La scuola pubblica marcia verso un lento, inesorabile declino, nonostante le diverse riforme fatte, negli ultimi anni, dalla destra, dalla sinistra e dal centro, la situazione resta grave, con evidente ripercussione sul dato formativo dei nostri figli ed in particolare di quello dei futuri dirigenti che dovranno escogitare le strategie economiche per portare il nostro Paese fuori dalla guado in si trova. I Governi pensavano di avere trovato le formule per riportare l’Istruzione Pubblica verso una ipotesi migliorativa mettendo in moto il recupero del sistema educativo italiano, invece, contrariamente ai tutti proclami , ognuno di questi ha lasciato un marchio a fuoco, ricacciando sempre più indietro la scuola pubblica che oggi non è più, in Europa, un esempio da additare. Questo l’ennesimo punto negativo, che si aggiunge ai gioielli di famiglia collezionati dai nostri politici, che hanno proiettato all’estero un’immagine discreditata e talvolta ridicolizzante dell’Italy. Si pensi ai fatti più recenti di un ex Premier con condanna passata in giudicato e risuscitato dal “nuovo che avanza” per recuperare i numeri per varare la riforma elettorale, economiche e costituzionali. Naturalmente, quando si parla di scuola il problema è riferibile a tutto il sistema educativo, dalla scuola primaria all’Università, il quale risente nei vari livelli i danni, provocati proprio da quella classe dirigente che ha portato in recessione non solo la Scuola ma anche il Sistema Italia. D’altronde, come avrebbe potuto una classe politica, delegittimata che, negli ultimi 20 anni, ha dato prova d’essere corrosa e priva di contenuti culturali e morali, non trascinare nella fossa anche il sistema educativo del Paese? Dalla riforma Berlinguer del 2000 a quella della Ministra Gelmini, all’attuale Carrozza, è stato tutto un susseguirsi di sole prove tecniche di cambiamento risoltesi a demolire sempre quello che si era programmato prima, peggiorando, anziché migliorare, la scuola. L’autonomia della scuola e il progetto, rimasto tale, per la valorizzazione del personale ATA, i Dirigenti scolastici Manager, i D.S.G.A. catapultati di peso, spesso senza una statura culturale del compito che li aspettava, con concorso, leggero, dalla Q.F. C alla D, cosa hanno offerto alla scuola se non l’inizio di un tunnel del quale non si vede, in alcuni casi, uno spiraglio di luce. L’allargamento dell’offerta formativa che avrebbe dovuto dare servizi formativi in più rispetto a quelli d’istituto, a cosa è servita se non allo sciupio del pubblico denaro senza portare ad alcun risultato giuridico e formativamente apprezzabili. I progetti PON, POR FESR, FSE a cosa sono serviti se non a deragliare l’azione della scuola verso attività extracurriculari che, coinvolgendo pochissimi addetti, hanno avvelenato il cuore e la mente della maggior parte del personale docente, il quale già sanguinante per il pagamento di un fio dovuto al perenne blocco contrattuale a fronte di un costo della vita aumentato vertiginosamente. I neo Dirigenti, non in tutti fortunatamente, con il loro centralismo democratico, convinti d’essere depositari dell’unica verità, hanno assunto posizioni opacizzate egemonizzando le figure di controllo contrattuali e volando in alto, alla normale trasparenza che dovrebbe essere arricchimento e sale della democrazia scolastica. Per di più oggi, si aggiunge a tutto questo, calpestando la Costituzionale, il rimborso in busta paga di un maturato economico di anzianità di servizio e/o il rimborso, anche qui per illegittima soppressione, di un riconoscimento di risultato acquisito contrattualmente, ai sensi dell’art. 7 e dell’art. 2 (Prima e seconda posizione economica del personale ATA) che farebbe accapponare la pelle persino al più retrivo regime comunista, dell’ex Unione Sovietica. Sarebbe come dire che una classe politica corrotta si permette persino, per decreto, di mettere le mani in tasca ai lavoratori “rubando” arbitrariamente il loro denaro. Davanti a tutto questo è chiaro che la scuola è candidata a sprofondare se non si correrà al riparo ripristinando l’applicazione delle regole e nell’insegnamento e nel riconoscimento economico, reale, al duro lavoro prestato da tutto il personale della scuola italiana, ripartendo subito da una riforma efficace che preveda l’immediata eliminazione delle incrostazioni, introducendo il principio della mobilità delle figure apicali, almeno ogni quattro anni, tagliando, così, le loro radici prima che possono inerpicarsi in profondità sino a costruirsi potenti ramificazioni affaristiche che, da sempre, sono state il cancro delle istituzioni pubbliche, anche di quelle che operano nella periferia, che probabilmente sono le meno controllate.
S.C.

















