Indubbiamente Il Natale,oltre ad esserne la principale,è la più bella festa dell’anno che ci vede tutti quanti impegnati ad acquistare regali,fare preparativi , talora anche sacrifici,sia di ordine fisico che economico,con la sola finalità di riunirsi tra parenti ed amici per trascorrere in allegria una giornata diversa dalle solite.

Mi chiedo,però,(e in sincerità me lo son chiesto parecchie volte) quante persone che si professano cattoliche,anche osservanti e praticanti,abbiano capito il reale significato di tale festività e quanto siano disposte a recepirne e mettere in pratica i valori che essa ci vuol ricordare perché si operi meglio e la vita abbia un diverso contenuto rispetto a quanto operato in passato.


In proposito credo non sia molto azzardato affermare che la nostra società,allo stato caratterizzata da un esasperato consumismo,stenta parecchio a recepire il profondo e reale significato di un evento,quale può essere la nascita del Salvatore del mondo,che è proiettato verso l’altro non meno importante evento rappresentato dalla Pasqua,cioè della vittoria sulla morte ,accomunati entrambi dall’unico scopo che doveva servire per salvare l’umanità dall’originario peccato.

Era necessario,come notoriamente risaputo,che per la salvezza dell’uomo,il buon Dio assumesse la natura umana,soffrisse e morisse,al pari degli altri uomini,ed alla fine avesse il sopravvento sulla morte affinchè ciascuna creatura umana fosse redenta.

E allora il cristiano,che voglia gustare realmente il significato del Natale , deve prepararsi e preparare il suo animo verso i grandi valori della fratellanza,dell’amore verso il suo prossimo,dell’umiltà spogliandosi della superbia,dell’arroganza,della prepotenza,cioè di tutti quei sentimenti nefasti che Cristo ha debellato morendo sulla croce.

Tutto il resto è semplicemente mondanità,puro paganesimo.

Ciò in quanto il Natale,nella sua annuale ricorrenza,non può esaurirsi ed estrinsecarsi nel semplice acquisto di regali,più o meno costosi,nelle illuminazioni dei paesi e quant’altro perché in tal modo finirebbe con l’essere vanificato se non addirittura mortificato,oltre a non essere capito nella sua vera essenza.

Se quanto sinora detto non è stato seriamente capito,interiorizzato e messo in pratica,allora può e deve dirsi con estrema sincerità e tanto rammarico che l’uomo,a distanza di tanto tempo,è ancora sordo e cieco ai richiami della divina Provvidenza.

E’,perciò,doveroso interrogarsi su tutto ciò e trovare le risposte giuste che permettano a ciascuno di cambiar vita, di operare meglio rispetto al passato e di risorgere praticando sempre più l’amore verso il prossimo e verso Dio che,poi,in ultima analisi,sono stati e sono ancora i veri valori su cui si fonda la vita dell’uomo sin dai tempi più remoti .

Salvatore Curcio