimentare e dei traghetti, nonostante più volte gli siano stati suggeriti da noi, le associazioni che chiama “di secondo livello”: certamente non godiamo delle alte protezioni di cui gode lui, né disponiamo delle ingenti somme di denaro di cui dispone per pagare pagine di giornali, televisioni, radio e fastosi convegni. A chi (siciliano pure, che vergogna!)invece ci accusa di volere sanare i nostri bilanci con l’eco-bonus vorrei invitarlo a leggersi tutti i verbali depositati presso l’Assessorato Regionale Trasporti (se sa dove si trova) in cui si evincono quali sono le problematiche e quali le soluzioni proposte e, magari, passare qualche giorno in Sicilia anziché in Veneto. Al suo collega che ci accusa di “subdolo interesse politico, se non eversivo” in quanto “non abbiamo un governo e il Presidente della Repubblica è dimissionario”, ci potrebbe spiegare perché il Ministro Passera vi ha firmato lo sblocco dei 400 milioni di euro mentre a noi non danno spiegazioni e non si interessano sulle sorti dell’eco-bonus 2010? E perché il Ministro Passera non interviene in merito al continuo aumento del costo del traghetto Messina – V.S. Giovanni che, ad oggi, per soli 3 km costa 300 euro? Ah già, come ha detto il “pragmatico”, perché siamo associazioni di secondo livello…
Salvatore Bella
Franco Pensiero, presidente dell’associazione degli autotrasportatori TrasportoUnito, non ha usato mezzi termini per spiegare le prossime manifestazioni che verranno messe in atto: “A fine maggio assedieremo Roma! Siccome sappiamo che non ci faranno entrare in città con i camion, bloccheremo tutto il Grande Raccordo Anulare con 10mila veicoli che continueranno a girare fino a quando avranno gasolio”.
Il presidente di TrasportoUnito ha aggiunto: “Pensiamo noi a mandare a casa questa classe politica che dal 1994 a oggi si è disinteressata dell’autotrasporto”. Il riferimento temporale non è casuale, perché proprio a metà anni Novanta è partita la liberalizzazione del trasporto su stradaimposta da Bruxelles che, secondo TrasportoUnito, ha segnato l’inizio di tutti i mali. “L’autotrasporto italiano non esiste più, è destinato all’estinzione.
Fra dieci anni tutte le aziende operanti in Italia saranno straniere, soprattutto dell’Est Europa”, ha sottolineato il segretario dell’associazione Maurizio Longo. “L’Unione Europea ha aperto ai conducenti stranieri con il risultato che oggi le aziende fanno guidare i camion da autisti che prendono lo stesso stipendio, ma ai quali vengono versati i contributi nei Paesi di provenienza con risparmi che superano in molti casi anche il trenta percento. Senza considerare la totale mancanza di controlli sui viaggi dei camion stranieri che dovrebbero rispettare regole precise e puntualmente disattese”.
Il presidente Pensiero sottolinea che i 400 milioni di euro (cui vanno aggiunti altri 70 milioni ogni anno) garantiti all’autotrasporto servono solo a mantenere la pace sociale, ma non risolvono i problemi in maniera strutturale: “Noi non vogliamo quei soldi ma chiediamo solo due cose: pagamento a trenta giorni e rispetto dei costi minimi della sicurezza”. Per TrasportoUnito, la risposta più importante e coraggiosa per salvare l’autotrasporto italiano è “l’uscita dall’Europa che, con una liberalizzazione a tavolino, ha creato i presupposti per il tracollo in atto”.
L’associazione di categoria ha presentato un dossier sull’autotrasporto con dei numeri allarmanti: 5000 imprese chiuse negli ultimi sei mesi del 2012 (di cui 2200 in procedura fallimentare), 80mila dipendenti a rischio disoccupazione nel 2013, il 70% delle imprese con un monte debiti che conduce inevitabilmente al fallimento e il 21% dei traffici ormai “conquistati” da aziende dell’est europeo.
Secondo Trasporto unito, la sicurezza sulle strade italiane non esiste più: 32mila mezzi pesanti viaggiano in Italia senza copertura assicurativa Rca, 12mila veicoli industriali sono custoditi in depositi giudiziari, 18mila i veicoli abbandonati dalle aziende cannibalizzati per recuperare pezzi di ricambio. E poi: il 27% dei veicoli pesanti non è in regola, il 14% viaggia senza alcun rispetto dei tempi di guida e di sosta, il 7% non è in regola con le revisioni, il 5% viaggia in sovraccarico. Mediamente ogni giorno almeno due camion sulle strade italiane finiscono “fuori controllo” o si ribaltano.

















