papa-francesco-udienza-generaleSono fermamente convinto che nella scelta di un nuovo Papa ci sia sempre l’invisibile mano di Dio che illumina attraverso lo Spirito Santo le menti dei Cardinali-Elettori affinchè sulla cattedra di Pietro possa sedere l’uomo giusto al momento giusto capace di guidare la Chiesa con saggezza e con la necessaria competenza..
Così è stato per Paolo VI come per Papa Giovanni Paolo II , non a caso entrambi Beati,   il primo la persona coraggiosa nell’apertura  della Chiesa al mondo ed alle altre religioni ed il secondo l’uomo dell’Est europeo , del disgelo che ha determinato l’abbattimento del muro di Berlino e la fine del marxismo per passare alla impronta teologica dell’attuale Papa Emerito che,  attraverso la sua rinuncia, ha accelerato  i tempi perché potesse essere scelto un nuovo Papa cui affidare l’immane compito di “ rivoluzionare” la Chiesa in questo particolare momento in cui nel mondo globalizzato sussistono tanti grossi nodi da sciogliere con ogni urgenza adoperando la dovuta cautela per far si che ogni  decisione, a motivo  della sua intrinseca delicatezza, venga presa nel tempo più breve possibile dopo averla preventivamente soppesata e valutata.
Per affrontare problemi di siffatta dimensione credo che non poteva esser fatta scelta migliore considerato che l’attuale Papa già sin dal suo insediamento, attraverso la scelta del nome del Poverello d’Assisi, ha dimostrato  di possedere quella chiarezza d’idee e  quella determinazione che sono le doti indispensabili per realizzare il necessario cambiamento della Chiesa richiesto da un mondo che si evolve continuamente e che va sempre più frequentemente alla ricerca di  un edonismo spesso deleterio se non addirittura perverso.
Ed è a tutti noto come le problematiche che richiedono immediati interventi dal Papa argentino siano molteplici ed interessino molti campi dalla mancanza di vocazioni  ovunque diffusa al ruolo da assegnare alle donne all’interno delle parrocchie compresi il diaconato e/o il sacerdozio richiesti da qualche frangia di fedeli se non addirittura da qualche ecclesiastico,  al matrimonio dei preti, alla somministrazione dei sacramenti ai divorziati, alle  tematiche concernenti le coppie di fatto e/o dei  gay, al riordino della curia romana, alla rivisitazione e  utilizzazione della banca vaticana più consona allo spirito di povertà cristiana cui deve uniformarsi il ministero cattolico ed infine alla guida collegiale del magistero papale e quant’altro.
Sono questi problemi di altissimo spessore ai quali la Chiesa cattolica deve dare con ogni urgenza risposte adeguate se vuole camminare al passo dei tempi in un mondo nel quale sono caduti molti tabù e si assiste  quasi quotidianamente alla perdita dei  bei valori che per tanto tempo hanno fatto si che ogni società si evolvesse e progredisse sempre più.
Ed  per la soluzione ,totale o parziale, di tali importanti tematiche penso che Papa Francesco sia la persona più adatta vuoi per la sua profonda conoscenza teologica trattandosi di un gesuita vuoi per la diretta conoscenza della realtà umana e sociale dei popoli derivante dalla esperienza acquisita in tanti anni di contatti avuti con i poveri ed i diseredati dell’Argentina.
A ciò aggiungasi la sua brillante comunicatività con le masse che lo adorano sempre più sia per il suo sorriso bonario che per la semplicità del linguaggio e la sua forte determinazione di voler ricondurre la Chiesa allo spirito evangelico ed alla povertà conclamata da Cristo dimostrando in proposito una forza di carattere veramente non comune.
Per fare quanto sopra è innegabile che il Papa deve percorrere un cammino irto di difficoltà di ogni genere anche all’interno della stessa gerarchia ecclesiastica e che quindi ha tutta una strada in salita che richiederà notevoli sforzi teologici ed operativi per i quali si appalesa necessaria la collaborazione degli alti prelati della Chiesa che, all’atto della sua nomina,non hanno fatto mistero alcuno nel pretendere una più loro compartecipazione,attraverso meccanismi collegiali,nell’attività decisionale del  magistero episcopale.
E’ questa una sfida che il nuovo papa ha raccolto e che adesso è chiamato a dare le giuste risposte alle tematiche su menzionate la cui soluzione viene attesa da un mondo globalizzato e sempre più laicizzato con l’augurio che possa riuscirvi non nascondendosi che il suo è un cammino  tanto impervio  al punto  da far intitolare recentemente allo scrittore Marco Politi  un suo libro sul pontefice così testualmente:  “Francesco tra i lupi”.
S. Curcio