Canicattì ha importanti margini di vantaggio nei confronti di tutti gli altri paese della provincia, vantaggio dovuto ad una popolazione più giovane che negli altri paesi, conseguenza del benessere economico degli anni 80/90 che ha consentito di frenare l’emorragia migratoria delle nuove generazioni. Vi è una classe imprenditoriale importante ancora presente ed attiva. Un patrimonio immobiliare pro capite di grande interesse. Delle capacità imprenditoriali fuori dal comune. Una posizione geografica che ci consente di essere punto di riferimento di più province. Se su questi punti fermi ci si concentra per fare ripartire questo nostro paese, si hanno concrete possibilità che la ripresa possa avvenire.
Dobbiamo lottare con fermezza stupide forme di competizione non basata su sani principi, ma su mere invide, sterili antipatie che non possono condurre a nulla.
Diamo prova di vero amore nei confronti di questa città, lasciamo perdere le tradizionali campagne elettorali porta a porta come farebbe babbo natale. Non alimentiamo illusioni, non alimentiamo false speranze. Apriamoci alla città, raccontiamo la città secondo noi, facciamo conoscere la nostra visione di questa città, facciamo conoscere la nostra preparazione, la nostra conoscenza dei reali problemi e le nostre proposte di soluzione.
Lasciamo perdere i tatticismi, la città è morente e non si gioca al capezzale di un morente.
Organizziamo una grande chèrmes dove tutti i candidati sindaco, aspiranti e sostenitori, si possono confrontare , discutere, sfidarsi davanti all’intera popolazione. Diamo la parola al popolo, alla gente, ai cittadini. Non isoliamoli in gruppetti elettoralmente gestibili.
Mi piace immaginare una cittadina in fermento, con chi fa a gara a proporre le idee più originali , le soluzioni più percorribili, i percorsi culturali più interessanti, la rivisitazione della città più realizzabile, le intelligenze più spendibili, le capacità più dimostrabili, le risorse umane più capaci.
Dobbiamo guardare a chi meglio di noi è riuscito a realizzare, gestire, costruire cose importanti. Dobbiamo interfacciarci con altre realtà, dobbiamo confrontarci con chi è riuscito ad ottenere importanti risultati, con chi ha raggiunto importanti traguardi.
Dobbiamo puntare all’ottimizzazione della spesa, al giusto utilizzo delle risorse umane, isolando i fancazzisti che fanno pagare a questa nostra collettività un prezzo altissimo.
Bisogna riuscire a fare bene con tre persone quello che facciamo male con dieci. Bisogna riscoprire l’orgoglio di riportare la città alla sua naturale competitività. Bisogna sradicare comportamenti inopportuni, incivili, cattive abitudini cristallizzate nel nostro modo di vivere la città. Guardare ai paesi più avanzati e copiarli, imitarli, emularli.
Solo così facendo verranno isolati coloro i quali vedono nella poltrona di primo cittadino solo una loro realizzazione personale, interessi che nulla hanno a che fare con la rinascita di questo paese, megalomane velleità che gli impediscono loro di capire il danno che potrebbero arrecare.
Questo popolo cosi diviso in fazioni, mosso e gestito da antipatie o simpatie personali rischia di pagare un prezzo altissimo. Scontriamoci sulle idee, sulle intuizioni, sui progetti, sulle soluzioni. Solo se si porta la discussione politica su questi temi, si potranno smascherare i tarocchi, altrimenti quel vantaggio di cui sopra diventa il luogo da dove vedremo gli altri sorpassarci.
Cesare Sciabarrà


















