DSC08852Riceviamo e pubblichiamo:

Al Sig. sindaco
del Comune di Delia


Carissimo sindaco, considerati i suoi numerosissimi impegni, ho ritenuto opportuno scriverle per tentare di farla riflettere su ciò che si sta verificando nel nostro territorio; niente di personale, né di politico, ma si tratta di una mia semplice considerazione.
La Sua amministrazione è stata eletta a furor di popolo e con voto plebiscitario per dare una svolta epocale al nostro territorio. Non voglio soffermarmi sui risultati raggiunti poiché è compito dei partiti, dei consiglieri comunali e di tutta la cittadinanza giudicare il suo operato e quello della sua giunta. Intendo soffermarmi, specificatamente, su una spietata guerra che la Sua amministrazione sta portando avanti, senza guardare in faccia nessuno, senza tentennamenti e ripensamenti. Non ci sono precedenti di rilievo o degni di considerazione negli ultimi cinquanta anni; nessuna amministrazione aveva mai preso così a cuore il problema e cercato di risolverlo in così poco tempo. Nessuno aveva avuto il coraggio di affrontarlo in modo così diretto e con tanta determinazione. Non mi riferisco ad anziani, disabili, immigrati, malati, indigenti, disoccupati, contrattisti ecc. – assolutamente no! Mi riferisco, piuttosto, a settori più importanti che impegnano l’amministrazione dal primo giorno del suo insediamento. Lei e la Sua giunta, a mio avviso, siete stati investiti di un ruolo fondamentale, quasi profetico, per adempiere una volontà biblica. Mentre in Campania si combatte, in particolare, la camorra, in Puglia la sacra corona unita, in Calabria la ‘ndrangheta, in Sicilia la mafia, a Delia è stata intrapresa una guerra contro qualsiasi cosa sia di colore verde, con predilezione per gli alberi.
Non è stata un’operazione semplice. Lei ha dovuto adoperarsi da subito, fin dai primi giorni, decapitando e non potando – da deboli – tutti gli alberi all’interno del paese. Alcuni di questi non hanno avuto ancora la forza di riprendersi e germogliare – questa è una sua vittoria completa. La sorte peggiore, forse perché troppo esposti (in piazza Madrice) e possibile oggetto di sguardi indiscreti, è toccata ai pini della chiesa Madre: una morte istantanea, ma già decisa da prima del Suo insediamento – e questa è un’altra storia. Gli alberi della periferia hanno subito la stessa sorte, ma non hanno avuto la stessa attenzione.
Vi è una bellissima poesia di Ugo Foscolo che inizia così: «All’ombra de’ cipressi  e dentro l’urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?». Ho l’impressione che anche questa poesia dovrebbe essere rivisitata, perché ormai di ombra, al cimitero, ne è rimasta poca, visto che diversi alberi non hanno avuto scampo. Ma questi cipressi centenari forse davano fastidio ai nostri defunti? Erano un pericolo per i nostri morti? Molestavano i familiari che vi si recavano?
Un delitto efferato è stato consumato all’interno del boschetto Mele. C’erano una quarantina di alberi pericolosissimi lungo una parte del confine dove la gente passeggiava giornalmente, per cui sono stati abbattuti. Io penso che Lei abbia attivato una task force per superare questo momento di emergenza: personale pronta a intervenire con sega affilata, con la collaborazione della Forestale – che guarda caso non si vedeva da decenni. Ancora, in questi giorni, assistiamo alla cancellazione di altri alberi senza alcun senso, con la scusa della pericolosità.
Si sono, inoltre, tagliati alberi e siepi della Villa Flora per debellare la piaga dello spinello – proposito ammirevole! -, ma per evitare che le case popolari vengano occupate da abusivi bisogna forse demolirle?
La invito a non ripetere gli stessi errori del passato, soprattutto per quanto riguarda il verde pubblico. Le ricordo che il boschetto di contrada Ramilia, punto di riferimento e polmone verde della provincia è diventato un deserto per l’imbecillità di qualcuno. Le ricordo che gli alberi che Lei si accinge a recidere hanno quasi cento anni. Le ricordo che a nulla serve la piantumazione di alberi se poi non li si aiuta a crescere – in questo modo l’estate successiva vanno in fumo, ovvero, diventa solo un’operazione di facciata. Le ricordo che il boschetto Mele è un grande nido per tantissimi uccelli. Le ricordo che il nostro Comune ha pochissime risorse naturali e non possiamo permetterci il lusso di distruggerle. Le ricordo che la mancanza di verde è un problema mondiale e noi stiamo facendo il contrario di quello che si dovrebbe. Le ricordo che la natura va rispettata, e non possono essere le esigenze di qualcuno a farci compiere uno scempio così evidente contro noi stessi, la nostra comunità e le future generazioni.
Sono delle semplici riflessioni che spero possano farla riflettere e agire di conseguenza.

Niccolò Milano