Notizie | Commenti | E-mail / 02:20
                    








Sicilia, Banche: diminuisce il credito alle imprese

Scritto da il 10 aprile 2012, alle 14:05 | archiviato in Canicattì eventi, Eventi, Finanza e dintorni, IN EVIDENZA. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

A febbraio, secondo i dati di Bankitalia, i prestiti alle imprese sono scesi dello 0,4 % e ciò nonostante una immissione di liquidità sul sistema bancario di circa € 270 miliardi.

Ma allora cosa impedisce alle banche di erogare credito alle imprese? La risposta? Da un lato il deterioramento dei principali indicatori economico-patrimoniali delle imprese stesse che rende difficile poterle finanziare. In altri termini, se le regole per l’accesso al credito si fondano sulla buona solvibilità delle imprese, cioè sulla loro capacità di far fronte ai pagamenti ed alle obbligazioni assunte allora si capisce perché il “cane” continua a mordersi la coda. Dall’altro lato sono le stesse imprese che, atteso il forte clima di incertezza che avvolge lo scenario economico, hanno ridotto la richiesta di finanza alle banche rinviando eventuali progetti di investimento a tempi migliori.

Non è facile uscire da questo impasse a meno che non si voglia prendere, una volta per tutte, coscienza della drammaticità della situazione nella quale ci troviamo ma senza perdere il giusto spirito combattivo di chi continua a credere che dalla crisi, con il tempo, si può uscire.

Partiamo dalla considerazione, positiva almeno questa, che oggi rispetto al passato, le imprese e le economie dalle stesse attivate rappresentano un bene da tutelare ad ogni costo specie in tempi di crisi come quello che stiamo vivendo.

A tal proposito, è stato raggiunto di recente tra l’ABI – Associazione Bancaria Italiana – rappresentativa di tutte le banche del nostro paese e le principali associazioni del mondo imprenditoriale e produttivo italiano, un accordo per nuove misure di aiuto alle imprese. In particolare l’accordo prevede tre interventi di carattere finanziario: sospensione delle rate di mutuo da pagare alle banche per 12 mesi, allungamento delle scadenze dei mutui e dei prestiti a breve termine per esigenze di cassa e concessione di finanziamenti da parte delle banche a quelle imprese che intendono rafforzare i propri mezzi patrimoniali. A queste misure avranno diritto tutte quelle imprese, piccole e medie, che al momento della presentazione della istanza si trovino tecnicamente “ in bonis”, cioè non abbiamo particolari problemi di insolvenza con la banca ma che prevedono di avere, nell’immediato futuro, difficoltà nel fare fronte agli impegni assunti.

A ciò si aggiunga la possibilità, offerta dalle leggi vigenti, di ottenere moratorie e accordi di sistemazione, sia in sede giudiziale che extra-giudiziale, per i debiti contratti da imprese che oggi si trovano in “crisi”, ma a condizione che la crisi dell’impresa sia temporanea cioè venga dimostrata “scientificamente” con un piano economico-finanziario che preveda il superamento della crisi nel breve-medio termine. Questo significa che mentre anni fa il sistema conosceva solo il bianco o il nero e, quindi, o si era solvibili o si falliva, oggi il clima normativo è decisamente cambiato e ciò nell’interesse di tutti. L’impresa in crisi può sperare di farcela con i giusti accorgimenti e le opportune soluzioni. Come dire, è stata introdotta la “sfumatura di grigio”.

Questo lo diciamo affinchè si smorzi, in qualche modo, quel clima di disperazione che ha caratterizzato queste ultime settimane culminato anche in gesti disperati ed eclatanti da parte di qualche imprenditore che non è più riuscito a vedere l’uscita dal tunnel.

Ma ora mi viene da chiedermi. Qualunque misura di aiuto si possa prevedere o utilizzare al fine di creare i giusti presupposti per ritornare a finanziare la ripresa economica e, quindi le imprese, può continuare ad essere affidata nella sua concreta esecuzione ad una classe dirigente sia essa finanziaria, politica o economica, che ha fatto della impunità e del delirio di onnipotenza, il modo più naturale di vivere?

Se è vero, com’è vero, che dietro ogni processo di profondo cambiamento e di cambio di rotta vi sono gli uomini, allora ritengo che siamo messi male. Ma per dirlo con le parole del filosofo Spinoza “ Non si piange sulla propria storia, si cambia rotta “.

Oggi al governo nazionale abbiamo, che lo si condivida o meno, un tecnico. Perché? Probabilmente perché la politica della non politica, cioè quella fatta da arricchimenti personali, da ruberie varie e dalle lobby di potere non ce l’ha fatta più a reggere il disastro che ha contribuito a causare. Quindi tra Ministri ai quali qualcuno compra una casa a loro insaputa o leader politici che con serena tranquillità utilizzano i rimborsi elettorali pagati da tutti noi per esigenze personali, possiamo dire che la politica, o meglio certo diffuso modo di fare politica, ha perso ogni credibilità?

Se alcune istituzioni finanziarie continuano ad avere al loro vertice soggetti che hanno fallito nella gestione, distruggendo ricchezza anziché crearla, se banche continuano ad essere amministrate come feudi personali dove la cosa importante è resistere ad ogni cambiamento perché non si è capaci di avviare percorsi che favoriscano il rilancio di azioni virtuose volte a creare i veri presupposti per finanziare le imprese, dove vogliamo arrivare?

Se la classe imprenditoriale non avvia percorsi atti ad invertire il ciclo economico con strategie di crescita che facendo tesoro degli eventuali errori del passato pongano oggi nuove condizioni per la conquista di nuovi mercati con aumento della redditività, cosa dovrebbero finanziare oggi le banche?

Bisogna dare maggiore finanza alle imprese e su questo non si può non essere d’accordo. La ripresa e la ricchezza passa da li. Ma sono fortemente convinto che se tutti insieme non lavoreremo per rimuovere le criticità di cui si è detto sopra, questa nuova finanza sulle imprese non arriverà mai.

Sono convinto che le idee sono chiare in tal senso, ma se le buone idee continueranno ad essere affidate a chi ha ampiamente dimostrato di non avere a cuore lo sviluppo della società noi vedremo con difficoltà l’uscita dal tunnel.

Quale soluzione allora? Condividere i processi di cambiamento tra gli attori dello sviluppo economico. Forse chi è deputato a deliberare fidi bancari per le imprese dovrebbe trascorrere una settimana in compagnia dell’imprenditore da finanziare al fine di percepirne le aspettative, le difficoltà, le ansie ed i problemi quotidiani che lo stesso vive per giungere, infine, a condividere il progetto da finanziare? Forse l’imprenditore, prima di chiedere un fido alla banca dovrebbe trascorrere una settimana con il bancario che dovrà fare l’istruttoria del fido allo scopo di comprendere i meccanismi, le regole, la logica che sottende la finanziabilità da parte della banca di un buon progetto imprenditoriale?

Forse una settimana è troppo? Non lo so, ma penso che il cambiamento passa da uomini “nuovi” quanto meno nelle idee, uomini che abbiamo il vero interesse a crescere e svilupparsi insieme ognuno nel rispettivo ruolo.

di Vincenzo Racalbuto



Loading...


   Clicca e Condividi su Facebook |

Clicca per consigliare questo articolo sulla ricerca Google



Invia per mail l'articolo o stampalo in PDF



14 Risposte per “Sicilia, Banche: diminuisce il credito alle imprese”

  1. Sergio ha detto:

    Come al solito molto chiaro ed istruttivo, ma sta volta credo che il miglior plauso è per la fotografia scelta. Mai come questa foto rispecchia il momento dell’accesso al credito. Sei grande non solo per quello che scrivi ma, principalmente, per come lo scrivi, per come scegli i temi e per come gli argomenti con chiarezza e, passami il termine, con classe.
    Continua così perchè sto imparando molto da quello che scrivi/dici in quanto per alcuni ciò che si scrive non sempre corrisponde a quello che si dice o si pensa, nel tuo caso, posso assicurare che corrisponde e come.

  2. giuseppe ha detto:

    Questo è l’andazzo di questo governo tecnico, di patrimoniale non si parla , le rendite finanziarie non si toccano, i 580 milardi dell’unione europea dati alle banche all’1 per cento e reunvestiti in titoli di stato con rendimento 7 e di questo nessuno ne parla.
    Perchè invece di foraggiare le banche questi soldi dell’unione europea non sono stati dati agli Stati che ne avevano dirtto, perchè le banche?
    Certo il credito alle imprese diminuisce , perchè rischiare, e poi si fallisce per mancanza di liquidità perchè lo Stato non paga i debiti con le imprese.
    Inosmma ci vuole una svolta forse bisognerebbe essere più realisti e far pagare chi più ha.

  3. Vincenzo Racalbuto ha detto:

    @SERGIO
    @GIUSEPPE
    Ringrazio Sergio per i suoi commenti che mi lusingano. Sono contento sopratutto del fatto che ritiene utile ed istruttivo ciò che scrivo. Io cerco di lanciare qualche “sassolino nello stagno” con due principali obiettivi ” conoscenza e presa di coscienza “. Vi ringrazio perchè alimentate un dibattito che mi appassiona. A giuseppe voglio dire che condivido sopratutto la seconda parte del suo ragionamento. I soldi dati alle banche servono a rafforzare il patrimonio delle stesse fortemente eroso dalla poderose perdite di valore registrate, in particolare, dal portafoglio di titoli pubblici detenuti dalle banche stesse a causa degli attacchi speculativi dei mesi scorsi con colpi messi a segno sopratutto per la debolezza del bilancio dello stato italiano . Ovviamente, se le banche non sottoscrivessero parte delle emissioni del debito pubblico lo stato difficilmente potrebbe rimborsare ai sottoscrittori i titoli in scadenza e, quindi, avere la successiva liquidità per mandare avanti la macchina stato. Ma per quanto riguarda il pagamento dei debiti alle imprese da parte dello stato è auspicabile, e se ne stà discutendo, che si trovi una soluzione per non soffocare le imprese private creditrici dello stato. Una soluzione in tal senso potrebbe essere quella di pagare parte del debito con titoli di stato da utilizzare poi come garanzia per ottenere prestiti bancari o, cosa più probabile, favorire la cessione dei crediti vantati dalle imprese verso lo stato alle banche le quali a loro volta, quali cessionarie, anticiperebbero le somme alle imprese riscontando i crediti stessi presso la Banca d’Italia. Ma al di là di tecnicismi, a Giuseppe voglio dire che sono daccordo sul fatto che oggi chi più ha deve contribuire per la gente che, suo malgrado, non ha. Ma ovviamente, come sostenuto da molti, non possiamo mettere nelle mani di questa classe politica i soldi o i contributi di solidarietà che dir si voglia, con il serio e fondato rischio che ne facciano l’uso che sappiamo e vediamo in questi giorni. Certo non è corretto fare di tutta l’erba un fascio ma ho la sensazione che il fascio stia diventando ogni giorno più corposo.

  4. parla da solo ha detto:

    Bisogna guardare in faccia la realtà e dirci le cose come stanno. E stanno male, malissimo. Quest’anno sono in scadenza 450 miliardi di euro di titoli pubblici. Un quarto è stato comprato in prevalenza dalle banche italiane grazie a parte del prestito di un miliardo di euro della BCE. Rimangono circa 330 miliardi da piazzare nel 2012 per non fallire. Le banche non prestano più soldi perché devono comprare il debito pubblico per evitare il default del Paese. Per questo non finanziano le imprese. Nel frattempo, come è ovvio, non possiamo creare nuovo debito da finanziare con l’emissione di altri titoli pubblici. E qui arriva la cura di Rigor Montis che tra le due strade possibili: tagliare i costi o aumentare le tasse ha scelto la seconda. Scelta inevitabile. Chi è dentro il Sistema non può riformare il Sistema. Quindi non sono nell’agenda del Governo il taglio delle Province, degli stipendi dei parlamentari, dei finanziamenti ai giornali e ai partiti, delle Grandi Opere Inutili (Gronda di Genova, Tav Val di Susa, EXPO 2015 di Milano, ecc.), dei cacciabombardieri americani, delle “missioni di pace” all’estero, della burocrazia. La manovra di 30 miliardi di dicembre 2011 si sta abbattendo con violenza sulla Nazione con la diminuzione degli stipendi da marzo e gli aumenti dell’elettricità, della benzina e dei generi di consumo. L’IMU e l’aumento dell’IVA aggraveranno la situazione. E siamo solo all’inizio.
    Le piccole e medie imprese e famiglie, stanno fallendo per la mancanza di liquidità. E’ una catena di Sant’Antonio. per un semplice motivo: non ha un euro in cassa. La Macchina Italia si sta fermando, chi produce ricchezza chiude la baracca, fallisce, si suicida o va all’estero. I disoccupati aumentano. Il tutto si traduce in una frenata mai vista della spesa e dell’economia. Siamo in recessione e per far ripartire il Paese l’unico obiettivo è rendere più facili i licenziamenti con la “ristrutturazione” dell’articolo 18. Per arrivare alla fine dell’anno Rigor Montis sarà costretto ad altre manovre recessive, ma non basteranno. Le rassicurazioni del trio Monti, Fornero e Passera hanno l’appeal di una colonscopia. Vis pacem, para bellum. Prepariamoci al peggio.

  5. CATIA ha detto:

    Il Signoraggio è l’insieme del reddito e del potere che derivano dal detenere la Sovranità Monetaria, ovvero il potere di emettere e gestire i soldi.

    La Sovranità Monetaria è oggi detenuta dalle Banche.

    Le Banche creano i soldi dalle promesse di pagamento che ricevono, a costo zero, e li prestano chiedendo la restituzione del capitale più gli interessi.

    Aldilà dei problemi etici e legali che derivano dal fatto che un soggetto (la Collettività) si debba indebitare per ottenere un qualcosa che dovrebbe appartenergli di diritto, vi è un qualcosa di innegabile: attualmente le banche emettono “TOT” (soldi) ma chiedono indietro “TOT + INTERESSI”. Interessi che non sono stati mai emessi. Il meccanismo genera un circolo vizioso di indebitamento, aumento della pressione fiscale e conseguente aumento dei prezzi e calo del benessere.

    L’attuale Sistema Monetario, per via di questo circolo vizioso su cui è basato, vincola la crescita economica alla crescita del debito. Rendendo impossibile, in assenza di debito, emettere la moneta necessaria agli scambi commerciali e quindi al buon funzionamento dell’economia. Questo meccanismo è alla base dei periodi di “crisi economica” che periodicamente sperimentiamo.

    Per questo motivo si può metaforicamente affermare che i politici sono i camerieri dei banchieri.

    La soluzione al problema potrà realizzarsi solo gradualmente quando gli ambienti accademici smetteranno di presentare il sistema attuale come “migliore o comunque unico possibile” e cercheranno valide alternative. Questo processo virtuoso può essere innescato solo dal diffondersi di quella consapevolezza che in molti, per ragioni di interesse, cercano di ostacolare

  6. autonomista deluso ha detto:

    la verità è che tutti i politici, nessuno escluso, ci stanno portando alla carestia, mentre loro si arricchiscono a dismisura.
    si è parlato di abbassamento dei loro stipendi (anche se lievemente), ma il vero problema non è questo, ma tutto il resto che ruota attorno con incarichi e presidenze varie!!!!

  7. zanzara ha detto:

    Percorso:ANSA.it > Economia > News

    Mps: Consob, Fondazione al 37,5%

    Venduta di recente parte delle quote per ripagare banche
    11 aprile, 17:21

    (ANSA) – MILANO, 11 APR – La Fondazione Mps e’ al 37,5 per cento del capitale di Banca Mps. L’ente senese ha aggiornato la Consob (lo scorso 30 aprile) sulla percentuale posseduta in banca Montepaschi, alla luce della recente vendita di una parte delle quote, necessaria per ripagare le banche creditrici.

    Una delle Banche , che si e mangiata Canicatti’.

  8. zanzara ha detto:

    Monti vende le riserve auree senza consultare il parlamento: ma l’oro è degli italiani o della Banca d’Italia?
    La Grecia è in svendita mentre ho letto in un articolo di Bottarelli che Monti vende l’oro italiano. Cosa sta succedendo?

    Da un articolo di Mauro Bottarelli si legge:
    “Si vendono l’oro e senza dire niente ai cittadini! Dov’è finito quell’oro: venduto ai russi o ai cinesi, avidi compratori di riserve auree in questo momento? Oppure è andato in pegno alla Bce come collaterale di qualcosa, su richiesta della Bundesbank sempre più terrorizzata dalle perdite potenziale del programma Target 2?
    Una cosa è certa, l’operazione non nasce dall’emergenza. Lo scorso novembre, infatti, fecero scalpore per qualche ora le dichiarazioni del presidente della Commissione parlamentare per l’Europa del Parlamento tedesco, Gunther Krichbaum, in un’intervista al quotidiano “Rheinischen Post”: per ridurre il debito pubblico, l’Italia deve mettere in vendita una parte delle riserve auree.”

  9. massimo ha detto:

    Condivido la sua analisi e credo come lei che le domande che si sono poste nell’articolo sono alla base per poter invertire la rotta attuale.

    Di sicuro non si potrà pensare che il solo fornire finanziamenti alle imprese (sia da parte delle banche sia a mezzo dello stato come ipotizzato anche nelle risposte ad alcuni interventi) sia l’unico driver per il rilancio dell’economia.

    Ritengo fondamentale anche, affinchè un ottimo business-plan diventi una durevole e solida azione imprenditoriale, la presenza di efficienti infrastrutture sociali, funzionali ed economiche. In tal senso, a livello nazionale, le “grandi opere” citate da “PARLA DA SOLO” (EXPO, TAV etc) secondo me potranno invece essere un viatico per attrarre nuovi capitali (soprattutto dai paesi emergenti).

    Volendo restringere poi il campo di osservazione a livello locale e riallacciandomi ad altri articoli di questa rubrica, che seguo con piacere, credo sia fondamentale che la politica locale e gli imprenditori locali comprendano al più presto che se tutte o quasi le filiere produttive locali stanno arenandosi o subendo in maniera così marcata la crisi è dovuto anche al fatto che il ns. territorio, caratterizzato dalla presenza di carenti infrastrutture, non riesce ad agganciare o mettersi in contatto diretto con quei mercati più performanti che la crisi la stanno subendo meno.

    Gli imprenditori che stanno subendo meno la crisi, ce ne sono, sono quelli che sono riusciti ad uscire dalla stringente realtà locale ed hanno esteso le loro fonti di approvvigionamento o i loro mercati di riferimento al di fuori delle realtà battute da tutti gli altri concorrenti. I canali di contatto con queste realtà le hanno trovate da soli e sostengono i contatti commerciali a loro spese. Ritengo che intervenire in questo ambito “riducendo le distanze” possa essere un motore di rilancio.

    A questo punto, se la tesi è condivisa, propongo un altra domanda: quali infrastrutture locali si dovrebbero valorizzare per poter favorire il rilancio dell’economia?…riflettendoci non è la domanda che dovrebbe farsi la politica locale ogni giorno!?!?!?!?!………

    P.S.: scendendo con i piedi per terra assistiamo ad uno scenario locale, ben rappresentato dai forum di questo sito internet, a dir poco desolante: decoro urbano messo a dura prova da randagismo o scarsa viabilità, accuse reciproche fra esponenti della amministrazione comunale, recenti interventi della forza pubblica che confermano il controllo della malavita di parte dell’economia locale etc etc etc.

    @ ZANZARA
    prima di divulgare notizie false opportuno andare sempre alla fonte:

    Il calo delle riserve auree della Banca d’Italia di poco meno di 6 miliardi registrata nell’ultimo dal Bollettino Statistico è dovuto interamente alla variazione del prezzo dell’oro. E’ quanto spiegano fonti della Banca d’Italia in merito a notizia di stampa. Le fonti fanno osservare che “il dato si riferisce alla variazione del valore dell’oro fra il 29 febbraio e il 31 marzo 2012 e che tale diminuzione è perciò interamente da attribuire al movimento di prezzo dell’oro contro euro, che è passato da circa 1.319 euro/oncia il 29 febbraio a 1.245 euro/oncia il 31 marzo”.
    Inoltre, sottolineano le stesse fonti, “operazioni che dispongano un utilizzo delle riserve a garanzia collaterale dei prestiti della Bce o altre operazioni dispositive sulle riserve auree non sono mai state prese in considerazione, né tantomeno effettuate” (Fonte Ansa)
    @ ZANZARA
    se ritieni che una banca di livello nazionale possa influire negativamente su Canicattì (e per quale motivo poi, visto che le stesse fanno più utili quando l’economia gira piuttosto che quando non gira) non oso pensare cosa ne pensi delle banche locali………….io penso invece, come da articolo soprastante, che le banche …. tutte, se ben gestite, … possano essere uno strumento di sviluppo…una di quelle infrastrutture (economiche nello specifico) in grado di rilanciare l’economia.

  10. massimo ha detto:

    @catia

    ma tu alle 6.30 del mattino per postare il tuo delirante intervento … che ti sei fatta?

    ;-))))

    scherzi a parte …. interessante tesi, mentre ci rifletto chiedo al moderatore di dire la sua….

  11. massimo ha detto:

    @catia

    …adesso ho capito….beppe grillo l’aveva già detto per filo e per segno nel lontano 2005…molto prima che la crisi più devastante che il mondo ricordi mescolasse un po’ le carte in gioco … dimostrando peraltro quanto di tossico c’è in ogni ambito dell’attuale vita umana (è sempre una citazione … un po’ + attuale ….)

  12. Vincenzo Racalbuto ha detto:

    @PARLA DA SOLO
    @ MASSIMO
    @CATIA
    @ZANZARA
    @ AUTONOMISTA DELUSO
    Consentitemi, innanzi tutto, di comunicarvi la mia grande gioia nel leggere i vostri interventi in questa rubrica. L’obiettivo è centrato. C’è gente come voi che ha passione, la passione del dire, la passione dell’esserci, la passione di chi non si rassegna. Possiamo anche avere punti di vista diversi, o postare soluzioni differenti…..ma ci siamo e dovranno sentirci. E’ vero, la situazione economica del nostro paese è drammatica, abbiamo dinanzi a noi un periodo niente affatto facile. E allora? Allora bisogna restare lucidi, ove possibile calmi e cominciare a ragionare. Noi viviamo in un paese che ha un potenziale di idee, una classe imprenditoriale ed una qualità di produzione di altissimo livello (ve lo dico perchè lo constato nella mia esperienza quotidiana). Ma non possiamo continuare far finta di niente mentre le famiglie e le imprese vivono in una situazione di assoluta precarietà. Dobbiamo lavorare per far prendere coscienza ai più auspicando il coinvolgimento serio e coscienzioso di molte persone che possono e debbono dare un contributo di idee e di progetto.
    Possiamo continuare a permetterci rappresentati politici che hanno, in larga misura fallito, ma restano in sella grazie al perseverante sfruttamento del bisogno della povera gente e di tanti giovani precarizzati ad arte? Possiamo continuare a parlare di sviluppo del territorio e programmazione finanziaria per la realizzazione di infrastrutture indispensabili al rilancio economico se chi potrebbe essere volano per l’economia si preoccupa solo di “raccattare” consenso per continuare a rappresentare enti o istituzioni del territorio in forza di “deleghe” in bianco? Forse un tempo questo poteva essere tollerato ma oggi non ce lo possiamo più permettere. Allora grazie ancora per la Vostra presenza, continueremo da questa testata o da altro posto ad incalzare chiunque in questa comunità ha responsabilità politiche o economiche.

  13. zanzara ha detto:

    PRO -@CATIA

    Jp Morgan non risolleva le banche e il Ftse MibDi Annalisa Vilardo

    I future sui listini azionari americani continuano a scambiare in territorio negativo dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali di Jp Morgan Chase. Sul premercato le azioni della compagnia guadagnano lo 0,71%. Il derivato sul Dow Jones cede lo 0,22% e quello sullo S&P 500 lo 0,25%. I risultati positivi di Jp Morgan non riescono a far tornare in positivo neanche i bancari europei (lo stoxx del comparto perde l’1,06%) e quelli di piazza Affari.

    Il Ftse Mib perde al momento l’1,30% a 14.676 punti, appesantito soprattutto dalle banche. Forti vendite su Bper (-3,79%), Bpm (-3,79%), Banco Popolare (-4,06%), Ubi Banca (-3,37%), Unicredit (-3,1%), Mps (-2,72%), Intesa Sanpaolo (-3,03%) e Mediobanca (-2,32%).

    JPMorgan Chase ha chiuso il primo trimestre con un utile di 5,38 miliardi di dollari, in calo del 3,1% rispetto ai 5,56 miliardi di dollari dell’analogo periodo nello scorso anno, pari a un utile per azione di 1,31 dollari, in rialzo dagli 1,28 dollari dello scorso anno.

    L’ultimo trimestre include una perdita netta per azione di 0,08 dollari scaturita dalle spese di contenzioso e da modifiche nel valore del debito della banca. Gli analisti stimavano utili per azione di 1,18 dollari esclusi gli oneri relativi al debito. I ricavi del gruppo sono aumentati nel primo trimestre del 6,3% a 27,42 miliardi di dollari battendo le attese degli analisti di 24,68 miliardi di dollari.

    Sugli utili del primo trimestre hanno pesato le spese legali e gli oneri relativi al debito che hanno offuscato un sorprendente aumento dei ricavi. I risultati del colosso bancario danno il via alla stagione delle trimestrali delle banche statunitensi, offrendo agli investitori un primo sguardo su un trimestre che dovrebbe mostrare dei miglioramenti nelle maggiori istituzioni finanziarie del Paese dopo una chiusura negativa del 2011.

    Il ramo di investment banking di Jp Morgan ha riportato un utile di 1,68 miliardi di dollari, in calo del 29% dall’analogo periodo dello scorso anno ma pari a oltre il doppio di quanto registrato nel quarto trimestre. La divisione di retail services ha riportato un utile di 1,75 miliardi di dollari, a fronte di un rosso di 399 milioni di dollari nell’anno precedente e di un utile di 533 milioni di dollari nel quarto trimestre.

    Complessivamente gli accantonamenti da perdite su credito della banca ammontano a 726 milioni di dollari, in calo rispetto agli 1,17 miliardi di dollari dello scorso anno e inferiori ai 2,18 miliardi di dollari accantonati nel quarto trimestre. Il titolo dopo la pubblicazione dei dati avanzava del 2,5% nel premercato.

    Per un analista il sentiment degli operatori risente del calo del Pil della Cina a livello internazionale, mentre sul fronte interno pesano i timori che le manovre del Governo possano inibire la crescita del Paese.

    Intanto sul fronte europeo il Parlamento portoghese ha ratificato il Fiscal Compact, il nuovo trattato che impone regole più severe sul deficit e sul debito per i Paesi aderenti. Il primo ministro portoghese Pedro Passos Coelho spera di dimostrare all’Unione europea che il Paese, al momento sotto un piano di aiuti da 78 miliardi di euro, è fortemente impegnato sul controllo dei conti pubblici.

    La Grecia ha già ratificato il documento, a cui nell’Unione europea solo Repubblica Ceca e Gran Bretagna hanno negato il loro appoggio, il 28 marzo scorso.

    FONTE FINANZA ONLINE 13.04.2012

  14. Ultimissima ha detto:

    Nella riforma finanziaria olandese i banchieri devono giurare di mettere gli interessi dei clienti al primo posto

    di Vittorio Da Rold
    Cronologia articolo15 aprile 2012Commenti (1)
    In questo articolo

    Il ministro delle Finanze olandese, Jan Kees de Jager (Reuters)
    In Olanda si cambia pagina sul sistema finanziario.
    di Vittorio Da Rold – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/FwDxP

Lascia un commento

Tutti gli utenti possono manifestare il proprio pensiero nelle varie sezioni della testata CanicattiWeb.com.
Ferma restando la piena libertà di ognuno di esprimere la propria opinione su fatti che possano interessare la collettività o sugli argomenti specifici da noi proposti, i contributi non dovranno in alcun caso essere in contrasto con norme di legge, con la morale corrente e con il buon gusto.
Ad esempio, i commenti e i nickname non dovranno contenere:
- espressioni volgari o scurrili
- offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale
- esaltazioni o istigazioni alla violenza o richiami a ideologie totalitarie punite dalla costituzione

I contributi che risulteranno in contrasto con i principi esposti non verranno pubblicati.
Si raccomanda di rispettare la netiquette.


Spazio Pubblicitario

Loading...




CanicattiWeb.com su Facebook

Sondaggio

Commenti recenti


Testata giornalistica online registrata presso il Tribunale di Milano n° 272 del 10/06/2009 - ISSN: 2035-6617 -
| Versione SPD | Supporto Tecnico e Hosting Bluermes Comunicazione Integrata