La cronaca la porta alla ribalta con cadenza quasi quotidiana; in tutto il mondo un giorno l’anno, il 25 novembre, si grida con forza tutti insieme perché ciò non avvenga più. La violenza contro le donne sarà al centro domani, anche in Italia, di una valanga di manifestazioni per accendere i riflettori sul fenomeno e contrastarlo. Un fenomeno che ha dimensioni agghiaccianti: più del 70% delle donne nel mondo ha subito violenza almeno una volta nel corso della vita, ha ricordato il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon. Si muovono le istituzioni, ma non solo. “Dobbiamo porre l’attenzione su un fenomeno terrificante, ancora in aumento, che si può contrastare con la prevenzione, ma servono risorse adeguate” ha detto Laura Boldrini, presidente della Camera, che oggi ha ospitato parlamentari e ministre, attrici e cantanti alle lettura dei monologhi di Serena Dandini, “Ferite a morte”, una Spoon River di storie di donne uccise per mano di mariti, compagni o fidanzati. Ma in attesa che le risorse arrivino non si sta con le mani in mano.
Manifestazioni oggi a Catania e Palermo. Nel capoluogo un corteo di donne lavoratrici ha preso il via alle 9.30 da piazza Castelnuovo diretto in via Cavour, davanti alla prefettura. Il traffico nella zona è andato in tilt. Dalle 12.30 alle 13.30 un presidio con flash-mob è stato organizzato in piazza Verdi. Intanto, stamane, centinaia di scarpe rosse, anzi “zapatos rojos”, sono apparse davanti al teatro Politeama per sensibilizzare la cittadinanza sul tema delle violenza sulle donne. Si tratta di una installazione dell’artista messicana Elina Chavet.
Nell citta etnea una manifestazione è andata in scena fuori dal Palazzo di Giustizia. Mentre in Corte d’Appello si celebra il processo per l’omicidio di Stefania Noce, la ragazza universitaria uccisa nel dicembre 2007 dal fidanzato, 14 sigle tra associazioni e circoli, hanno riempito di striscioni la scalinata di piazza Verga. In serata, dalla sede Cisl di via Etnea è partita una fiaccolata organizzata dal sindacato etneo. Letture e candele accese anche in piazza Università.
POSTO OCCUPATO. “La violenza sulle donne è inaccettabile, ma può essere evitata” ha detto l’assessore alla Scuola e alle Pari Opportunità Valentina Scialfa nel presentare, nella scuola Cavour diretta da Maria Leonardi, la campagna di rilevanza nazionale “Posto Occupato” alla quale il Comune ha aderito con deliberazione di Giunta. “Il tempo della noncuranza e degli indugi – ha aggiunto l’assessore – è giunto al termine: nella società si profila un cambiamento forte e ‘Posto Occupato’, oltre a essere un’importante occasione per riflettere sul fenomeno, ancora terribilmente presente, è un momento fondamentale di confronto per l’individuazione di strumenti, anche culturali, idonei a combatterlo. E se l’Amministrazione comunale ha riunito in un solo assessorato Scuola e Pari Opportunità, è anche per offrire ai ragazzi e alle ragazze, che saranno gli uomini e le donne di domani, quelle chiavi culturali di comprensione e conoscenza utili alla costituzione di una società basata su pace e uguaglianza”.
L’iniziativa alla quale il Comune di Catania ha aderito viene definita come “un gesto concreto dedicato a tutte le donne uccise” e si traduce nel “riservare un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana, nella società affinché la quotidianità non lo sommerga”. All’incontro hanno anche partecipato, per il Comune, la presidente del consiglio comunale Francesca Raciti, Elena Ragusa, presidente della commissione consiliare “Pace e pari opportunità”, Erika Marco, presidente della commissione consiliare “Solidarietà Sociale”, Ersilia Saverino, attrice e consigliere comunale che ha letto alcuni brani tematici.
IN SICILIA STRUMENTI DI LEGGE CONTRO LA VIOLENZA. “E’ ora di dire basta, di smettere di contare le morte ammazzate per mano di mariti, ex compagni, fidanzati o conviventi. I femminicidi in Sicilia sono stati ben dodici dall’inizio dell’anno, e rappresentano solo la punta di un iceberg. Dobbiamo cambiare rotta e comprendere tutte le manifestazioni di violenza contro le donne e mettere in campo strumenti di prevenzione e contrasto di lungo periodo che agiscano culturalmente, nel profondo, per evitare che queste violenze possano moltiplicarsi e permanere. Stiamo parlando di un fenomeno strutturale, trasversale, che va intaccato con politiche di ampio respiro in grado di affiancare gli investimenti per le attività di prevenzione e contrasto della violenza” dichiarano le deputate democratiche Luisa Albanella, Camera dei Deputati, e Concetta Raia, Assemblea regionale Siciliana, quest’ultima prima firmataria del disegno di legge diventato legge a gennaio 2012 (legge 3/2012). “Oggi più che mai in occasione della giornata internazionale contro la violenza alle donne, da parlamentari, da donne vogliamo rivolgere un appello a tutte le colleghe, le responsabili e le operatrici, impegnate a più livelli nelle istituzioni, negli enti pubblici e privati, alle avvocate, alle assistenti sociali, alle psicologhe che operano nelle associazioni e nei centri Antiviolenza di lavorare tutte insieme e fare rete contro la violenza alle donne”.
“Noi in Sicilia, finalmente, abbiamo uno strumento in più, la legge 3/21012 contro ogni forma di violenza e discriminazione, da me proposta e portata avanti fino alla sua approvazione all’Ars – spiega la deputata Raia – che nonostante la situazione finanziaria del bilancio regionale non ci permetta di poter contare su una adeguata e necessaria copertura, sta già producendo i primi effetti. E’ stato già costituito il Forum Permanente – sottolinea – con il compito di svolgere attività di monitoraggio, raccolta, elaborazione e analisi dei dati forniti dai centri antiviolenza e dagli altri soggetti pubblici e privati. E’ stata avviata la programmazione per l’utilizzo delle risorse disponibili, 500 mila euro, finalizzandole ad una prima sperimentazione mediante la proposta di finanziamento, attualmente alla valutazione della giunta e della commissione all’Ars competente, di due progetti da attuare nelle aree di Palermo e Catania dove esistono già dei protocolli di rete operativi che vedono il coinvolgimento di associazioni, centri antiviolenza a altri soggetti istituzionali che operano in questo delicato settore. Si sta inoltre proseguendo alla definizione degli standard minimi di casa di accoglienza a indirizzo segreto e strutture di ospitalità in emergenza e dei centri antiviolenza. Infine, si sta procedendoalla programmazione delle risorse 2013, circa 580 mila euro, che attraverso la collaborazione del Forum, ha prodotto la bozza dei bandispecifici rivolti alle case di accoglienza, ai centri antiviolenza e alla formazione degli operatori”. “Auspico che alla Regione i due assessorati di riferimento Famiglia e Sanità da oggi e per il futuro – conclude –possano creare maggiori sinergie, con la creazione anche di un tavolo istituzionale, al fine di dialogare meglio e fare dialogare ancora meglio, per ottimizzarne gli effetti in termini di risorse e di strumenti, le due leggi di cui ci siamo dotati cioè la 328/2000 e la 3/2012.”
“Sia a livello regionale che a livello nazionale con la ratifica della convenzione di Istanbul diventata legge a giugno scorso abbiamo nuovi strumenti per combattere ogni forma di violenza e discriminazione alle donne – sostiene Luisa Albanella– I centri antiviolenza vanno fortemente sostenuti, sono fondamentali perché intercettano le donne nel momento più difficile. Ma occorre investire anche nelle strutture sanitarie, nelle forze dell’ordine, nell’educazione scolastica, nel lavoro ad ampio spettro culturale nell’ottica dell’integrazione, come ci dice la Convenzione di Istanbul”.
“Bisogna essere coscienti del fenomeno, senza cadere nell’errore di sminuirlo – aggiunge – un Paese democratico non può tollerare che dieci milioni di cittadine in Italia siano vittima di violenza, sia essa psicologica, fisica e sessuale. Soprattutto, se consideriamo che un quinto di quelle italiane dice di avere avuto addirittura paura per la propria vita”.
“La violenza di genere non è un raptus né la manifestazione di una patologia – spiegano le parlamentari democratiche– Spesso quando le cronache riportano un femminicidio, se opera di italiano si parla di raptus o patologia, se straniero di barbarie culturale, come se ammazzare non fosse comunque una barbarie. Le ricerche sulla violenza di genere ci dicono invece che questa si esprime con una escalation di episodi sempre più gravi, non è quasi mai episodica e spessissimo i suoi autori sono lucidissimi. C’è poi un altro aspetto da considerare rappresentato dal danno economico per l’intera collettività – concludono – tra spese sanitarie e costi sociali, l’esborso per la collettività è pari a circa 1,7 miliardi di euro. Se poi a questa cifra si aggiungono i costi del lavoro per mancata produttività, si arriva a 2,3 miliardi. A fronte di tutto questo, per le iniziative di prevenzione al fenomeno si investono soltanto 6,3 milioni.”
DICIOTTO SICILIANE UCCISE IN DUE ANNI. “Il femminicidio è un problema che si presenta in tutta la sua drammaticità con 14 donne morte in Sicilia per mano violenta di un uomo nel 2012 e 4 nel 2013”, afferma la Cgil. I dati diffusi dal sindacato riguardano anche le denunce e gli arresti per stalking e maltrattamenti. A Palermo e provincia, da gennaio a ottobre sono state arrestate per atti persecutori 8 persone, 18 per violenza sessuale su maggiorenni e 6 su minorenni. I denunciati in libertà per stalking sono stati 15 e 23 le denunce per maltrattamenti. Il Forum permanente regionale contro la violenza di genere, sede di confronto tra istituzioni e società, si riunirà domani in seduta straordinaria per discutere dell’applicazione della legge regionale 2 del 2012 (che peraltro lo ha istituito) sulle misure di prevenzione e di sostegno contro la violenza sulle donne e in particolate sulla costituzione dell’Osservatorio e sui decreti attuativi delle azioni previste.
“Il nostro auspicio – ha detto Elvira Morana, aprendo il convegno del Tavolo permanente di genere (16 sigle sindacali e dell’imprenditoria femminile) nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne – è che si proceda senza indugi all’attuazione di quella che è una buona legge e che questa possa contare su finanziamenti adeguati per sostenere, ad esempio, le donne che escono dalle case rifugio e dalle case accoglienza”.
“Quello della violenza di genere – ha detto il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro intervenendo all’iniziativa – è un grave problema sociale che va affrontato in primo luogo con la prevenzione, con misure di informazione e con la conoscenza e i saperi. Pagliaro ha sottolineato anche la necessità di “interventi contro la disoccupazione femminile e il precariato”. Il convegno si è aperto con la lettura dei messaggi del Presidente della Camera, Laura Boldrini, del Presidente del Senato, Piero Grasso, e con un video messaggio del viceministro del Lavoro Maria Cecilia Guerra.
SPORTELLO A MESSINA. In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la Cgil di Messina assieme all’associazione ‘Evaluna onlus’ ha inaugurato oggi lo Sportello Antiviolenza che sarà aperto tutti i giovedì dalle 16 alle 18. E’ collegato al 1522, numero verde della Rete nazionale antiviolenza attivo 24 ore su 24, tutti i giorni della settimana.


















