Ancora oggi, a dispetto del trascorrere del tempo l’alone di mistero che circonda questa donna è vivo più che mai e gli aneddoti, la leggenda, la fantasia non sono assolutamente sopite anzi ancora l’immagine di Mata Hari che visse agli inizi del novecento è quella di una donna leggendaria. Vede la luce nella Frisia Olandese da padre olandese e madre di Java, gli inizi sono di allieva per divenire insegnante ma il matrimonio interviene ben presto e la sua vita prosegue , come le donne dell’epoca, dedita alla famiglia che però non corre su buoni binari; il rapporto con il consorte diviene difficile fino a quando, ormai completamente sfibrato, non subentra il divorzio. Indubbiamente il carattere oscuro e violento del marito non li aiutò nel tentativo di riappacificazione ma ancor di più aggravò la situazione la morte del figlio. La decisione di lasciare il marito e la figlia per recarsi a Parigi, fu rapida. Giunta in Francia è certo che la vita le si presentò dura e dovette tentare molti lavori per poter sopravvivere finché migliori porte non le furono aperte da ciò che le era davvero congeniale e, all’epoca, emanava grande fascino esotico,: il ballo improntato alle movenza che aveva visto quando viveva a Java. Parigi l’attendeva a braccia aperte desiderosa di mostrare il frutto d’oriente ammiccante nell’atteggiamento al forte senso erotico che da esso veniva emanato. In questo momento nacque il nome di Mata Hari ed il 1900 si era presentato. La bellezza che la natura le aveva elargita era notevole: forme sinuose, snella al punto giusto, carnagione scura, tutto concorreva a circondarla dell’alone che infiamma capace di far innamorare l’uomo già incuriosito dalle storie che circolavano sulla vita di Mata Hari su cui si favoleggiava sangue nobile essendo anglo-indù. Le porte dei salotti bene le si aprirono affamati di scoperte sul suo conto e con uomini di alto rango pronti a sperare nella benevolenza amorosa seppur di una notte. Certamente non mancarono gli uomini politici e gli ufficiali (tra cui uno tedesco dei servizi segreti) a cui, forse inconsapevolmente, passò delle notizie circa gli eserciti alleati. Intanto la Grande Guerra bussava alle porte e per lei iniziarono i guai poiché le voci circolanti sul suo presunto spionaggio a favore del nemico la gettarono nel mirino della sorveglianza costante da parte dei servizi segreti francesi che riuscirono ad intercettare un messaggio radio diretto a Berlino in cui la donna era definita come spia tedesca sperimentata in diverse azioni . Quanto di vero ci fosse in tutta la storia che successivamente la condusse al processo, è da vedere così come le colpe che le vennero addossate come provetta spia abilissima nel manovrare i suoi molteplici amanti scelti ad hoc e ben raggirati per gli illeciti fini che essa voleva raggiungere. Forse la paura ed il volersi scaricare responsabilità per le difficoltà belliche, come sempre accade quando nei frangenti negativi si ricorre al capro espiatorio, giocarono un ruolo non indifferente e la sorte di Mata Hari si delineò senza alcuna possibilità di scampo nonostante al processo essa si fosse difesa proclamando la sua innocenza ed estraneità agli accadimenti, gridando il proprio amore per la Francia che l’aveva accolta con tanta benevolenza ed in cui aveva anche trovato la notorietà ed il benessere economico. Gli uomini c’erano stati, era vero, ed aveva prediletto gli ufficiali degli eserciti più disparati però prove del tradimento di cui era accusata in realtà non ne venivano prodotte. Tutto ciò non servì a nulla poiché la condanna a morte fu subito emessa e applicata senza por tempo in mezzo. Fu davvero una spia di straordinaria abilità oppure una donna che, ironia della sorte, fu immolata perché il conflitto reclamava un colpevole delle miserie scatenate dalla guerra oppure più semplicemente un mezzo usato da gente provvista di forte astuzia e allenamento che vide in lei soltanto lo strumento cieco che poteva passare notizie senza che essa stessa potesse rendersene conto ? Morì molto dignitosamente e la morte non riuscì a far calare il sipario su di lei tanto è vero che ancora oggi se ne parla a volte dipingendola per ciò che, forse, non fu: subdola, astuta,calcolatrice, arrivista. Io credo che invece fu una delle innumerevoli donne che ebbe un destino di sposa infelice, tentò di crearsi una vita indipendente, fu manipolata dagli uomini che ne trassero vantaggio e se ne servirono, spinse il suo fascino troppo avanti senza rendersi conto che i tempi non erano ancora maturi perché una donna fosse libera e autonoma in una società che viveva in pieno un maschilismo conclamato. Forse dette anche informazioni ma non, credo, con piena coscienza di essere una spia; incappò in un gioco molto più grande di lei che la trascinò in una roulette russa da cui partì un colpo letale.

Maddalena Rispoli