CARUSO 1Nuova iniziativa culturale dell’Unitre di Canicattì. Mercoledì 26 novembre, alle ore 16,30, a Palazzo Stella di via Cavallotti, sarà presentato il volume “Li joca… Li cunti… Li puisii” della socia dell’Unitre Benedetta Caruso.

Dopo i saluti del presidente dell’UNITRE prof. Gaetano Augello, del sindaco di Canicattì rag. Vincenzo Corbo e dell’assessore alla Cultura dottoressa Cecilia Acquisto, il libro sarà presentato dal prof. Giuseppe Lauricella. L’autrice del volume, Benedetta Caruso, concluderà la manifestazione.


Questa la prefazione del volume scritta dal preside professor Gaetano Augello.

 

          P R E F A Z I O N E

Da sempre appassionata della storia e delle tradizioni locali, Benedetta Caruso regala oggi alla sua Canicattì, e non solo, una interessante rivisitazione di un aspetto, particolare ma non piccolo, di un mondo ormai, ahimè, definitivamente scomparso: il mondo dei giochi e le precipue forme di aggregazione ad essi collegate.

Come appare evidente dal titolo Li ioca… li cunti… li puisii, l’opera è suddivisa in tre parti che contribuiscono alla visualizzazione di un caleidoscopio di vita assai interessante: il tutto presentato attraverso l’uso sapiente e puntuale del dialetto canicattinese.

Nella prima parte l’autrice offre una raccolta particolarmente ricca dei giochi più divertenti che aiutavano i ragazzi a trascorrere in sana allegria tanti momenti della giornata. Erano divertimenti semplici e di nessun costo, dal momento che venivano realizzati con materiale semplice all’interno di ogni famiglia. Tra i più divertenti ricordiamo: la ‘nzipita, la tuertula, li pallunedda di sapuni, li quattru cantunera, lu cumiddiuni, la cazzicatummula.

Questi giochi avevano come scenario la vanedda o, ancora più spesso, lu curtigliu su cui si affacciavano le massaie per controllare i loro bambini e, nel tardo pomeriggio, anche i papà, al rientro dai campi dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro.

Una vita completamente lontana, e non solo cronologicamente, da quella di oggi. Si era allora tutti amici, la strada ed il cortile univano in un solo contesto le varie abitazioni che vi si affacciavano.

Ovviamente non vogliamo affermare che allora era tutto un mondo di armonia e di fraterna convivenza, mentre la società di oggi sarebbe alienante e frustrante. Nulla di tutto questo: ogni momento storico racchiude bellezze e bruttezze e la società deve necessariamente progredire ed affrontare situazioni e problematiche diverse. Piace tuttavia riandare al tempo passato e ricordare i momenti sereni di un tempo che fu: ai nostri figli ed ai nostri nipoti, che di quel mondo non possono ovviamente avere alcun ricordo, non dispiacerà sentir narrare dei tempi andati che possono offrire, anche a loro, riflessioni e suggerimenti.

Nella seconda parte del libro, Benedetta Caruso ci delizia con alcune poesie, scelte tra le tante che hanno costellato e accompagnato la sua crescita interiore: umana ed artistica. In La Maestra si esterna la grande fiducia, l’ammirazione e la devozione – in toni tuttavia familiari – verso la propria insegnante vista – così come accaduto per ognuno di noi – come massima espressione della saggezza e della bontà. La poetessa, alla fine, si scusa con la sua maestra che osa chiamare confidenzialmente Dedè: non sfrontata irriverenza ma vicinanza e perfino complicità, così come accade con la propria mamma.

Non poteva mancare nella nostra autrice il tema dell’amore: presente con la sua forza in tutti i momenti della vita e sapientemente coccolato con varie tonalità nel variare delle stagioni; rievocato dal succedersi misterioso delle costellazioni e legato, con carezzevoli desideri, alla caduta delle stelle.

Particolarmente toccante una lirica dedicata alle vittime – quasi tutte senza nome – dell’immane tragedia svoltasi il 3 ottobre del 2013 al largo dell’isola di Lampedusa. Lacrime di sangue accompagnano, in una struggente nenia, i cadaveri inghiottiti dal nostro mare sporco di vergogna pur se incolpevole. La poetessa invita proprio il mare azzurro a confortare e custodire gli sventurati naufraghi:

 

                                 Tu mari azzurru annacali,

                   canta ‘na ninna nanna, cuemu si durmissiru…

 

Nella terza ed ultima parte la scrittrice, attraverso racconti e riflessioni, descrive fatti e personaggi che caratterizzavano in maniera assai efficace la vita quotidiana nei borghi contadini della Sicilia ancestrale. Nun vuegliu sapiri nenti, per la particolare ampiezza, assume il rilievo di un romanzo vero e proprio. La Nuvena di Natali rievoca con singolare dolcezza i riti del periodo natalizio che avevano come sfondo le viuzze della città ed in particolare i sinuosi cortili: ognuno aveva un suo compito; la preparazione del presepio era un fatto corale della comunità.

A conclusione della raccolta Benedetta Caruso ci regala ancora una lirica davvero straordinaria: La scuntintizza di lu scogliu.

Davvero immaginifica l’idea ispiratrice. A raffigurare con rara efficacia l’incontentabilità dell’animo umano – tema ricorrente nella poesia di tutti i tempi – è stavolta parte della natura inanimata. Uno scoglio abbuttatu (un termine più canicattinese di questo sarebbe davvero difficile da trovare!) di stari ‘n miezzu all’acqua chiede a Dio di potersi trasferire tanticchia ni l’asciuttu. Si chiede per espiare quale recondita colpa sia stato abbandonato in mezzo al mare e sempre sbattuto dal vento. Il Padreterno fa di tutto per convincere lo scoglio della particolare posizione di privilegio in cui è stato collocato: il primo a godere dei cambiamenti climatici, a rallegrarsi del sorgere e del tramontare del sole, del luccichio delle stelle, lontano dai rumori delle città ed oggetto di ammirazione per i visitatori: “Io penso di aver fatto le cose a modo, mettendo tutte le cose e ciascun uomo al posto giusto…”.

 

Iu criavu tuttu chissu, ma chi ti puezzu diri…

Nun era certu mia ‘ntenzioni pinsarivi ‘ngustiati,

ma anchi vuantri nun mi fustivu d’aiutu,

sempri a circari chiddu d’antru aviri

e ma’ pinsari di campari accuntintati.

 

L’itinerario poetico e narrativo di Benedetta Caruso con questa pubblicazione raggiunge un prestigioso traguardo ma – ne siamo sicuri – ella ben presto ci farà ancora ascoltare i dolci ritmi delle sue liriche e continuerà ad affascinarci con le sue nostalgiche e struggenti narrazioni di un mondo che si allontana sempre più nel nostro ricordo, alimentando tuttavia ancora oggi suadenti e fascinose sensazioni.

 

                                                                      GAETANO AUGELLO