Riceviamo da Campobello di Licata e pubblichiamo
Comunicato stampa n.1
Anche a Campobello di Licata il partito democratico perde delle componenti. Con una lettera, densa di contenuti e di passione, indirizzata al segretario del Partito Democratico e a tutte le compagne e compagni del partito arrivano le dimissioni dagli organi direttivi e dal partito dell’ing. Carmelo Mulè, infatti, si legge in una nota “In questi ultimi mesi la convivenza all’interno del partito è stata certamente difficile. Lo scontro tra diverse visioni di come gestire un partito e come questo si debba raffrontare con i nostri cittadini e con l’amministrazione attiva orami era diventato insostenibile. Militare in un partito di governo non significa divenirne “servi sciocchi”. Ed ancora si legge “il nostro partito avrebbe potuto aggregare gruppi di uomini e donne che si erano avvicinati alle nostre posizioni, ma si fece la scelta di non fare crescere il nostro partito dal suo interno ma anzi creare le condizioni per un suo progressivo indebolimento, cercando, al contrario, un consenso esterno personalistico ed autoreferenziale per soddisfare le smisurate ambizioni di qualcuno”.
Nella stessa nota si fa riferimento alla volontà di non generare nessun confronto interno che potesse portare alla celebrazione delle primarie anche per le prossime amministrative, infatti si legge “Atteggiamento di chiusura che è continuato anche in occasione delle scelte per la prossima campagna amministrativa tacitando ogni possibile dibattito interno, chiudendo di fatto la porta a quel confronto democratico che era nel DNA del Partito Democratico”. Ed infine si prendono le distanze dalla politica nazionale “A tutto questo si aggiunge un partito che a tutti i livelli provinciale, regionale e nazionale ha perso gli “spazi di vita democratica interna”, un partito che ha tradito quel manifesto dei valori sul quale si è fondato, un partito al governo del paese che in questi anni di renzismo ha ridotto i diritti che erano stati conquistati in tanti anni grazie alle lotte di uomini e donne che credevano in degli ideali, basti pensare alle riforma dell’articolo 18 e al “Jobs Act”, per non parlare della riforma sulla scuola, la tanto decantata “Buona Scuola” e la riforma elettorale. Non è bastata la lezione ricevuta con la schiacciante sconfitta al Referendum del 4 dicembre e si è continuato imbastendo un congresso farsa che ha dilaniato il partito e portato alla rielezione del segretario uscente. Queste in estrema sintesi le ragioni che oggi, con sofferenza, mi inducono a lasciare il partito e dimettermi dagli organi direttivi. Questo non è più il partito a cui ho aderito con passione e disinteresse, questa non la sento più la mia casa”.
A queste si uniscono le dimissioni dal partito di Luigi Martorana che manifesta una netta presa di distanze dall’operato del partito e dal rapporto che in questi anni ha intrattenuto con l’amministrazione, si legge nella sua nota che “In questi anni con amarezza ho constatato che in nessuna occasione il partito ed in particolare il suo maggior rappresentante si è fatto portavoce delle istanze e delle esigenze di rappresentatività che emergevano dentro al suo interno e tra le sue diverse sensibilità” ricordiamo che Luigi Martorana è stato il primo dei non eletti della lista del Partito Democratico nelle ultime consultazioni amministrative. Continua dicendo “Risulta difficile stare ancora in un partito che non riesce ad essere più luogo di confronto e di crescita umana,
culturale e politica, per non parlare dell’assoluta assenza di iniziative nel territorio volte a generare fermento ed aggregazione, ne è la riprova la scarsa partecipazione alle primarie mai così bassa da quando si svolgono presso questo circolo, soprattutto per un partito che si appresta ad affrontare una impegnativa campagna elettorale”, ed ancora si legge, “A tutto questo si aggiunge un partito che a vari livelli ormai non rappresenta più i bisogni degli ultimi, di quelle classi sociali sempre più in difficoltà e che con le riforme degli ultimi anni ha sempre più impoverito di risorse e di diritti, cosa che risulta inaccettabile per chi come me proviene da una famiglia con una solida tradizione politica attenta a quei valori che l’attuale Partito Democratico non incarna più”.
“Oggi le attività che operano nel comparto agricolo sono rimaste ai margini, non si parla più di sviluppo del territorio e di investimenti nello stesso, nessuna iniziativa volta a stimolare giovani ed imprenditori ad investire nel territorio promuovendo le politiche di investimento comunitario.”
“Questa vasta platea uomini e donne necessita di qualche riferimento ed io voglio esserlo nel prossimo futuro”
Questi e altri sono i motivi ci spingono ad uscire dal Partito Democratico, sicuri di intraprendere percorsi politici più aderenti a quei valori in cui ci riconosciamo.
Se questo è l’inizio, la prossima campagna elettorale, ormai alle porte, sarà molto interessante e densa di sorprese.
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