Ci sono oltre 500 casi accertati di abusivismo edilizio nella Valle dei Templi di Agrigento. E per almeno 197 sono stati emessi gli ordini definitivi di demolizione. Ma nessuno, tra gli organismi pubblici che avrebbero il dovere di farlo, ha pensato di mandare le ruspe come accadde per la prima volta 14 anni fa.
Da allora le ruspe, accolte tra le proteste degli abusivi e il consenso degli ambientalisti, non sono più tornate nella Valle. Proprio questo “perdurante ostinato ritardo” ha indotto ora la Procura di Agrigento a mandare un ultimatum al Comune, alla Sovrintendenza ai Beni culturali e ambientali e ai vertici del Parco archeologico. Il procuratore aggiunto Luigi Fonzo è stato chiaro: se passerà altro tempo senza che le demolizioni vengano eseguite promuoverà un procedimento per abuso e omissione di atti d’ufficio. Sotto mira sono, oltre agli amministratori, i funzionari che avrebbero dovuto dare via libera alle demolizioni.
La nota del magistrato assume a un certo punto un tono indispettito per un’inerzia giudicata intollerabile. “Si rimane stupefatti – si legge – in ordine al diniego di competenze che, come si evince dalle note, codesti uffici disattendono nonostante i precisi obblighi provenienti dalle leggi vigenti”. Di abusivismo nella Valle si discute da molto tempo con campagne, manifestazioni, inchieste, denunce. Se ne è occupata non solo la magistratura ma anche la Commissione antimafia. Mai dalla Procura era però arrivata una presa di posizione così netta.
Il caso esplode nelle mani del sindaco Calogero Firetto eletto il primo giugno, cioè tre giorni dopo la diffida del pm. “Di questa storia – dice – ho una conoscenza da fonti giornalistiche. Chiederò informazioni agli uffici e al commissario Luciana Giammanco che mi ha preceduto. Ma certamente faremo quello che c’è da fare”.
Dal Comune e dalla Sovrintendenza è già partita la richiesta di un incontro con i magistrati al quale parteciperà anche il nuovo assessore Domenico Fontana. Come presidente regionale di Legambiente, Fontana è stato impegnato nelle campagne contro l’abusivismo. Condivide perciò l’iniziativa della Procura ma propone, come è stato fatto altrove, di adottare un “progetto condiviso” tra i privati e la pubblica amministrazione. Il caso più spinoso riguarda le irregolarità nella zona A, l’area di massima tutela del sito che dal 1997 è patrimonio dell’umanità.

















