Parlare della modernità del liceo Classico suona quasi come un ossimoro se si pensa ad un liceo, sicuramente il più blasonato dell’istruzione italiana, che ha come asse portante gli studi classici. Ma se per modernità si intende un’epoca che sta perdendo la propria memoria, la propria identità culturale in virtù di un disegno ben preciso che vuole tutto piatto, tutto livellato e mediocre, il liceo classico è l’ultimo baluardo a difesa del pensiero critico contro ogni forma di omologazione culturale.Solo attraverso questi studi si offre la possibilità di non perdere l’identità storico-culturale dell’Italia e fare i conti con la storia e con le nostre radici culturali. Paradossalmente, lo studio del latino e del greco, offre gli strumenti più adatti per comprendere culture e civiltà diverse dalla nostra ma soprattutto la possibilità di interpretare in chiave critica il presente grazie a quelle capacità analitiche che solo gli studi classici sviluppano.
Il Liceo Classico, a differenza degli indirizzi di studio che preparano ai mestieri, sviluppa quelle capacità in grado di ideare i mestieri.
Tutte le scoperte che hanno cambiato il mondo sono frutto di idee teoriche e non pratiche.
Chi pensa di iscriversi al Liceo Classico per avere alla fine del quinquennio un pezzo di carta ha sbagliato scuola, perchè il Liceo classico non è una scuola che rilascia pezzi di carta ma rilascia pezzi di codice dove potere attingere per elaborare le proprie idee, realizzarte le proprie ambizioni concretizzare le proprie visioni. Non è un caso allora che tutta la classe dirigente italiana, nella politica, nel teatro, nel cinema,nell’imprenditoria, nello sport, nel campo della ricerca e della medicina, e chi più ne ha più ne metta, proviene dal Liceo Classico perchè non è andata in cerca del pezzo di carta ma di quegli strumenti come la logica, la dialettica, la fantasia,l’estro che ha permesso loro di vivere da protagonisti.
Abbiamo bisogno di persone dalla formazione ampia e profonda capaci di scegliere autonomamente per ribellarsi al tentativo in atto di omologazione e di imbarbarimento della società. Certo non tutti quelli che frequenteranno il liceo classico diventeranno: Umberto Eco, Gabriele D’Annunzio, Curzio Malaparte, Tommaso Landolfi, Mario Monicelli. Alessandro Baricco, Piero Angela , Primo Levi, Giulio Einaudi, Cesare Pavese, Gianni Agnelli, Giulio Andreotti, Alberto Moravia, Vittorio Gassma, Carlo Verdone, Pier Paolo Pasolini, Riccardo Bacchelli, Maurizio Costanzo, Antonello Venditti, Margherita Hack, Andrea Camilleri, Luigi Pirandello, Enrico Mentana, Diego della Valle,Giorgio Napolitano,Vittorio Sgarbi,Matteo Renzi, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, (la lista potrebbe andare avanti all’infinito) ma sicuramente il liceo Classico offre a tutti, gli strumenti per intraprendere percorsi di vita altrettanto entusiasmanti e creativi.
Scegìliere dunque il liceo classico non è quindi una decisione dettata dal tentativo di ingabbiare un futuro in una visione statica della vita, ma la strada da percorrere verso una meta il cui viaggio è conoscenza , realizzazione il cui obiettivo da raggiungere è fare ciò che altri non sono riusciti neanche ad immaginare. Gli studi classici sono il carburante che fa decollare le idee, che fa muovere i concetti, che concretizza le visioni. Il liceo classico checché se ne dica , rimane un classico……
Prof.ssa Manuela Di Naro


















