Ad una settimana dal voto per le amministrative di Canicattì, ci poniamo una domanda: perché Ettore Di Ventura è stato sconfitto? Il Sindaco uscente ha commesso solo un errore, grave: non aver comunicato ai cittadini il disastro economico ereditato. L’Assessore al Bilancio, Tommaso Vergopia, dopo un anno intenso di lavoro, nel 2017, giunse al dunque sulla situazione finanziaria di Canicattì: VENTOTTO MILIONI DI EURO DI DEBITI! una cifra che fece impallidire me, figlio della signora Lira, che tradotta in tal moneta equivaleva a 56 miliardi di Lire, più o meno. La mia immediata reazione fu, in quella drammatica seduta di Giunta Comunale, la seguente: facciamo edotta la cittadinanza di questa grave situazione finanziaria, almeno sappia in quali acque difficili e agitate noi dobbiamo far navigare la povera barca canicattinese, cercando, in tutti i modi, di evitare l’affondo.
Più di una volta, cercai di convincere il Sindaco Di Ventura ad andare nelle TV locali, al fine di comunicare il disavanzo, per evitare di accollarsi una responsabilità di cui non aveva alcuna responsabilità morale e politica. Eppure, il Sindaco, inspiegabilmente, mi rispose che bisognava evitare qualsiasi forma di allarmismo e di operare alacremente per il risanamento, con spirito di dedizione e di impegno. E noi siamo convinti che il Sindaco Di Ventura abbia operato per salvaguardare la finanza disastrata ereditata del Comune di Canicattì, senza nulla tralasciare. Ha lavorato in silenzio, cercando tutto quanto fosse possibile per salvare Canicattì da un fallimento, subendo anche mortificazioni: un operatore dell’ambiente, esasperato, per il ritardo di pagamento, mandò a quel paese, con gravi epiteti, lui Avvocato e Sindaco e me Docente universitario e Assessore.
L’avv. Di Ventura è stato un Sindaco non facile nella comunicazione mediatica, tuttavia ha lavorato nel silenzio, senza cercare applausi, fino a tarda sera. Non posso dimenticare le sue telefonate alle 23,30 per ricordarmi gli impegni principali da assumere l’indomani secondo la scaletta dei lavori di Giunta.
Il suo prolungato silenzio (almeno fino a quando ero nella sua Giunta) gli è costato molto: non ha consentito ai cittadini di conoscere la difficile situazione finanziaria in cui s’era costretti ad operare, facendo sì, indirettamente, nell’immaginario collettivo, che venisse additato comeincapace a dare risposte adeguate, mentre lavorava, come il capitano di una nave, per evitare la deriva di un disastro ereditato.
VENTOTTO MILIONI DI EURO non sono caramelle, che in questi ultimi anni, dalle notizie in nostro possesso, sembra che siano arrivati a 33 o 34 milioni. Un milione in più o in meno, a questo punto, non fa alcuna differenza: annegare nelle acque profonde di 500 mt o di 600 mt nulla cambia, a pensare che al tempo del Sindaco Cammalleri il Comune aveva
un attivo di 5 miliardi di lire!!! Un tale in questi giorni ebbe a dirmi «il debito può arrivare anche a 100 milioni di euro. Tanto io non ho nulla e nulla pago». No, mio caro signore, lei pagherà, eccome. Ci sono tanti modi: l’auto costretta a rompere la sospensione per le buche nelle strade, le malattie dovute a scarsa igiene pubblica, il mal funzionamento delle scuole, le attese nei servizi comunali per mancanza di personale adeguato, l’impossibilità a partecipare ai bandi che richiedono una quota comunale, la fine delle manifestazioni culturali che creano vitalità… Il debito, cari
cittadini, lo pagheremo noi. Mettiamocelo in testa.
A volte, conoscere la verità equivale a bere una medicina amara, e noi sappiamo quanto sia disgustosa, ma sapere la condizione è un diritto sacrosanto. E lo dicevo, io: stiamo cercando di farci carico di responsabilità che non sono nostre e, probabilmente, stiamo santificando altri, i veri responsabili, che si presentano come ragazzi di Prima Comunione.
Enzo Di Natali


















