Come messo in risalto in un mio articolo precedente, riguardante i diritti delle mamme e dei papà che lavorano, purtroppo rispetto ad altri paesi europei l’Italia rimane indietro nelle politiche di sostegno alla maternità e paternità, infatti nel nostro paese solo 1 donna su 4 rientra a lavoro dopo l’arrivo del primo figlio.
Per cercare di invertire questa tendenza e favorire il rientro della donna (mamma) a lavoro dopo aver usufruito del congedo di maternità, il governo ha introdotto un bonus per aiutare le mamme a pagare la baby sitter e l’asilo nido.
Dal 16 Dicembre e sino al 31/12/2014 è attiva sul sito dell’inps, la procedura telematica che consente la presentazione della domanda di accesso al contributo di 600 euro mensili per 6 mesi, utilizzabili in alternativa al congedo parentale (astensione facoltativa).
Si tratta di una somma che servirà solo ed esclusivamente per pagare l’asilo nido accreditato e il versamento sarà fatto direttamente dallo Stato, oppure la baby sitter, e in questo caso verranno utilizzati i famosi voucher (i buoni per i lavori occasionali).
Previsto dalla legge 92/2012 la misura è diretta alle lavoratrici del settore privato e novità di quest’anno anche alle lavoratrici del settore pubblico nonché alle lavoratrici della gestione separata, in questo ultimo caso però per la durata di 3 mesi.
Per le lavoratrici part-time il contributo è riproporzionato in base all’orario di lavoro rispetto al tempo pieno.
Chi ottiene il contributo dovrà rinunciare per lo stesso periodo di tempo al congedo facoltativo (pagato al 30%).
Anche le lavoratrici che hanno in parte usufruito del congedo parentale possono presentare domanda per il periodo residuo.
Con questa mossa si cerca da un lato di consentire alla donna lavoratrice di non disperdere la professionalità acquisita, incentivando il rientro al lavoro, e dall’altro di non danneggiare le aziende che in alcuni casi si trovano a dover cercare dei sostituti validi per sopperire all’assenza per maternità della propria dipendente (valida).
La decisione ultima spetta alla donna che si troverà a dover scegliere se accudire tutto il giorno il proprio piccolo percependo il misero importo del 30% dello stipendio oppure tornare a lavoro e sacrificare a malincuore il tempo da dedicare al proprio piccolino.
Petrotto Giuseppe
Consulente del Lavoro

















