Istigazione di militari a disobbedire alla legge. E’ la fattispecie penale che diverse Procure in Italia, tra cui quella di Genova, hanno iscritto nel fascicolo aperto per il leader del Movimento cinque stelle, Beppe Grillo. L’accusa nasce da un esposto del coordinatore dei giovani del Pd, il ragusano (ma catanese d’adozione) Fausto Raciti, e riporta al documento che l’ex comico aveva scritto il 10 dicembre, salutando il gesto compiuto da alcuni agenti di guardia di finanza e polizia durante le manifestazioni dei Forconi a Torino, Genova e Milano.
Alcuni di loro “si sono tolti il casco, si sono fatti riconoscere, hanno guardato negli occhi i loro fratelli. E’ stato un grande gesto e spero che per loro non vi siano conseguenze disciplinari. Vi chiedo di non proteggere più questa classe politica che ha portato l’Italia allo sfacelo”, aveva scritto Grillo. Un testo riportato da Raciti in un esposto.
“Spero in un decreto svuota-carceri, in modo che la mia preoccupazione diventi più sostenibile”, replica scherzando il leader del M5s. Una denuncia simile a quella di Raciti è stata consegnata ai carabinieri di Mosciano (Teramo), primo firmatario Mirko Rossi. “Non lo abbiamo mai ritenuto un attacco al Movimento 5 stelle, ma specie da un partito che ha raccolto nove milioni di voti ci si aspetta maggiore responsabilità e non istigazione specie in un momento caldo quale era quello della protesta dei Forconi”, dice Rossi. “E’ un testo di dieci pagine simile a quello presentato dall’onorevole Raciti del Pd. Noi crediamo che le forze dell’ordine debbano adempire ai loro doveri, ed è inaccettabile buttare benzina sul fuoco”. I denuncianti di Mosciano non hanno ancora ricevuto nessun incartamento da parte del tribunale di Teramo.
Intanto la Procura di Torino ha chiesto di condannare a nove mesi di reclusione Grillo per la violazione dei sigilli di una baita, nel dicembre 2010, diventata simbolo del movimento No Tav. Il leader del M5s, nonostante l’avvertimento di un carabiniere, superò la soglia e poi uscì mimando il gesto delle manette. Da quel momento ha dovuto affrontare un iter giudiziario che ha spesso citato nei suoi comizi in piazza, ironizzando sull’accanimento nei suoi confronti (con dispendio di soldi e avvocati) per un episodio da lui ritenuto insignificante. “Confido nella giustizia – spiega in un video all’interno del suo blog – Sono calmo, sono sereno. Sono molto sereno. Non ho grossi problemi. Il pm ha chiesto nove mesi di reclusione perché io avrei rotto un sigillo ‘già portato via dal vento’, come scritto nella notifica. Era un sigillo che non c’era, un sigillo ‘inconsapevole’. Mi hanno invitato in una baita dove mangiavano della polenta e io sono andato a mangiare la polentina. Però io sono tranquillo: nove mesi passano presto”.
Fausto Raciti, attuale parlamentare nazionale del Partito Democratico, milita da anni nel movimento catanese ed è il candidato di riferimento di cuperliani e dei renziani siciliani alla segreteria regionale del Pd che sarà rinnovata a breve.


















