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l Vino, la letteratura e il buon cibo. A Casa Barbadoro, l’evento CVA della ripartenza

Scritto da il 29 settembre 2021, alle 06:50 | archiviato in Cucina, Enogastronomia di Sicilia, Photo Gallery. Puoi seguire ogni risposta attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o un trackback a questo articolo

È stata una formula vincente e accattivante, densa di fascino e vissuta in un luogo di bellezza straordinaria, quella proposta da CVA Canicattì con il Parco della Valle dei Templi di Agrigento, venerdì sera, a Casa Barbadoro. Si è celebrato il vino, certamente, ma in maniera insolita e divertente, scardinando ogni tecnicismo e con un messaggio essenziale quanto potente e suggestivo: l’autenticità è la chiave di tutto. Anche, e soprattutto, del futuro.

Idee chiare che si sono materializzate plasticamente già nella scelta della location di Casa Barbadoro, con i suoi tufi giallo-ocra, le antiche piante di contorno e, più su, la sagoma del Tempio della Concordia. Che dire di più. Neanche a teatro, avrebbero potuto immaginare quinte così perfette, degne di una prima lungamente attesa. Infatti, per certi versi, è stato anche il debutto di tre nuovi vini CVA, la cantina di Canicattì che – come ha sottolineato, Nino Aiello, giornalista eno-gastronomo di lunga pratica e curatore storico di Guide blasonate – sono giunti a noi perché figli di una scelta di fondo, più che strategica essenziale: puntare tutto sulla qualità, restando fedeli ai valori viticoli ed enologici del territorio.

Una consapevolezza che ha sempre distinto l’esperienza produttiva di CVA Canicattì, portata avanti con più impegno almeno da tre lustri e che ha il suo fulcro nelle persone, a partire dai 300 e poco più soci vignaioli che, guidati daGiovanni Greco, presidente di CVA, hanno condiviso e reso possibile la navigazione su questa rotta. Oggi CVA è un bel veliero e il nocchiero, almeno per il risultato enologico raggiunto, è Tonino Guzzo – figura di primissimo piano dell’enologia della Sicilia e non solo – che, in un gioco di rimbalzo con Nino Aiello, ha sapientemente co-condotto l’intera esperienza eno-culturale e gastronoma di Casa Barbadoro.

Tre vini bianchi e tre vini rossi, in un crescendo di emozioni scaturite da assaggi, accostamenti, ricordi e riflessioni che, fluide, hanno pervaso l’atmosfera di una serata davvero particolare.  Ad ogni vino presentato alla platea degli ospiti, una proposta gastronomica realizzata da Fabio Gulotta del ristorante Terracotta, partner di CVA nell’esecuzione di uno spartito di note olfattive e di gusto che hanno catturato sensi e prodotto “nuova memoria sensitiva”.

Non meno accattivante e piacevole è stato il ruolo di Massimo Brucato – artista, letterato e gastronomo – che in un rincorrersi di letture, suoni e canti, ha restituito appieno il valore dell’arte e della parola arguta e di praticata eloquenza, per commentare di vino e di sapori e storie che hanno fatto la differenza. Una serata riuscitissima che ha raggiunto il cuore e la mente di tutti, quando a parlare, è stato Felice Cavallaro, firma storica del Corriere e direttore di quella Strada degli scrittori in una Sicilia della letteratura del ‘900 che, da Caltanissetta ad Agrigento, ha sancito un primato nella letteratura italiana e mondiale. Un patrimonio immateriale che non può prescindere dal vissuto di questi territori emblematici perché eterni.

Giornalisti, operatori della ristorazione e diversi rappresentanti del sistema vino della Sicilia e della provincia di Agrigento hanno risposto alla chiamata di CVA, tra cui il Presidente della Strada del Vino e dei Sapori Luigi Bonsignore e l’enologo e dirigente IRVO Gianni Giardina.

Per la cronaca di dettaglio ecco i vini che sono andati in scena, venerdì 24 settembre, a casa Barbadoro.

Arcifà, vendemmia 2020, l’esordio di un Catarratto in purezza, intenso ed elegante che già nel nome rievoca la poetica pirandelliana. Un vino sorprendente, vibrante, un fuoriclasse tra le migliori espressioni di questo vitigno in forte ascesa, insieme ad un altro vitigno bianco della tradizione, il Grillo che, con il pluripremiato Fileno – è stata degustata l’annata 2020 – ha confermato tutto l’appeal di questo vino manifesto per la CVA, per fedeltà alle caratteristiche gusto-olfattive proprie di questo vitigno. Con 1934 (annata 2019), anche questo è un debutto, si è goduto “il matrimonio d’amore” tra Grillo e Chardonnay, con una fermentazione in legno per questo secondo vitigno e una sosta sui lieviti di circa 8 mesi. Un vino straordinario per complessità gusto olfattiva, elegante, capace di evolversi e di durare nel tempo. Davvero il vertice della piramide della qualità di CVA, almeno sui bianchi. Un vino archetipo, anch’esso dedicato all’estro e al genio creativo di Luigi Pirandello.  La degustazione è proseguita con i vini rossi della cantina agrigentina, simbolo di qualità enologica che dura nel tempo; Calìo Frappato 2020, rosso giovane dal gusto fresco e leggero (novità 2021), con una piacevolezza ed armonia dei tannini davvero centrati. Poi è toccato al Centuno – vendemmia 2018un Nero d’Avola moderno, dai grandi profumi e di persistenza al palato sorprendente. infine, Diodoros – vendemmia 2016 – il Vino della Valle dei Templi, nato da vigneti coltivati ai piedi del tempio di Giunone da uve di Nero d’Avola, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio.  Il vino con cui CVA ha suggellato l’accordo produttivo con l’Ente Parco della Valle dei Templi di Agrigento e che costituisce una bandiera delle produzioni di nicchia di questo storico territorio della campagna siciliana.

Una serata di grande fascino per tutti noi, anche per l’accoglienza avuta dei nostri vini e per la formula scelta, ben orchestrata da Nino Aiello, un grande professionista e persona attenta ai valori culturali e sociali che ci hanno sempre guidato. La storia di CVA – ha spiegato Giovanni Greco, Presidente dell’azienda – non è solo un sogno realizzato – quello di 25 piccoli contadini sfardati che, nel 1969, seppero unirsi – ma la sua proiezione sul futuro, per le nuove generazioni che già sono in campo e per quelle che verranno. Questo è il nostro compito. Ringrazio il Direttore del Parco, l’Arch.Roberto Sciarratta che ha aperto questo luogo speciale e bellissimo, Casa Barbadoro, a noi e ai nostri ospiti, condividendo una progettualità ed una sinergia che può contribuire a generare una nuova dimensione per le attività di valorizzazione del tessuto produttivo e culturale che investe nella Valle dei Templi e sul suo straordinario patrimonio. Sappia che noi di CVA siamo al suo fianco”.



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