Con un ennesimo blitz durante le vacanze natalizie, con un nuovo decreto del 7 gennaio l’Assessore regionale alle Risorse Agricole D’Antrassi ha riaperto la caccia nei Pantani della Sicilia Sud Orientale, Zona di Protezione Speciale istituita dall’Unione Europea ed in questi mesi stazione di sosta di centinaia di rari Fenicotteri e Morette tabaccate oltre che di migliaia di uccelli acquatici. Nonostante tre Ordinanze del TAR Palermo e del Consiglio di Giustizia Amministrativa sulla chiusura della caccia nei Siti Natura 2000, nonostante un ricorso gerarchico vinto da Legambiente per il mantenimento del divieto di caccia, nonostante il parere contrario dell’ISPRA- Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente, la caccia è stata riaperta calpestando procedure, sentenze e pareri scientifici.
“Si tratta di una vergogna a livello internazionale e siamo certi che prima o poi l’Unione Europea presenterà il conto alla Regione Siciliana. Non ci meraviglia ormai l’operato dell’Assessore D’Antrassi che aveva già aperto la caccia il 19 novembre, poi chiusa il 20. E’ il peggiore Assessore all’Agricoltura che si sia mai visto – dichiara Angelo Dimarca, responsabile Conservazione Natura di Legambiente Sicilia –. Siamo davanti ad un provvedimento aberrante con cui si disconoscono i Piani di Azione Nazionali per la conservazione delle specie rare di uccelli presenti nei Pantani (Moretta Tabaccata, Pollo Sultano, Anatra Marmorizzata, Chiurlottello), i pareri contrari dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente, i pareri contrari delle stesse Ripartizioni Faunistico Venatorie di Siracusa e Ragusa. Ma lo sconcerto viene ora dall’operato dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente dove un semplice dirigente di servizio, smentendo atti ed impegni dell’assessore Sparma e del Dirigente generale Gelardi, ha dato un suo personale parere per la riapertura della caccia, smentendo la linea dell’Assessorato che è invece tenuto ad istituire la riserva naturale”.
“L’assessore D’Antrassi farebbe bene a ritirare subito in autotutela questo provvedimento che risponde solo a logiche politico clientelari – dichiara Mimmo Fontana, Presidente Regionale di Legambiente Sicilia –. Da parte nostra insieme all’Associazione MAN abbiamo presentato un ulteriore ricorso al TAR chiedendo un provvedimento d’urgenza. Ma ci aspettiamo subito un atto chiaro ed univoco dall’assessore Sparma per annullare il parere favorevole dei suoi uffici, che squalifica la Sicilia dinnanzi all’Europa, e per dare un segnale chiaro per la immediata istituzione della riserva naturale prevista anche nei Piani di Azione del Ministero dell’Ambiente”
Legambiente sta predisponendo un dossier su questa scandalosa vicenda per chiedere all’Unione Europea di sanzionare la Regione Siciliana bloccando il trasferimento dei fondi comunitari del PO FESR e del PSR in materia di biodiversità ed aree naturali protette fino a quando non verrà garantito il rispetto di elementari criteri tecnico-scientifici in materia di conservazione della fauna e l’applicazione dei principi delle Direttive Comunitarie.
Una decisione gravissima, uno sfregio alla natura. La Regione Siciliana ha riaperto l’attività venatoria fino al 19 gennaio ai Pantani della Sicilia Sud Orientale, nonostante la presenza di specie protette di grandissima importanza come la moretta tabaccata, la gru, la casarca e un’altra settantina di specie. A denunciarlo è la LIPU-BirdLife Italia, che definisce un’assurdità il provvedimento dell’Assessorato regionale all’agricoltura per un’area che è Zona di Protezione Speciale ai sensi delle direttive comunitarie per la presenza straordinaria di specie di uccelli. Un sito che da tempo la stessa Regione ha già dichiarato di voler trasformare in riserva naturale, ma che ancora non si decide a fare nonostante l’obbligo di legge che le deriva dal Piano Regionale Parchi e Riserve Naturali approvato nell’ormai lontano 1991.
“Un gran brutto segnale dalla Regione Sicilia – dichiara Fulvio Mamone Capria, vicepresidente LIPU – Un episodio preoccupante che molto ci dice di quanto il potere politico sia succube della lobby venatoria”.
Solo pochi giorni fa un censimento effettuato dai volontari della LIPU e di EBN Italia aveva evidenziato la presenza di 70 specie diverse tra cui anatre, aironi, fenicotteri, rapaci, limicoli e passeriformi, un nucleo di nove Gru (al pantano Longarini), numerose morette tabaccate e le rarissime Casarche, anatre dalla bellissima livrea color arancio. Per non parlare del gruppo di 600 fenicotteri che di recente aveva colonizzato l’area per nidificarvi, ma che poi sono fuggiti a causa della riapertura della caccia, poi chiusa grazie al parere contrario dell’Ispra.
“I dati dei censimenti effettuati quest’anno evidenziano che con la chiusura della caccia queste aree si ripopolano di specie. Si tratta di siti di straordinaria importanza per gli uccelli acquatici, come anche ha confermato il parere ufficiale dell’ISPRA. In queste zone – conclude Celada – cacciare rappresenta, senza mezzi termini, un vero sfregio a un patrimonio, quello degli uccelli migratori, che è di tutta la comunità internazionale ”.


















