Odisseo è il re di Itaca, isola per la quale compirà sforzi inauditi nel suo nostos o viaggio di ritorno dopo la caduta di Ilio; sarà disposto a tutti i sacrifici e ad affrontare pericoli di ogni genere a dispetto del dio persecutore che lo vuole morto dopo l’offesa che gli ha arrecato accecando suo figlio Polifemo( e Poseidone non è un dio da poco, tutt’altro), rinuncerà al dono dell’immortalità poiché nel suo cuore è viva l’immagine della moglie Penelope e del figlio Telemaco lasciato in tenera età ed ormai adulto ma soprattutto egli ha nel cuore ciò che Itaca rappresenta per lui: un regno su cui dominare con un seggio su cui sedere accanto agli anziani componenti il Consiglio. La popolazione che governa deve essere attiva per produrre grazie al lavoro costante ed indefesso, in lotta contro quegli accattoni che minano con il loro parassitismo la stabilita dell’economia isolana. Chi non lavora non è ben accetto: si rivela soltanto come un peso per l’economia globale. Antinoo, il pretendente, si rivolge ad Eumeo con toni ironici e di rimprovero per aver condotto il mendicante (Odisseo sotto mentite spoglie) a palazzo: “ Ben conosciuto porcaro, perché hai condotto questo in città?/Non credi sufficienti gli altri vagabondi/miserabili questuanti? ”( Od. XVII 375-377). Anche Eurimaco schernisce il vecchio mendico e lo sfida a lavorare come operaio libero piuttosto che accattonare:”Straniero, se io t’ingaggiassi, vorresti lavorare per me,/ nella parte finale del mio campo, a raccattar pietre / per i muretti- e la paga avresti certa-e ad interrare/lunghi alberi?Tutti i giorni il cibo avresti/ed anche abiti da portare e calzari da allacciare ai piedi.”(Od. XVIII 357-362)Occorre soffermarsi sulle parole di Eurimaco. Come ancor oggi accade anche allora le liti si sviluppavano soprattutto per stabilire netti confini nei campi, ecco perché parla della parte più estrema del campo da recintare con muretti in pietra oppure con alberi che avrebbero fatto da divisorio ben visibile. Le offerte di Eurimaco nascondono però una realtà che sicuramente ad Itaca era presente: la scarsezza di mano d’opera servile che conduceva all’impiego nei campi di servitori liberi cioè thes, il servitore della casa invece aveva doveri da una parte ma anche protezione dall’altra. Le offerte di lavoro piovono sul capo di Odisseo- mendicante, è quasi una gara di proposte; anche Melanzio il capraio lo vorrebbe con sé appena lo vede arrivare a palazzo con Eumeo:”Se tu me lo dessi per far di lui guardiano di poderi/e pulire gli ovili e portar tralci ai capretti, allora/ bevendo siero avrebbe cosce grasse.”(Od. XVII 223-225), Eumeo stesso lo vorrebbe come guardiano del fondo . Tutti comunque mostrano al vecchio i vantaggi di cui godrebbe se il lavoro fosse accettato: dall’alimentazione nutriente all’abitazione, riparo sicuro che gli consentirebbe una vita più dignitosa lontana comunque dall’accattonaggio. Questi versi se da un lato sono ironici e provocatori dall’altro rivelano che le offerte di lavoro superavano di gran lunga le domande tant’è che Odisseo- mendicante anche se si presenta come una persona avanti negli anni e male in arnese è comunque un lavoratore ambito, può pur sempre essere occupato con diverse mansioni per le quali scarseggia la mano d’opera itacese tant’è che molto verosimilmente lo status di thes raccoglie lavoratori stranieri, d’altro canto necessari per occuparsi del patrimonio nelle mani dei ricchi, in primis Odisseo il quale non possiede soltanto ad Itaca ma anche nel continente cioè la zona che guarda l’isola dalla terra ferma e su cui pascolano 12 mandrie di buoi, 12 di pecore, 12 di maiali, 12 di capre mentre nell’isola oltre alle 11 mandrie di capre si trova l’allevamento di maiali curato da Eumeo e che rappresenta una vera e propria industria amministrata dal giovane porcaro( circa 28- 29 anni) con tanta bravura . Insomma il mondo di Omero è popolato di personaggi, situazioni, realtà quotidiane che emergono dai versi e ci mostrano una società in fermento e continua trasformazione operativa in cui l’ozio viene bandito poiché visto come distruttore sociale e tarlo che corrode il tessuto cittadino rendendolo improduttivo e frenato nella miglioria e nello sviluppo. Solo il lavoro assume una valenza positiva anche quello dei campi prova ne è che quando l’Assemblea nel II canto si scioglie, ciascuno torna alla propria casa cioè alla campagna in cui presta l’ opera quindi fuori dalla città; si evince dal verbo usato che è skidnamai (andare in differenti direzioni) che ciascuno si allontana verso le zone rurali per cui l’urbanesimo è di dimensioni ridotte e con poche attività artigianali mentre il vero lavoro viene esplicato nei campi . Insomma il buon Omero, se ben visitato,non finisce mai di stupirci con le rivelazioni che si deducono dai versi dietro cui si cela un mondo ancora oggi tutto da scoprire.

Maddalena Rispoli (Trad. di M. Rispoli)